Sulla rotta dei delfini

- di a cura del Centro ricerca cetacei

Le ricognizioni nel mediterraneo a bordo di barche dotate di specifici strumenti di rilevazione. Un progetto avviato dal 2004.
Il santuario dei cetacei dalla sardegna alla francia. in navigazione con la "altair" al largo delle coste campane. la speciale intelligenza dei delfini e il loro particolare concetto dello spazio. il diverso sviluppo dei sensi e il sorprendente metodo di comunicazione. la vita sociale dei branchi e la difesa del territorio. sentimenti analoghi a quelli umani.

Questa estate, "Altair", la barca a vela del Centro ricerca cetacei, si trovava al largo delle coste campane. Il dehler 37 di 12 metri, con a bordo ricercatori dotati di specifici strumenti di rilevazione, stava solcando le acque a poche miglia dalle spiagge, seguendo le tappe di un affascinante percorso: la rotta dei delfini. Lo scopo era raccogliere il maggior numero di informazioni possibile su delfini e balene che popolano il Mediterraneo.
L'iniziativa nasce dalla necessità di realizzare un database (CEB, Banca dati europea dei cetacei) continuamente aggiornato sui cetacei. Avviato nel 2004, il progetto dalla durata illimitata prevede un periodo di attività nei mari italiani per poi espandersi a tutto il bacino Mediterraneo. I dati, che saranno messi a disposizione del pubblico di scienziati e appassionati, forniranno notizie utili sul riconoscimento degli individui, la consistenza e la distribuzione dei gruppi, gli aspetti comportamentali, l'analisi dei fattori di rischio.
A bordo, i ricercatori in collaborazione con studenti di diverse università, oltre alla raccolta dati svolgono studi comportamentali. L'attività è svolta grazie al supporto e al sostegno dello sponsor principale Suntek e dello sponsor Evinrude E-Tec.
Il delfino è uno degli animali più intelligenti del pianeta. Capace di sviluppare una società articolata e avanzata, le cui fondamenta sono l'apprendimento, la collaborazione fra individui e soprattutto un comportamento altruistico. I delfini sono in grado di imitare, prevedere, memorizzare ed elaborare un grande numero di informazioni. Sono dotati di uno dei sistemi di comunicazione e di orientamento fra i più sofisticati nel regno animale. Eppure le informazioni di cui disponiamo sono poche e i dati sul loro comportamento e la struttura sociale sono difficili da accedere, specie per quanto concerne l'area mediterranea.
È indubbio che vi siano difficoltà oggettive quando si studia un animale che trascorre in superficie soltanto una piccola parte del suo tempo. I delfini infatti sono mammiferi e per respirare hanno bisogno di salire in superficie. Ma è altrettanto indubbio che le informazioni di cui disponiamo sono spesso a disposizione di pochi centri e di difficile interpretazione per il pubblico. Il carattere innovativo della CEB, fondata e curata dal Centro ricerca cetacei, è proprio quello di semplificare l'accesso alle informazioni e renderle disponibili a tutto il pubblico di studiosi e appassionati, fornendo loro un nuovo stimolo per avviare studi a tutto campo. Questo orientamento delle nuove generazioni di ricercatori, l'età media al Centro ricerca cetacei si attesta intorno ai 30 anni, sta gradualmente coinvolgendo gli studiosi provenienti da diversi settori, dall'etologia fino alla psicologia.
Per avvicinarsi a questo fenomeno e ai nuovi orientamenti di ricerca, presentiamo un nuovo studio sulla percezione spaziale dei cetacei. Occorre innanzitutto comprendere il concetto di spazio, che per i delfini è diverso dal nostro. Essi infatti hanno una percezione fisica dello spazio più completa della nostra perchè sono in grado di spostarsi con facilità nelle tre dimensioni (pensate alla difficoltà e allo sforzo che richiede per noi lo spostamento in verticale): mentre la mente umana è abituata a percepire gli spostamenti nello spazio come un piano, i delfini vivono lo spazio come un volume. Tutto ciò ha comportato un diverso sviluppo dei sensi e l'elaborazione di un sofisticatissimo sistema di ecolocalizzazione, studiato in particolare negli anni '90 da Caldwell.
La produzione di "click" ad alta frequenza che, attraverso il melone (il tipico rigonfiamento della fronte), si diffondono nell'ambiente acquatico circostante, permettono ai tursiopi di identificare qualsiasi oggetto anche a notevole distanza, ad esempio una monetina fino a 80 metri e un banco di piccoli pesci ad oltre cento metri. Le onde sonore rimbalzano sugli oggetti e ritornano al tursiope sotto forma di eco, amplificata dalle vibrazioni della mandibola inferiore, che poi le trasmette all'orecchio.
L'adattamento a un nuovo spazio ha inoltre comportato lo sviluppo di un nuovo metodo di comunicazione, piuttosto avanzato. Le corde vocali sono state sostituite da sacche collegate con le narici, ove l'aria viene compressa per produrre fischi e scricchiolii.
Vengono così prodotti dei veri e propri fischi-firma, password di accesso che permettono agli altri membri del gruppo di riconoscere i singoli individui. Se a questo aggiungiamo un linguaggio corporeo fatto di strusciamenti, contatti, tonfi e salti fuori dall'acqua con diverse modalità, come ad esempio schiaffi delle pinne pettorali o caudale, riconosciamo una sintassi in grado di organizzare la vita sociale in un ambiente vasto come l'oceano.
Anche nella vita sociale e nell'interazione dei gruppi si registra una percezione molto marcata dello spazio. I gruppi infatti individuano una determinata zona, prevalentemente costiera, sulla quale esercitano una sorta di possesso. E qui, se da un lato è vero che possiamo osservare comportamenti con forti analogie con quelli umani basati sull'altruismo e l'amicizia, d'altro canto, nei confronti dei gruppi esterni a questo spazio, si possono osservare atteggiamenti di difesa, aggressività e possesso ancora una volta analoghi ai nostri.
I gruppi residenti, solitamente fra 20 e 30 individui, riconoscono i gruppi estranei e adottano un comportamento di difesa "scortandoli" ai confini del proprio territorio. I tentativi d'intrusione inducono i residenti ad atteggiamenti di minaccia quali il ripetuto schioccare della mascella fino a vere e proprie aggressioni come morsi, colpi di coda e colpi di rostro.
I rapporti all'interno del gruppo tuttavia sono basati su due caratteristiche decisive che contraddistinguono i delfini: la curiosità e la capacità di imitazione. Sono questi due elementi che permettono lo sviluppo di una società complessa e articolata. "Il comportamento altruistico sembra funzionare indipendentemente dal grado di parentela ed essere mediato dall'apprendimento, lo stesso che molti ritengono sia alla base della società umana", affermano Connor e Norris. E allora ecco comportamenti come l'aiuto di un compagno in difficoltà sospingendolo in superficie per respirare o accorrendo al richiamo d'aiuto; il delfino "zia" che assiste la femmina durante il parto; la creazione di strategie cooperative per la caccia; la collaborazione durante il riposo nell'impiegare le capacità sensoriali di tutti per captare i pericoli.
I gruppi più numerosi sono costituiti da femmine e piccoli. Questi ultimi, se sono femmine restano nel gruppo di appartenenza, altrimenti i maschi, una volta raggiunta la maturità, si allontanano e si uniscono ad altri maschi in età riproduttiva. I maschi dominanti spesso si distinguono dal gruppo e conducono vita solitaria.
Tuttavia sono state rilevate notevoli differenze fra i delfini studiati in cattività e quelli liberi. Questi ultimi hanno una struttura gerarchica in cui il maschio dominante non è duraturo ma viene scelto in base alla situazione contingente. La coppia non è stabile e i rapporti sessuali si svolgono tutto l'anno ed hanno una funzione non solo riproduttiva ma anche sociale. L'unico rapporto stabile è quello fra madre e figlio, la cui durata supera l'anno e mezzo.
La percezione dello spazio disponibile su tre dimensioni è alla base di un sofisticato sistema di comunicazione fra individui, che probabilmente permette loro di interpretare velocemente emozioni, stati d'animo e situazioni avvalendosi insieme dei fischi ma soprattutto di una serie molto articolata di modalità corporee.
Proprio queste ultime si ritiene abbiano permesso ai cetacei di sviluppare un'intelligenza estremamente acuta, una capacità di relazioni sociali avanzate e la capacità di riconoscere e interpretare velocemente anche il comportamento dell'uomo.
Da qui partono nuovi studi sull'uso dello spazio per comunicare e sviluppare l'interazione sociale.
Le nuove frontiere della ricerca, soprattutto per quanto concerne il comportamento, la comunicazione e le relazioni di gruppo, trovano nel Mediterraneo un bacino ideale, proprio perchè sufficientemente ampio ma ben delimitato e densamente popolato. Un luogo ideale per studiare uno degli animali più affascinanti e simbolo di valori positivi: l'assenza di diffidenza, la curiosità e la voglia di comunicare.

