Vent'anni a Ischia

- di Monica Florio

Nel libro di Delia Morea, "Quelli che c'erano", il periodo nell'isola dal 1969 al 1989, romanzo di memoria ambientato a Ischia Ponte.
L'atmosfera spensierata, la moda del tempo, le canzoni, il traffico ancora moderato. Il distacco e il ritorno: solo la natura rimane immutabile. L'itinerario sentimentale tra Lacco Ameno, Forio, Sant'Angelo. La mutevolezza dell'animo femminile paragonato al clima ischitano "tra burrasca e sereno, felicità e dolore".

Da sempre il fascino magico delle isole è stato fonte di ispirazione per gli scrittori che in questi scenari incantati hanno ambientato le loro storie elevandoli talvolta a protagonisti del racconto. Questa simbiosi tra personaggio e paesaggio si ritrova nel recente "Quelli che c'erano" di Delia Morea (Avagliano Editore, pp. 184, euro 13.50), romanzo di formazione nonché della memoria, ambientato ad Ischia Ponte.
Ed è proprio l'isola il fulcro del libro, incentrato su un ventennio, dal 1969 al 1989, denso di avvenimenti storici e politici che segneranno fortemente l'animo sensibile di Vania: lo sbarco degli alleati sulla Luna, la Primavera di Praga e la successiva repressione da parte dell'Urss. Di fronte all'incalzare degli eventi l'isola rimane l'unico approdo certo, un richiamo irresistibile per quei villeggianti in fuga dalla routine e dallo stress metropolitano.

Non a caso, il fascino di Ischia è paragonato al canto delle Sirene e resta immutato, nonostante i cambiamenti avvenuti alle soglie degli anni Novanta in seguito all'intensificazione del turismo. L'atmosfera spensierata degli anni Sessanta, sapientemente ricostruita dall'Autrice - le donne acconciate secondo la moda del tempo con i pantaloni a zampa d'elefante ed i capelli cotonati, la musica di Battisti e Mina, il traffico ancora moderato, affidato ai microtaxi e agli autobus - domina nella prima parte della vicenda, ritratto di un'adolescente alle prese con i primi amori e le inevitabili delusioni. Persino i contrasti generazionali e sociali rimangono sullo sfondo: l'arrivo sull'isola è parallelo a quella fase della vita di ognuno, la giovinezza, in cui la dimensione del presente sembra l'unica possibile.

Intrisa di amarezza è la seconda parte del romanzo, un riannodare i fili di un passato ingombrante, oscurato dalla morte di entrambi i genitori e dell'amico Gabriel, ammalatosi di sclerosi multipla. Se il distacco da Ischia poneva fine all'adolescenza, il ritorno, scaturito dalla volontà di vendere la casa delle vacanze, immagine di una famiglia ormai disgregata, implica, invece, la presa di coscienza di sé e dei propri errori.
Non sorprende che, giunta al porto, la protagonista si senta come una straniera, infastidita dalla calca e dal traffico pari a quello cittadino. Tracce del tempo trascorso sono visibili ovunque, solo la natura è rimasta la stessa, con quel mare ischitano che infonde serenità come un tenero amante. Persino la comitiva di amici si è dispersa: i pochi brandelli rimasti (Dino, la prima "cotta" importante) appaiono, a distanza di anni, ancora più deludenti.

A colmare la solitudine di Vania che, a differenza dei coetanei ha rinunciato a sposarsi e ad avere figli, rimangono solo Maria, una sorta di seconda madre più indulgente, e Peppe, ex-barista divenuto proprietario di un pianobar-ristorante a Sant'Angelo.
Sarà proprio quest'ultimo, amico fraterno estraneo al gruppo perché di ceto sociale inferiore, ad acquistare la casa di famiglia, evitando di farla andare in mano ad estranei. Sotto la pioggia battente che annuncia la fine dell'estate Vania si libererà gradualmente di quella corazza che le impedisce di abbandonarsi ai sentimenti.
Con una felice similitudine la Morea associa la mutevolezza dell'animo femminile al clima ischitano, costantemente in bilico "tra burrasca e sereno, felicità e dolore". La conquista dell'equilibrio interiore si compie per Vania confrontandosi con quei luoghi a lei invisi in quanto portatori di speranze disattese, come il Santuario di Santa Restituta a Lacco Ameno. Se il monumento alla martire africana le rammenta gli inutili pellegrinaggi durante la malattia della madre, al contrario, Forio, Sant'Angelo e la più agreste Serrara Fontana sono le mete predilette delle sue escursioni isolane.

Sulla spiaggia di Ischia Ponte, rimpicciolitasi a causa del mare, Vania sembra riassaporare l'armonia perduta e prepararsi al nuovo, mentre da una radio giunge l'eco di "Bandiera bianca", monito di Battiato sul degrado di un mondo sempre più allo sfascio.
Esempio emblematico di scrittura al femminile, "Quelli che c'erano" è strutturato alla stregua di un "racconto nel racconto" in cui il paesaggio, lungi dall'essere appiattito come nelle cartoline oleografiche, mantiene intatta la propria riconoscibilità. L'omaggio diviene, allora, una panoramica dell'isola e delle sue molteplici attrattive ("Ma Ischia era Ischia e poteva offrire mare, natura e molto di più, Vania lo sapeva bene"), un girovagare tra i negozi di via Vittoria Colonna e le terme di Casamicciola, le torri foriane ed il Castello Aragonese, respirando l'aria salmastra, gli occhi persi nel cielo cilestrino.