Indice
- Numero 9 - Maggio 2004
- L'Editoriale - Rose Rosse
- È maggio, il tempo delle vele
- Quando davanti via Caracciolo il "Tomahawk" andava nel vento con 220 metri quadrati di vele
- Tutte le battaglie capresi dell'Imperatore Costantino
- Il sindaco che consegna il Paradiso ad Anacapri
- Le rotte inquiete di Pablo Neruda
- Il pianista volante di Anacapri
- Avanti Savoia
- Il mostro degli oceani in livrea per l'acchiappanza sottomarina
- Non finisce mai lo champagne di Peppino Di Capri
- L'arcipelago delle cucine
- La signora di madreperla
- Le sette sorelle nel mare di giada
- L'antologia delle isole
- Saba, la piccola regina delle Antille olandesi
- Il vulcano sorto dal mare che ebbe tre nomi, due pretendenti, un re e sedici giorni di vita
- Cantano a bordo e non son napoletani
- Un cenacolo per stranieri con due eccezioni
- Esagerare divino est
- Il reporter dell'Isola
Tutte le battaglie capresi dell'Imperatore Costantino
- di Mimmo Carratelli
Difensore dell'autonomia di Capri contro gli enti sovracomunali. Trent'anni alla ribalta, sindaco in sei tornate finoal lungo impero degli ultimi 14 anni, Costantino Federico ricorda difficoltà e successi.
Un decisionista per convinzione: dice che la mediazione è un'arma spuntata.
Il sogno della centrale elettrica in una caverna mimetizzata e la conquista dell'acqua.
Le "guerre" perse o rinviate.
Non si staccherà mai dalla politica.
Cala il sipario su un impero. Costantino Federico, 59 anni, detto anche Federico Barbagrossa, per temperamento e barba folta, lascia. In Consiglio comunale dal 1975. Sindaco di Capri per tre legislature piene dal 1990 a oggi. La legge non ne ammette l'ennesima candidatura.
A galla da trent'anni, lei è nato proprio sindaco.
"La politica è nel mio DNA, è un'eredità familiare".
La prima esperienza.
"Nel 1979. Sindaco per sette giorni. Ci fu un ricorso pretestuoso di ineleggibilità. Misi io stesso all'ordine del giorno la questione. Votazione segreta. Uno della maggioranza volle provare il brivido del franco tiratore. Aveva due bigliettini: uno a favore, uno contro. Votò contro e mi buttarono fuori. Correttamente si dimisero tutti, maggioranza e opposizione, eccetto i presentatori del ricorso".
Seconda debacle.
"1980. Giochi di partiti e di correnti. La mia maggioranza resse solo due anni".
Terzo capitolo.
"1985. Ressi ancora per soli due anni".
Il trionfo.
"È venuto con l'elezione diretta del sindaco, non più affidata alle segreterie dei partiti. Tramontò il predominio dei tre moschettieri di Napoli Pomicino, De Lorenzo e Di Donato. Potei fare la mia strada senza interferenze, forte di tremila voti alla lista con puntuali riconferme successive".
Accusato d'essere arrogante e autoritario. Un dittatore.
"Un decisionista, semmai. Tutto quello che volevo fare l'ho fatto. Solo andando dritto per la mia strada, venivano i risultati. La melina, la mediazione non ha mai funzionato. O comandi o finisci in un ginepraio di compromessi e di non decisioni".
Una battaglia persa.
"Più di una. Quella per la gestione diretta della Certosa da parte del Comune. L'acquisizione di Palazzo Canale, l'assegnazione di una Casa da gioco a Capri, il controllo e la limitazione dei collegamenti marittimi, il terminal di Marina Piccola. Più che di battaglie perse, parlerei di partite sospese che potranno essere portate avanti da altri".
Lei è stato un picconatore.
"Piuttosto uno sfondatore. Usai la pala meccanica per sfondare l'ingresso dell'ex albergo Internazionale. Era il 1980. Espropriazione per farne un Centro congressi e sistemarci gli uffici comunali e 20 appartamenti per gli anziani di Capri".
Una battaglia cruenta.
"L'appropriazione da parte del Comune del porto turistico. Le imprese che fecero i lavori e un noto broker di Napoli se ne impossessarono coi metodi della Prima Repubblica. Usai le maniere forti. Feci demolire baracche e strutture che consideravo abusive e creai una struttura comunale. Ho estromesse le imprese e il broker creando una società mista col 51 per cento al Comune. Oggi, Capri ha un importante porto turistico e guadagna fior di quattrini".