LA SPECIE DEL MEDITERRANEO
Nel Mediterraneo i delfini regolarmente presenti sono il Tursiope (Tursiops truncatus), la Stenella (Stenella coeruleoalba), il Globicefalo (Globicephala melas), il Grampo (Grampus griseus), lo Steno (Steno bredanensis).
Contrariamente a ciò che si pensa il Delfino comune (Delphinus delphis) è il più raro da avvistare. A proteggere queste specie ci pensa la più grande area marina protetta del Mediterraneo, il Santuario dei Cetacei, che si estende dalla Sardegna alla Francia e al confine tosco-laziale.

IL CENTRO RICERCHE CETACEI
Il Centro ricerca cetacei è fondatore e curatore dei progetti della Banca dati europea dei cetacei e Argonautica. Il Centro opera indipendentemente avvalendosi di barche a vela e gommoni ed è attivo in mare 12 mesi l'anno.
Ogni anno nuove aziende private sostengono come sponsor le iniziative del Centro.
Il Centro collabora con radio, televisioni e quotidiani. Chiunque può partecipare, imbarcandosi sulle barche a vela, contattando il Centro oppure Sailexperience.com.
www.centroricercacetacei.org
info@centroricercacetacei.org
Infotel 333 2940107
Le iniziative 2006 del Centro ricerca cetacei sono sostenute da Suntek
www.suntek.it
info@suntek.it / info@suntek-bergamo.it
Evinrude E-Tec
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Sailexperience
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