Un premio di poesia a Maria Gisella Catuogno

Un componimento sul mare ha ottenuto il riconoscimento dell'annuale Premio letterario che si tiene a Palazzo Marini a Roma.
Nella motivazione, sottolineati l'ispirazione lirico-evocativa, la nitidezza del lessico e la passione che pervade ogni verso. Il testo fa parte della raccolta "Mare, more e colibrì".

Nella sala delle colonne di Palazzo Marini, a Roma, si è tenuta la cerimonia di premiazione dei vincitori della terza edizione del Premio letterario "Anna Maria Salerno", istituito per promuovere un impegno culturale a favore della natura.
La premiazione si è svolta nell'ambito del Congresso nazionale dell'Associazione "Animalisti Italiani" ONLUS, proprio a testimoniare l'importanza che l'Associazione stessa attribuisce a quest'iniziativa. Il tema di quest'anno è stato "Noi e il Creato". Le opere presentate sono state complessivamente 229, tra narrativa e poesia. La giuria era composta da Maria Teresa Giuffrè, scrittrice e direttrice dell'omonima Casa editrice, da Luigi Devoti, saggista e presidente dell'Associazione medici scrittori italiani), da Angelo Paoluzi, poeta e docente di giornalismo presso la LUMSA, da Renato Marini, critico letterario, da Marco Cardinali, teologo, giornalista e responsabile di "Orizzonti cristiani" della Radio Vaticana e da Nora Rosanigo, poetessa e scrittrice.
Il primo premio della Sezione Poesia è andato alla nostra collaboratrice Maria Gisella Catuogno, di Portoferraio, per la poesia "Dal Mare s'impara" con la seguente motivazione: "Non solo per la descrizione pittorica della bellezza e del fascino del mare nelle sue manifestazioni naturali ancora immuni dalle deturpazioni del progresso tecnologico, ma per la spontaneità dell'ispirazione liricoevocativa, per la nitidezza ed essenzialità del lessico e la passione che pervade ogni verso".
La poesia fa parte della raccolta "Mare, more e colibrì", Edizioni Studio 64, Genova.
Siamo lieti di proporvela.

Dal mare s'impara

Dal mare s'impara la quiete quando bonaccia convince le onde al colloquio col sole che si frange in schegge di luce: allora il fondale abbandona la sua ritrosìa e si lascia guardare da stupiti occhi stranieri mentre l'acqua è cristallo senz'ombre e misteri.
Dal mare s'impara pazienza: le sue carezze insistenti il suo assedio perpetuo addolciscono asprezze arrotondano fianchi polverizzano rocce nel rosario dei giorni che distillano lenti il cammino del tempo senza soste o ritorni.
Dal mare s'impara furore: lo schianto dell'onda ch'esplode su scogli, su fari, su rive è urlo d'amore, di rabbia che freme e s'indigna sfida e rinnega e si smorza maestosa in sofferto diniego in smarrita energia.