Indice
- Numero 25 - Luglio 2006
- L'Editoriale - Quelle notti ischitane
- Omaggio ai pallonisti di Capri
- Il Free-Climbing un'invenzione caprese
- Quel poeta maledetto dalla Bretagna a Capri
- C'era una volta il Paradiso
- L'uomo che a colpi di remo fa il giro di tutte le isole
- Il ceramista gentiluomo
- Sotto le stelle di Anacapri
- Formia al tempo dei vip
- Il terrore dei cefali
- Il lungomare delle ragazze blu
- Il mare d'ametista fra Scilla e Cariddi
- Un premio di poesia a Maria Gisella Catuogno
- Venga a prendere un libro da noi
- La barca di Hemingway a Cuba
- Le anime belle di Gordon Square
- Il reporter dell'isola
Venga a prendere un libro da noi
- di di Wilma Martusciello
La moda importata anche in Italia dalla Library Café di New York.
Zuppe, torte, prosecco: l'attrazione di un menù per gustare le pagine scritte.
Carlo Tempestini, uno dei più noti librai romani, racconta quando le librerie erano salotti alla fine degli anni Cinquanta.
Ma quegli straordinari personaggi che le frequentavano non ci sono più.
Alla classica domanda "Se potessi portare con te una sola cosa su un isola deserta che cosa porteresti?", un'inchiesta internazionale ha dichiarato che l'80 per cento degli intervistati ha risposto: "Un libro".
Se ne deduce così una strana morale, cioè si provoca l'effetto della doppia isola, visto che quando si legge si staccano gli ormeggi della realtà, si allargano i confini dell'immaginazione, si gusta il silenzio della solitudine intelligente. Ma andiamo oltre. In una recente intervista Salman Rushdie, l'autore dei "Versetti Satanici", ha ricordato che ai tempi del college "... poiché amavo i libri m'introducevo nelle librerie e nelle biblioteche come una creatura famelica, trangugiando qualsiasi cosa mi capitasse a tiro e prendendo lunghe sbronze da eccesso di lettura...".
Fame e sete del leggere, un affascinante binomio libro/gola che sembrerebbe fantasioso, ma che è diventato realtà. Una realtà che fa tendenza, una realtà che incontra; piace entrare in un bar dove agli scaffali delle bottiglie si alternano quelli dei libri o al contrario ordinare un tè in una libreria oppure sorseggiare un calice di vino scorrendo le pagine dell'ultimo best seller.
Direttamente dalla Library Café di New York anche in Italia ormai letteratura e piaceri del palato vanno a braccetto e molti di questi gradevoli locali dichiarano il loro scopo fin dalla scelta del nome; Il Caffé Letterario, Salotto 42, Wine Book, Drink in Art e così via. Al Bar à Book a Milano titoli vecchi e nuovi fanno da contorno a zuppe, formaggi, tè e torte. Al Books Bar di Firenze di letterario c'è il menù ispirato a celebri opere e a fine pranzo un libro in regalo. Al Bibli di Roma l'appuntamento a tavola non è solo con le migliaia di libri esposti nelle belle sale, ma anche con gli autori - i contemporanei ovviamente - tra un prosecco e una fetta di squisita Sacher Torte.
Ma se l'incontro con l'autore è una normale collocazione (per quanto devo ammettere che il prosecco rende più digeribile la presentazione sulla Quantistica medioevale fatta dall'autore pakistano), più particolari sono altre attività collaterali. Concerti, tavole rotonde, enogastronomia, narrazione teatrale, recital di poesie nonchè i lodabilissimi spazi dedicati ai bambini per iniziarli al gusto della lettura, augurandoci che, come sopra, abbinato al gusto di cioccolato possa attirarli di più.
Parliamo di questa moda con uno dei più noti librai romani, Carlo Tempestini, che ha iniziato giovanissimo la sua attività cominciando con lo... spolverare i libri.
"È così che impari a conoscere titoli, autori, editori: toccando i volumi, spostandoli per spolverare. Leggi i nomi, ne senti la consistenza, ricordi la collocazione, odori le copertine e attraverso i sensi il libro diventa una creatura tua".
E che cosa ne pensa di quest'ultima tendenza che in fondo completa lo schema dei sensi con l'aggiunta del gusto?
"L'idea è buona anche perché il lettore oggi è merce rara e quindi va bene attirarlo con delle novità. Ma ci sono stati anni in cui le librerie erano davvero dei salotti anche senza offrire nemmeno un caffè. Tra la fine degli anni 50 e il 60 erano il luogo preferito d'incontro per i personaggi più colti e brillanti della capitale.
Flaiano, Moravia, Cardarelli, Antonioni, Gassman tiravano tardi in libreria commentando i fatti politici, le novità cinematografiche e intanto prendevano un libro, lo sfogliavano e, se era una novità, quasi sempre ne parlavano male. Le librerie erano vive, un circolo di persone brillanti, ironiche, anche un po' ciniche pronte a passare su tutto per il gusto della battuta. Flaiano era il più folgorante: Alberto Moravia pessimista e claudicante era diventato "l'Amaro Gambarotta", Vincenzo Cardarelli sofferente e freddoloso "Il più grande poeta italiano morente". Di un quotidiano ossequiente al potere si diceva "Si guardano gli articoli e si leggono le fotografie", di un regista mediocre "Ha fatto un altro film? Non vedo l'ora di perdermelo". Ma oggi sono pochi a ricordare questi personaggi e pochissimi capaci di creare calembour o di rinnovare queste atmosfere".
Commentiamo con Tempestini proprio quest'aspetto delle moderne librerie. Sono affollate di persone che comprano o scelgono un libro da sfogliare prendendo un caffè al tavolino, ma ognuno per conto suo, la testa china sulle pagine, come a sfuggire ogni contatto, né un sorriso né un cenno di complicità anche se ci si accorge di aver scelto la stessa lettura.
E i commessi? Una volta erano i custodi del sapere, io ricordo che ne avevo quasi soggezione, temendo la pronunzia errata del nome dell'autore o la dizione imprecisa di un titolo.
"Ho sentito un commesso annunciare seccamente a un cliente che La Divina Commedia non risultava pubblicata perché il computer non gliela segnalava. In effetti l'aveva cercata senza articolo, non aveva battuto "La", conclude un po' amaramente Tempestini. "E poi sono sempre indaffarati, sembra quasi che gli dai fastidio se chiedi qualcosa. Io potevo trattenermi anche un'ora con un cliente per il piacere di dare il consiglio giusto".
Eh già, ma poi con questa nuova moda da un libraio che cosa si pretende, che conosca il giusto abbinamento vino/pesce al forno o che cosa ne pensa dell'ultimo romanzo di Philip Roth?
"Oddio anche i clienti oggi... arrivano col foglietto su cui è segnato il libro segnalato dall'amica o da chissà chi senza tener conto dei propri gusti.
E poi sempre le stesse prevedibili scelte: il giornalista di grido, il comico di successo, l'autore che hanno visto in tivvù, qualunque cosa che cominci con la parola 'codice'... ".
Ma almeno si legge di più? "Mica tanto. In Italia si legge poco, sempre troppo poco".
Mah, speriamo che mangiando e bevendo le cose migliorino! E con questa speranza concludo perché ho appuntamento con Emma Bovary e Renzo Tramaglino per una spaghettata. Come dice la Dama di Wildfell: "L'importante mia cara - tubò la contessa affondando il cucchiaio nella panna - è non ingrassare nell'anima".

