Un mondo tutto blu

- di Marilù d'Auria

Le affascinanti ragazze e la suprema Estrella Azul nel romanzo di Mimmo Carratelli, "Un cuore colorato", protagonista un uomo perduto dietro il sogno della felicità e dell'eterno femminino.
Alla fine, il centro del racconto è una Remington del 1924 sui cui tasti il giornalista tenta il difficile e sognato salto nella letteratura, ma la macchina per scrivere finisce distrutta e la storia di un amore complicato ha un crudo finale a sorpresa.

Un romanzo intrigante, lirico, divertente è "Un cuore colorato" di Mimmo Carratelli (editore Tullio Pironti) sul quale mi piace tornare. Una metafora universale delle peripezie del cuore umano perduto dietro il sogno della felicità e dell'eterno femminino, incarnazione del mito intramontabile della bellezza e di quello irraggiungibile della perfezione. Sullo scenario incantato di "un'isola che non c'è", dove il mare è di quell'azzurro vetroso tipico delle azuleias portoghesi, dove i giorni e le notti hanno il profumo inebriante dell'eterna primavera, il protagonista vive la sua vita nell'attesa, nell'altalenare sofferto di esperienze confuse tra reale e ideale. A sostenerlo è una saggezza quasi orientale che egli trasferisce al personaggio di Chang Li, colui che redigendo la postfazione al romanzo ce ne offre la chiave di lettura: "Una storia non è una storia in assoluto e ogni storia contiene molte verità".
In un romanzo c'è la storia di tutti noi e "come ognuno scopre di esserci dentro, allora... tutti urlano di felicità e orgoglio". Oppure si commuovono, come è accaduto a me quando, travolta da un impulso di nostalgia e di riconoscenza, ho sentito che lo scrittore mi ha letto l'anima e l'ha descritta con pudore. Al lettore attento ed esperto non può sfuggire, già dalle prime pagine, il gioco sottile e ironico dei richiami analogici. A cominciare dal dilagare assoluto del blu nella bella favola della narrazione, blu nel quale s'annegano il pensiero, la memoria, la fantasia.
A Tilestown tutto è blu, perfino le labbra e le gambe delle donne, come se le immagini venissero filtrate dagli occhi cerulei della divina Estrella che anche nel cognome reca il segno del suo destino celeste. I suoi capelli d'oro, fini come quelli di una nordica, l'algida bellezza, i suoi fianchi sinuosi e musicali si identificano alternativamente con la grazia regale di Grace Kelly e la carnalità ineguagliabile della mitica Marilyn, simbolo della fellinilità e del sex appeal per più generazioni. Chi non la rivede, infatti, prodigiosamente ferma nel tempo e nella memoria, radiosa, sulla corolla fluttuante della sua gonna bianca, sollevata da uno sbuffo di vento compiacente? E se non bastasse: pensate a quante volte essa, ancora oggi, ci sorride ammiccando dall'onnipresente ritratto multicolore che le fece Andy Warhol. Sono due icone, quelle delle suddette dive, così familiari eppure così lontane, sulle quali tanti uomini hanno segretamente ritagliato la misura del loro ideale femminile e disegnato i contorni del loro sogno d'amore. E' stato duro liberarsene e confrontarsi con la ben più modesta realtà, un'operazione traumatica e quasi cruenta (vedi la metafora dell'episodio finale del romanzo).
E poiché raccontarsi è catartico, Carratelli lo fa, tout court, con voluttà e leggerezza, senza elemosinare la compassione del lettore al quale confessa, in un processo consolatorio di autoironia, di avere optato per scelte più razionali (anche se meno esaltanti), sia sotto il profilo sentimentale che sotto l'aspetto dell'impegno professionale.
Buc, il protagonista, come tanti uomini ha finito con l'eleggere a compagna della vita una buona cuoca "dai seni grandi", seni che, nell'immediato, rimandano alla promessa di liete notti di sesso, ma che sono collegati nell'immaginario comune al progetto universale della conservazione della specie.
Più amaro, nel racconto, si avverte il sapore della rinuncia del giornalista alle sue ambizioni propriamente "letterarie". Esse, nella storia, sono rappresentate dalla metafora della lenta, ma inevitabile distruzione della gloriosa Remington del 1924, cui concorrono in maniera definitiva gli obblighi e le necessità di un menage borghese. Quella sua macchina da scrivere cui erano giovanilmente affidate le sue aspettative di gloria, i cui tasti, per Buc, erano così magnetici e attraenti da paragonarsi ai capezzoli di Dorothea, il cui rullo e il cui carrello "imponente e glorioso" egli collega alle epiche cavalcate notturne con Amanda, è ormai ridotta a poco più che un rottame.
Perciò egli ha uno sguardo malinconico a dispetto del suo cuore colorato. Non si può non essere tristi quando si convive con la memoria e il rimpianto di sogni tanto vagheggiati e mai attinti.
Ebbene, come il suo personaggio, l'autore si ritiene un artista mancato perché, dopo essere stato innegabilmente baciato dalla musa dell'ispirazione geniale e della parola alata, si sente mortificato a vendere mattonelle a "La Mariposa", la bottega dove i suoi amici si recano, più che per comprare forme di argilla, per curiosare e viaggiare tra "le sue favole e i suoi sogni". Invece, checché ne dica, Carratelli è davvero un narratore (e non è piaggeria...) e tale è sempre, anche quando commenta la realtà delle cronache sportive e di costume. E' un raccontatore accattivante e originalissimo per i tesori della fantasia e per la passione per la scrittura, per la cultura ad ampio raggio che si evidenzia senza alcuna pedanteria o arroganza. Il suo linguaggio, spesso figurativo e ardito, risulta tuttavia chiaro, divertente ed estremamente variegato, avvalendosi egli della terminologia e dei modi di dire propri di altri linguaggi specialistici, dominati sempre con immediatezza e spontaneità. Come poteva uno stile di scrittura così brillante, musicale, direi addirittura fantasmagorico e allegramente scoppiettante, se non scaturire da un cuore colorato? Ovvero da un cuore incredibilmente capace di slanci e abbandoni fantastici e sentimentali?
Un cuore che, come un caleidoscopio, si frantuma e si ricompone, rivelandosi in una miriade fosforescente di sogni e di personaggi trasfigurati dal calore solare del ricordo, dall'ideale e dalla tenerezza degli affetti.
Un cuore che trabocca di vitalità, immaginifico e spumeggiante al punto che ci conquista col fascino intramontabile della pioggia di scintille iridescenti dei fuochi di artificio in una notte d'estate.