Sulle tracce di un cavaliere antico alla scoperta del borgo dell'amicizia

- di Claudia Forlani

Viaggio nella campagna sannita, tra le suggestioni dell'acquedotto vanvitelliano, delle tre cime del Taburno e della valle Telesina, sui tracciati millenari dell'Appia sino alla sorpresa di Torello.

Una quintana fra cinque contrade e il gioiello delle Case Gialle, l'ospitale albergo-focolare nato dalla leggenda del cavaliere: edificare un sogno vicino a un ruscello e a un vecchio mulino. Come il sogno è diventato realtà. Una piscina tra gli ulivi.

"Egr. signor cavaliere, et poi le predicte cose, quilli che a cavallo ha jocato al hasto overo armigiato, se vorrà, corra a la quintana, la quale lu dicto camorlingho la faccia fare como le altre sopradicte cose, la quale se ponga et ficcase in ne lu dicto arengho". In parole semplici: "Vossignoria è invitata dal 6 al 13 luglio alla Quintana storica della città di Melizzano, manifestazione "senza frontiere" che unisce divertimento, cultura e degustazione di prodotti locali, accompagnati dall' "olio buono e dal vino migliore", tipici prodotti delle colline ai piedi del Monte Taburno, vera perla del Sannio".
I cavalieri sono pregati di indossare armature leggere, cimieri e gualdrappe briose, "et astenersi dal recar falconi, falchi e nibbi che al corvo imperiale, vera rarità locale, danno noia".
Onorato dell'invito della cittadina - pochi metri quadrati appena di giostre e leggende - il cavaliere non può sottrarsi al richiamo della storia che rivive nella "quintana", la giostra di origine medioevale durante la quale, armati di lancia, i cavalieri delle 5 contrade corrono a cavallo per abbattere una sagoma raffigurante il Saracino.
Il cavaliere si immerge nel verde brillante della campagne sannita, fino ai maestosi ponti dell'acquedotto vanvitelliano che imbriglia le acque del Fizzo conducendole ad alimentare le scenografiche cascate della Reggia di Caserta. Prima di tutto lo colpisce il profilo dei tre monti del massiccio del Taburno così morbido e femminile, e più di tutti il ventre piatto della valle Telesina sdraiata tra i fianchi larghi del Camposauro e il seno materno del Taburno. Da sempre la massiccia montagna è per i beneventani la "dormiente del Sannio" accarezzata nei dolci declivi dai pregiati vitigni a bacca nera dell'Aglianico. Come una donna bellissima sdraiata su una foresta di faggeti, cedui di castagno, macchie di roverella e di ulivo che più in su lasciano spazio al frassino, al carpino e all'acero.
Se ne innamorò per primo il mitico Diomede, fondatore di Benevento, al ritorno dalle fatiche di Troia a cui la vista della massiccia dormiente così distesa tra la Valle Telesina e quella Caudina appagò lo sguardo stanco di sangue e fiero di onori. Poi un sannita che vi stanziò il suo popolo guerriero, decisamente serio, orgoglioso, caparbio e risoluto al quale, più di ogni altra cosa, era cara la libertà combattendo con tutti i grandi del passato per difenderla strenuamente.
Nonostante tutto i Romani ebbero la meglio dopo la vittoria su Pirro nel 275 a.C. e nel Sannio disseminarono colonie (come Melae, appunto Melizzano) e grandi opere di collegamento con l'oriente come la Via Appia e la Traianea.
Ed è su quei tracciati millenari dell'Appia che il cavaliere senza macchia e senza paura giunge a Melizzano confessando la sua brama di abbattere, seppur nella rappresentazione goliardica della giostra, il nemico saracino che nell'XI secolo distrusse il guastaldo longobardo allora denominato Melassanu.
Dritto in sella e di gran carriera, in tempo per unirsi ai cavalieri delle cinque contrade e far scontare al Moro la sua colpa, ad ogni giro il cavaliere colpisce l'anello che via via si riduce sotto i rapidi colpi, fino a far scontare al Saracino lo scacco dei suoi antenati.
