Un amore a Procida

Gli uomini e le donne delle isole si sposano tra loro. A parte poche eccezioni dell'età delle emigrazioni, per lungo tempo, era fatale che gli amori e le famiglie della gente d'isola nascessero e si formassero all'ombra di una tale consuetudine, per la maggior parte. Gli isolani, d'altronde, sono tali soprattutto "d'anima" e, prima dell'epoca globalizzata che viviamo oggi, ogni creatura non del luogo veniva considerata "forestiera". Oggi, per fortuna, non è più così, ma un tempo sì, significativamente.
La storia vera di un amore tra un giovane avellinese, della genìa dei "terragni", approdato sull'isola di Procida per svolgere la delicata mansione di segretario comunale, e una ragazza di mare.
Il giorno dello "sbarco". Pietro sente un senso di apprensione in cuore, mentre la vecchia motonave lo sbalza di onda in onda sulla distesa infinita del blu che si perde a vista d'occhio. Non sa cosa troverà sull'isola di Maria e non sa se gli piacerà.

E' uomo di terra, lui. Terra solida e compatta su cui il passo cammina sicuro e non ondeggia.
Negli occhi ha i cespugli di sottobosco dai colori del rame, eterni sotto le alzate infinite delle querce e dei castagni. Sente sotto la pelle la scorza ruvida dell'abete e dei faggi, gli aghi pungenti dei pini; il sapore dolce delle cotogne arrossate dall'autunno che si sbriciolano sotto al palato, il profumo delle orchidee in primavera, insieme alle viole, alle genziane e alle campanule.
Che ne sa, lui, delle brezze lisce del mare, degli azzurri algidi del Tirreno antico e leggendario. Dei profumi dei pesci del mare, delle coste vestite di poseidonia, dell'afrore delle reti in terra alle banchine.
Non sa se gli piacerà quello che vedrà e il vento pure gli socchiude gli occhi. Gli erano piaciuti quelli di Maria, sì. Gli era parso che fossero più fondi e più intensi di tutti gli altri orizzonti che aveva esplorato. Avevano gli stessi colori dell'isola, pensa ora, abbracciato al parapetto.
Maria gli aveva raccontato di Graziella del romanzo: del suo amore disarmato per Alphonse, poeta e avventuriero, che l'aveva amata e poi abbandonata alle malinconiche attese sulle rive del borgo silenzioso dei pescatori.

A Pietro era piaciuta quella storia di dolcezza e di sospensione, ma più che ascoltarla, mentre la sentiva, l'aveva ritrovata in Maria. Perché Graziella della leggenda, che amò fino a morirne il suo scrittore naufrago, era così, come lei: piccola, le spalle strette e le gambe sottili che si scorticavano sugli scogli. Aveva gli occhi d'abisso come la notte infinita e il cuore di alga che profuma l'acqua nella quale si fa onda.
Chi può dire, pensa Pietro, se lei avrebbe saputo aspettarlo e perdonarlo, e poi per sempre amarlo se a lui l'isola non fosse entrata nel cuore. Se avesse deciso, di non farvi mai più ritorno: quell'isola dei mari sconosciuti e dei venti imbizzarriti, dei tramonti infuocati nell'oblio di lunghi inverni lontani dalla terra.
Maria. Lei stessa è tempesta. Energia, volontà, coraggio, forza del fare: sta studiando all'Università di città e diventerà una Graziella agguerrita come un soldato! Socchiude gli occhi, adesso non per il vento, ma perché se la figura; sorride: di certo non si lascerebbe mai morire di nostalgia. E' figlia dell'isola, ha in cuore le attese ataviche delle sue donne, ma non si darà per vinta. Non è un pesce spaurito di quel mare: è una sirena.

Però Pietro è uomo di terra. Che pieghe prenderà il suo coraggio, sulla superficie che si curva come un onda?
La sera è dolce e il maestrale gli spinge i pensieri, uno dietro l'altro come voli di uccelli marini.
Pietro riapre gli occhi e la incontra, d'un tratto improvviso: eccola, Procida. Ora la vede, silenziosa e distesa. La guarda, l'affronta. Osserva i contorni dai mille colori scrostati dal tempo. Il rosa dei coralli marini. Il giallo del tufo spento dal sole. L'azzurro di piombo delle ali dei gabbiani. Il grigio delle lave antiche. Il bianco abbacinante della calce. Le case sono affiancate come ballerine e le finestre arcuate come sopracciglia, come occhi che lo guardano.
Dalla costa bassa s'alza la luce rosea a lambire la banchina. E lì, sulla terra, ancora lontana da sembrare più piccola delle sue paure di poco prima, c'è Maria che lo aspetta, con il vento negli occhi. Ride: lei non ha avuto mai paura. Lo conosce, il suo innamorato: quel cuore di Ulisse, la sua vela audace. Non dimentica che è uomo di terra, però sa che sotto alla terra c'è il mare degli avi, antico e preesistente.

C'è la radice, comune alle piante e alle alghe, che consente a ognuno di essere cittadino di ovunque. Ovunque ci sia amore e ci sia passione. Per ogni cosa che s'intenda fare e costruire. Per cui lavorare e investire.
Arare e seminare, indifferentemente nelle onde del mare come nelle pieghe delle terre brune di sole. Di terra e di mare sarà il loro amore, la vita e i figli che verranno.
Piacerà a Pietro, l'isola e l'amerà. Ci tornerà, è sicura. Lo saluta con la mano, mentre la nave attracca. A Procida.