Un vero dirigista.
"Ho fatto lo stesso con gli appalti della Nettezza urbana. Ho estromesso tutte le ditte private. Ho creato società miste, sempre col 51 per cento al Comune. La mano pubblica deve essere dominante con una spruzzata di efficienza da parte dei privati".
Nessuno l'ha mai fermato.
"Non ho concluso il contenzioso con la Sippic che gestisce l'energia elettrica, la funicolare, i trasporti su gomma e, prima, gestiva anche la distribuzione idrica. Ho estromesso la Sippic, ma sono pendenti numerose cause sulla proprietà degli impianti e delle tubazioni. Ho la soddisfazione che il Comune ha realizzato e controlla l'illuminazione pubblica e il sistema idrico integrato oggi passato all'Ato".
Che cosa non è riuscito a fare?
"Numerose cose. Non ho completato il pieno utilizzo del marchio Capri, non ho realizzato in tempo la Fondazione Capri e la zona di scambio delle merci, la limitazione del traffico privato e la conversione a mezzi di trasporto non inquinanti, infine la delocalizzazione della centrale elettrica. E' un obbrobrio l'impianto che si vede salendo con la funicolare. Il sito ce l'avevo che non offendeva il paesaggio. È una caverna mimetizzata nel costone sopra il porto turistico dove funzionerà l'impianto di depurazione. Sono per l'autonomia della produzione dell'energia elettrica, ma la scelta in questo senso spetta ai professionisti del settore. Sono loro a dover dire se è meglio un nostro impianto autonomo o dobbiamo dipendere da un elettrodotto collegato alla penisola sorrentina. Questa è la soluzione più semplice, ma non siamo autonomi".
L'approvvigionamento idrico è ancora un problema?
"Lo è stato fino al 1977. C'erano tre diverse condutture di sei chilometri collegate con l'acquedotto di Sorrento, posate, con una tecnologia all'epoca avveniristica, da una chiatta giunta dalla Danimarca.
L'approvvigionamento idrico era perfetto, ma le condotte venivano frequentemente rotte da pescherecci e yacht. È stato necessario realizzare una condotta unica di 400 millimetri con nuove tecnologie. In meno di un anno, è stato creato il nuovo acquedotto sottomarino e Capri non ha più problemi".
L'ultima battaglia.
"Persa o, come ho detto, rinviata. Quella dei collegamenti marittimi. La legge prevede un attracco ogni venti minuti, ma è rispettata solo dagli aliscafi da Napoli. Poi ci sono tutti gli altri natanti da Sorrento, da Ischia, da Castellammare, ci sono i charter. Ho proposto di spalmare gli arrivi in due fasce. La prima con arrivi tra le 9 e le 10,30 del mattino e le ripartenze fra le 14 e le 15. Poi arrivi fra le 13 e le 15 con ripartente alle 21. Mi sono trovato contro il muro delle Compagnie di navigazione e dell'assessorato regionale ai trasporti. Non è ammissibile che gli enti sovracomunali si sostituiscano a quelli locali. È a questi che spetta la gestione del territorio".
La cultura langue, l'inverno a Capri non offre nulla.
"È un grosso problema logistico. I grandi concerti, ad esempio, creano difficoltà. La complessità del trasporto di uomini, strumenti e attrezzature esclude Capri dai circuiti normali. Non possiamo ospitare una Filarmonica, un quartetto d'archi sì. E il numero degli utenti sarebbe comunque scarso".
Le battaglie più impopolari.
"Quella contro l'abusivismo edilizio dei non residenti, autentica piaga per il futuro dell'isola, e quella della riduzione delle dimensioni dei camion, necessaria per la ristrettezza delle strade capresi. Ma ci sono riuscito imponendo una larghezza di due metri e dieci e una lunghezza di cinque metri e sessanta: dieci centimetri meno larghi e 40 centimetri meno lunghi".
Il sole è tramontato sul regno di sindaco. Che cosa farà?
"Avrò più tempo per il mio privato e per le attività imprenditoriali. Sono un uomo di comunicazione e, come tutti sanno, amo radio, televisione e giornali. Ma rimarrò in politica. Se mi riesce, farò il consigliere comunale. Ho ancora tante cose per cui battermi".