Vincitore, ebbro di onori e glorie, e smessi gli abiti da giostra, il cavaliere indossa un pratico farsetto che lo fa più bello dei Cesari, l'elmo libera riccioli scolpiti nell'oro e lo scudo svela mani impastate di nervi, eleganti come ballerine. Il tempo di una preghiera nella splendida Chiesa Madre custodita dall'amico don Michele e finalmente si sdraia ai piedi della "Dormiente". Sogna di fortezze e castelli senza mura di cinta in una delle stanze dello splendido castello di Melizzano, dimora dei principi Conca, poi di Bartolomeo Corsi, in seguito acquistato dalla famiglia Caracciolo. Degusta un Aglianico rosso rubino nella "tazza di melizzano" (VIII-VII sec a.C.), antichissimo reperto sannita ad ansa lunata destinata ad offerte votive.
Di gran carriera galoppa, poi, tra i festosi vigneti insediati a 250 metri che gradatamente scendono fino a valle dove scorrono le acque del Calore prossimo a confluire nel Volturno tra i colli dove la vite fu coltivata dagli Etruschi ancor prima dei Greci e dei Romani, decantata da Virgilio, Orazio e Marziale che della Campania Felix disse: "Haec iuga quam Nisae colleus plus Baccus amavit", vale a dire: "Bacco amò queste colline più delle colline di Nisa", la città della Tracia dove secondo la leggenda il dio nacque.
A briglie sciolte fino al "Malotiempo", piccolo rigagnolo singhiozzante tra i colli, in sella al destriero pezzato Durango.
Vi si immerge, appena dopo la piccola cascata e scopre un vecchio mulino ad acqua del 1200. Sarà la sua dimora. Da lì, la vista della "Dormiente" è ancora più bella. Ne cattura un profilo e suona l'adunata. Poi arma il fido gualdrappiere "Bertone" e l'immancabile compagno di ventura "Porchio".
La giovane brigata in livrea si lancia a galoppo lungo i vecchi percorsi dei tratturi, alla ricerca di vecchi tufi tra i ruderi degli antichi manieri per la novella impresa: edificare un sogno. Ed è tra il cedro, la canfora, la quercia e la ginestra che sorgeranno le Case Gialle - questo il nome del borgo - nato dal sogno di amore e di amicizia di un indimenticabile cavaliere per custodire per sempre il suo cuore nobile e cortese.
In quella zona di vini e giardini, di tradizioni storiche e di moderne fantasie imprenditoriali, oggi è la villa edificata dal sogno del cavaliere abbellita negli anni prediligendo i materiali del posto come il legno e la pietra.
Ed è qui che si rinnova il culto delle feste e delle giostre d'un tempo, con la stessa cura e dedizione con cui vi si applicavano allora principi letterati e grandi artisti del calibro di Leonardo Da Vinci, che per amici e potenti s'ingegnò a ideare macchine colossali, a disegnare costumi e a organizzare fuochi d'artificio per cortei celebrativi e nozze.
Lo splendido guscio della villa-focolare invaso da luce cristallina è giallo. La villa centrale ha conservato le linee dritte e la genuinità della vecchia masseria da cui ha preso vita. Sui lati, prati a vari livelli si snodano intorno al vecchio mulino, dalla cui vasca di raccolta, con lavori rispettosi dell'integrità dell'antica struttura originaria, si è ricavata una splendida piscina circolare distesa tra le foglie argentee degli ulivi e i nodi tormentati e scomposti dei tronchi.
Tra i porticati della villa e la nuova sala prospiciente il "Malotiempo" vi è una passeggiata costellata di ricordi, tra atmosfere solari e interludi romantici, fino ad arrivare alla cascata, costeggiando gli anfratti che si aprono nelle rocce a strati, silenziose testimoni di un tempo in cui erano letto del fiume che ha poi dato corso e spazio all' attuale rigagnolo, detto appunto "Malotiempo".
L'ingresso della villa conduce al portico e all'ampio scalone dal quale si accede ai piani superiori. All'interno si respira il senso di attesa per l'imminenza di un evento. Ovunque pareti della desiderata tonalità di giallo e pavimento di cotto antico chiaro su cui domina il grande camino in pietra tra le volte del soffitto dal quale pendono ancora i vecchi ganci per il macello.
In casa si vive un'atmosfera autentica fatta di oggetti e arredi che parlano di passioni, viaggi e sogni. Mobili sistemati in modo da invitare alla conversazione tra stampe e dipinti.
Accostamenti eleganti di oggetti cari alla memoria e d'uso quotidiano che, entrando, creano una sensazione familiare e intima quasi come se il cavaliere si fosse appena allontanato.

Sulle tracce di un cavaliere antico alla scoperta del borgo dell'amicizia