Un viaggio originale da Aversa a Capri

- di Sebastiano Saglimbeni

L'arrivo in campania da verona. Un prezioso accompagnatore nella piana aversana, Salvatore Palladino, insegnante di liceo. Il ricordo di Virgilio, Capua, le atellane. Al molo Beverello sull'utilitaria di felice marabini. La rupe di Anacapri.

Ancora l'anno scorso, sono stato un viator aestatis (un viaggiatore d'estate) con il mezzo ferroviario, l'intercity da Verona a Napoli per poi da qui, incoraggiato dal consiglio di Felice Marabini, un uomo che ha girato in lungo e in largo il mondo, poter raggiungere Capri preso dalla curiosità per questa spigolosa isola. Ho voluto scendere dal treno, una fermata prima di Napoli, ad Aversa. Da qui, poi, più agevole la strada, potermi spingere oltre la pianura, con le sue comunità, grazie all'amico Salvatore Palladino, insegnante al Liceo scientifico "Enrico Fermi", pure indicatore sommario di questa piana con i suoi luoghi, che, alcuni, non sfuggirono, oltre due millenni or sono, alla fervida creatività di Virgilio Marone che li fermò in dieci esametri del II Libro delle Georgiche. "Quella terra che esala una tenue nebbia e fumi fugaci / e beve, come vuole, l'umore e da se stessa rimette / e si copre della sua erba sempre verdissima senza / ledere il ferro del vomere con la scabbia e la ruggine / corrosiva, quella ti intreccerà le floride viti agli olmi / e ti produce olio abbondante; e, trattandola, utile sarà / per il bestiame e facilmente si aprirà al vomere: tale / terra la ricca Capua ara, pure l'area vesuviana vicina, / vale per il Clanio iniquo alla deserta Acerra".
Capua nella scrittura virgiliana; Capua nei manuali scolastici di storia romana che leggemmo a proposito di quegli ozi, veri o leggendari, che si concesse Annibale, prima di avanzare verso Roma; Capua per la Carta capuana del 960, all'incirca, facente parte dei placiti o trascrizioni notarili di cause civili riguardanti il territorio campano di Montecassino, Teano, Sessa Aurunca.
Da Aversa a Santa Maria Capua Vetere con Salvatore e, all'indomani, per alcune comunità del Casertano con tanto di storia, pure scritta da studiosi del luogo. Salvatore mi diceva vagamente, riattivando la mia memoria, di Atella, la piccola città osca, tra Capua e Napoli, oggi Sant'Arpino d'Atella, e quindi fuori quella farsa comica dell'Atellana, basata su personaggi ridicoli e dai buffi nomignoli onomatopeici, come Maccus e Bucco e il vecchio idiota Pappus e il mangione Dossenus. Salvatore mi ha fatto raggiungere con la sua utilitaria il Molo Beverello di Napoli. In meno di un'ora. Di qui con l'aliscafo, confortevole ma costoso, a Capri. In due giorni pieni, uscendo dal discreto albergo "San Michele" di Anacapri, ho percorso l'isola, il cui cuore scoppia in certe mattinate e serate nella Piccola marina e nella piazza dedicata ad Umberto I. In questa piazza dedicata ad Umberto I, quattro caffè che gli abitanti e i turisti considerano come storici, ma che non uguagliano in verità quelli veramente tali sparsi in tutta Italia, come, per fare qualche esempio, il "Gambrinus" di Napoli, "Le Giubbe Rosse" di Firenze e il "Pedrocchi" di Padova.
Prima di una frugale cena e dopo, mi sono inoltrato nell'hotel "Caesar Augustus", a pochi metri, attraversata la strada principale di Anacapri, dall'albergo San Michele. L'hotel sorge su "un meraviglioso sperone di roccia che guarda il paradiso, una visione di mare nel cielo", si legge in una pubblicazione. Cogliendo ancora da questa pubblicazione, ben cura ta con immagini terse, leggo di "un luogo così affascinante" che "fu vissuto ed amato già ai tempi dell'antica Roma", ma la storia vera "risale alla seconda metà dell'Ottocento; documenti fotografici ci mostrano una 'Villa Bitter', meravigliosa dimora privata di un facoltoso signore tedesco, che poi divenne una locanda e luogo di ristoro per viandanti della strada carrozzabile costruita nel 1878 e della 'Scala Fenicia', con i suoi mille gradini, che esisteva da sempre".
