Un veliero caprese a sud della Sicilia

- di don Vincenzo Simeoli

Era il "Gilda" dell'armatore Giovanni Emilio a testimonianza dell'emigrazione di una numerosa famiglia isolana che, nel 1785, raggiunse Pozzallo, fiorente centro marittimo sulla costa ragusana. I capresi inseriti nell'elenco dei gloriosi Capitani della città.

Aseguito delle ricerche compiute per conto del Sig. Emilio Salvatore, discendente della famiglia di Salvatore d'Emilio, che nel 1785 lasciò l'isola di Capri per recarsi a Pozzallo (Ragusa) in Sicilia, consultando gli "Stati delle anime" dell'archivio parrocchiale (1760-1792), sono pervenuto alla scoperta che i membri di tale famiglia abitavano "in loco valentino abitans in edibus monasterii ordini predicatori Jesus et Marie di Neapolis". Quest'ordine dei "frati dei Servi di Maria" fu fondato nel 1233 da sette santi, che erano laici adulti dediti all'arte della mercanzia di Firenze; essi furono canonizzati insieme da Papa Leone XII nel 1880. Quest'ordine fu messo sotto la protezione della Santa Sede da Alessandro IV che ne approvò la "regola" con la Lettera "Deo Grata" (1256), ascrivendoli tra gli Ordini Mendicanti. La spiritualità dei Sette si basava su una vita eremitica, austera e contemplativa. Il movimento fu essenzialmente laico e mendicante, contrassegnato dall'aderenza alla vita povera e caritatevole di Cristo. Inoltre, seguivano "La Regola" di S. Agostino con la vita di unità degli spiriti e dei beni, alimentata con la comune preghiera e con l'Eucaristia. Il culto alla Vergine Maria si esprimeva nella cura e nel servizio liturgico delle chiese a lei consacrate, dei malati raccolti in ospedali che portavano il suo nome.
La Madonna era vista come mediatrice che porta a Cristo e modello di vita evangelico. Inoltre svolgevano apostolato verso i più umili ed abbandonati dalla società.
L'abito dei Serviti è formato dalla tunica, dallo scapolare e dal cappuccio nella stessa foggia dei predicatori ma di colore nero.
La presenza di quest'Ordine sull'isola dovette essere perorata da mons. Eusebio da Granito (1514-1528) e da mons. Agostino Favilenia (1528- 1534), entrambi dell'Ordine dei Servi di Maria, e vescovi della Diocesi di Capri. Inoltre è degno di nota come la Congregazione dei Servi di Maria di Sorrento fu voluta nel 1717 dal parroco della cattedrale mons. Francesco Antonio Rocco, che in seguito, nel 1751, fu promosso dal Papa Benedetto XIV quale Vescovo di Capri.
I coniugi d'Emilio Salvatore, di Antonio e Maria Iodice, di anni 22 e Giustina di Giovanni, di Andrea e Teresa Riccio, di anni 19, si sposarono il 17-10-1758. Dal libro dei battezzati ho dedotto il seguente stato della famiglia: Salvatore d'Emilio (nato 1736), Faustina di Giovanni (1739), figli Antonietta (dec. 1762), Gennaro (nato 1762), Pasquale (1764), Nicola (1766), Angela Maria e Antonia (1769, gemelle), Antonio (1772), Giuseppe (1775), Andrea (1779), Serafina (1782), convivente Grazia di Giovanni (sorella di Faustina nata 1752, abita con loro dal 1762 al 1764).
Si riporta l'ultimo Stato d'Anime stilato nella Pasqua del 1785, anno della loro partenza da Capri: Salvatore d'Emilio anni 50, Faustina di Giovanni 46, i figli Gennaro 28, Pasquale 22, Nicola 19, Angela Maria 17, Antonio 14, Andrea 7.
Dalle notizie storiche attinte dal libro di Gianni Catuadella, si evince che Pozzallo, sapendo sfruttare la posizione particolarmente felice sulla costa sud-orientale della Sicilia, la più vicina a Malta e alla costa nordorientale dell'Africa, e tale da offrire un facile e sicuro approdo alle imbarcazioni, assurse a centro commerciale marittimo di notevole importanza.
Inoltre gli armatori preferivano la rada di Pozzallo per la protezione che dava loro la grossa torre Cabrera (XV sec.) costruita a difesa del molo vecchio e del caricatoio del grano, per cui la cittadina era un esempio di agglomerato di case sito dietro una difesa di un forte a tutela dei traffici marittimi dalle incursioni saracene.
Tale funzione ed il fiorente commercio di tutta la contea di Modica attirarono l'interesse di facoltose famiglie locali, genovesi e napoletane che per lungo tempo ebbero il monopolio della gestione dello scalo marittimo. Siccome la maggior parte della popolazione era formata da marinai, si presume che la famiglia d'Emilio emigrò, in quanto Salvatore doveva essere un esperto uomo di mare e fu attratto dalla prospettiva di un lavoro sicuro per sè e per i figli, e di un ottimo guadagno per il sostentamento della famiglia.
Egli si inserì in quelle attività commerciali che poggiavano in massima parte sul ceto marinaresco, che era laborioso ed esperto, come è documentato dall'espansione edilizia, dalle opere pubbliche e dal crescente benessere sociale, che porterà nel 1829 alla nascita del comune di Pozzallo con l'autonomia da quello di Modica. Nell'elenco dei "gloriosi Capitani" pozzallesi spiccano i nomi di Carlo, Giovanni fu Andrea, Giovanni fu Carlo, Michele, Salvatore e Vincenzo Emilio. Mentre nella lista dei velieri abbiamo "Il Gilda", il cui armatore fu Giovanni Emilio.
La famiglia d'Emilio, oggi Emilio, è una delle tante famiglie capresi che, emigrate per necessità, si è fatta onore con professionalità attiva e laboriosa, dando di riflesso onore all'isola natia.