Infine dalla pubblicazione: "All'inizio del Novecento, il Principe russo Emmanuel Bulhak, che prevede tempi duri per la nobiltà del suo paese, fugge in Italia, compra 'Villa Bitter' e si trasferisce ad Anacapri con tutti i suoi beni. Sarà uno dei pochi principi russi a non finire come lavapiatti nella Parigi del 1920 dopo la rivoluzione di ottobre". Trasforma questa sua villa in "una dimora gentilizia ed è lui a porre la statua di Cesare dove è ora". Il principe, come studioso di storia antica romana, "sostiene appassionatamente la teoria della prevalenza dell'imperatore Cesare Augusto su Tiberio nello scoprire e rendere famosa l'isola di Capri". Una lapide, la cui immagine è riprodotta nella pubblicazione, lo testimonia. Recita, con le stesse parole del principe: "Caesari Augusto orbis terrarum duci caprensis insulae amatori quae in terrarum orbe inter maris undas gemma imperatori digna coruscat".
Dunque, l'isola partenopea, rocca di imperatori e di altra gente, non dissimile a questi, qui per il grande e tedioso, poi, ozio di scrittori, artisti, musicisti e cantanti. Chi gestisce il "Caeasar Augustus" si chiama Paolo Signorini. Dal cognome non pare un partenopeo, ma anche se lo fosse, non conta. Invece, conta il suo portamento dai tratti naturali e fini. Se io non mi fossi inoltrato in questo suo hotel non avrei potuto contemplare, verso sera, l'estesa pianura del mare, l'aequora ponti, nella lingua latina. Non avrei conosciuta certa storia sociale, quella che conta, del l'isola, raccontatami, senza retorica, dal giovane pianista Adriano Belvedere. Povere le sue tasche, ricca la sua testa, terapia le sue dita, che quasi tutti i giorni agita sul pianoforte a coda. Per ore ed ore dedica la sua mente al pianoforte in casa e, per ore ed ore, a quello a coda installato nel piano bar dell'hotel, dove gli è compagno il raffinato barman Claudio, già lavoratore fuori, in Svizzera, in Inghilterra, in Germania. Adriano esegue tanti pezzi, dalla musica leggera a quella classica, senza alcun ricorso agli spartiti. Con l'incedere dell'autunno, in preda alla disoccupazione, come altri giovani che restano nell'isola, egli resta, tra i pochi, occupato, suonando la sua malinconia al pianoforte.
Pare che sia poco ornativo per chi lì vive raccontare che nell'isola, cento anni fa, era approdato Maksin Gor'- kij o che lì splende l'angioina Certosa di San Giacomo e che c'è un piccolo viale, in vero, bello, delle mercerie, dedicato ad un certo benefattore, arrivato dal Nord, di nome Axel Munthe o che pure c'è la villa di Curzio Malaparte.
Sicuramente le pagine più vere scritte su Capri sono quelle che dicono degli scandali del XX secolo, l'affare Krupp. Ma agli stranieri, agli americani, soprattutto, può interessare il giro dell'isola via mare o bere nei bar degli hotel o in quelli in piazza Umberto I e così inebriarsi. A me, viator aestatis, mi ha rifatto solo quella distesa del mare con lontano la visione della penisola sorrentina, Procida e Ischia e il "formidabile monte / sterminator Vesevo", cantato da Leopardi. Insomma, l'eternità meravigliosamente mostruosa di quel monte e di quelle isole. Ho riattraversato la pianura acquea con il traghetto, ben tenuto, con tanto di bar. E di nuovo al Molo Beverello, che se non avesse lo chalet "Picnic" di Emilio Rongo, sarebbe solo il luogo delle partenze con le attese e degli arrivi. Di una semplicità piacevole il locale con il bar ed altro perché uno lì può sedere ai tavoli fuori con i suoi bagagli e, se crede, può prendersi dentro a buon mercato la consumazione.
Tutta la mattinata e il primo pomeriggio in terra partenopea. Con Salvatore a Santa Maria Capua Vetere, dove il secondo giorno ch'ero arrivato mi è stato presentato Loreto Dello Vicario, insegnante di diritto in quiescenza ed avvocato per gli amici poveri, collezionista di libri e di altro antico, e, tra l'antico, una serie di vasi da notte, di splendida fattura, a parte l'uso che ne fecero quei signori, sicuramente dabbene, perché quegli oggetti che usavano i poveracci non erano così, anzi, non ne possedevano. Vasi da notte che sarebbero piaciuti tanto al celeberrimo artista americano Andy Warhol. Se Warhol li avesse posseduti li avrebbe disegnati e poi esposti.
Simpatico Loreto che volle omaggiarmi di un libro, un saggio sull'arte di Giuseppe De Nittis, acquistato sulla bancarella di Luigino Martusciello, l'unico pezzo che quest'uomo aveva venduto durante la giornata sotto un sole che bruciava. Poi, partenza da Aversa per Verona. L'intercity doveva arrivare verso la mezzanotte. Quando l'ho lasciato, a Verona albeggiava.