La bella moglie caprese del pirata turco Dragut

– di Mino Rossi

L’avventurosa vita della fanciulla isolana che viaggiò sulle galee barbaresche, sbarcò nel covo di Djerba ed ebbe una residenza regale a Susa, in Tunisia.

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200705-5-2mBella era Maria Serena, ragazza caprese, “occhi neri e volitivi, i capelli ricci e lunghi e il fisico avvenente”, innamorata di tre uomini, fidanzata col primo, amante col secondo e moglie col terzo, mentre correva l’anno 1500 e correvano molto di più, sulle onde del Mediterraneo, i pirati. Una leggenda d’amore e di galee, fra l’isola azzurra e le coste della Tunisia, che Elisabetta Boniello, da venticinque anni insegnante di materie umanistiche nella scuola media di Capri, ha fissato sulle pagine di un bel libro, edito da Alex Comunicazione, con le originali illustrazioni realizzate da Mario Isita.
Dunque, erano tempi di pirati e il più famoso di loro era Khair al Din, più noto a tutti come Barbarossa, pirata barbaresco, notissimo a Capri per il Castello omonimo sulla roccia di Anacapri dove si asserragliò dopo avere conquistato l’isola. Ma altrettanto famoso fu uno dei più terribili capitani di navi corsare, un turco di nome Dragut. Più del primo, di cui fu allievo e successore, Dragut mise Capri a ferro e a fuoco nella memorabile scorreria del 1553 devastando la Certosa, la Biblioteca e l’Archivio che conservava documenti preziosi della storia medioevale di Capri. Dragut sapeva essere terribile e delicato, sicuramente attraente nella persona, spavaldo, forte di così dure esperienze da non temere nulla e perciò inarrestabile. La sua volontà era legge finché le sue mani strattonarono i capelli di Maria Serena, nella piazzetta di Capri, dov’erano raccolti gli isolani atterriti dallo sbarco dei pirati. Il turco feroce che aveva debellato nemici di spada e di cannoni fu disarmato dalla fierezza della ragazza.
È a questo punto che comincia il racconto di Elisabetta Boniello. Comincia dal tentativo di Dragut di trattare Maria come una semplice preda, nella piazzetta di Capri, tirandola per i capelli e cercando inutilmente di baciarla, e risolvendosi a trasformare il suo fulmineo desiderio in un ordine: “Ti porterò con me a Susa e sarai la mia preferita”.
Susa era una splendida città tunisina alla estremità meridionale del Golfo di Hammamet e là Dragut aveva il suo castello, padrone di schiavi e donne sottomesse ai suoi desideri, la parte agiata della sua vita di pirata.
Maria Serena implorò inutilmente d’essere lasciata a Capri, tra la sua gente, la sua famiglia e un ragazzo di nome Gennarino che avrebbe dovuto sposare un mese dopo. Ma si sa che al cuore non si comanda e il cuore di Dragut non era proprio fatto per essere comandato.
La vita di Maria Serena prende una strada inimmaginabile. Da Dragut la dividevano non solo Capri, Gennarino e il timore di una terra lontana, Susa, ma la religione musulmana del pirata che non andava per niente d’accordo con quella cattolica di Maria, per giunta nipote di uno zio prete. Ma il destino a volte accelera i tempi. Così che Maria Serena passa repentinamente dalla vita tranquilla sull’isola a una vita vorticosa di viaggi al seguito di Dragut, pirata fra i più temibili, ma innamorato perso della bella ragazza di Capri.
I tre uomini di Maria Serena sono presto svelati. Perché a Gennarino, il fidanzato caprese, e a Dragut, il pirata innamorato, si aggiunge ben presto Hamed Alì, affascinante corsaro della flotta di Dragut al quale tocca il compito di condurre la bella caprese sulla galea di Dragut con la raccomandazione di quest’ultimo di “trattarla come una signora perché sarà la mia sposa”.
Il colpo di scena è che Hamed non è né turco, né tunisino. Il suo vero nome è Vicenzo, di origine sorrentina, come confida a Maria: “Appartengo anch’io alla tua gente, sono stato rapito e fatto prigioniero da Dragut”. Di indole affidabile, era finito col diventare il capitano di fiducia del pirata turco. Ovviamente, Maria trova in Hamed la persona con cui parlare e fare progetti per sottrarsi al destino di favorita di Dragut.
“Non dobbiamo ribellarci” le suggerisce Hamed “ma dobbiamo essere remissivi per ingannarli e tornare liberi”.
Lontana da Capri, dallo zio prete di nome Costanzo, navigando ed entrando in un mondo d’avventura, Maria non si chiude alla vita, ma segue le sane pulsioni di ragazza. Il rapimento si trasforma in un magnifico viaggio per mare e nel primo suggestivo sbarco a Djerba, isola tunisina fortificata dai pirati, loro covo e base navale. Qui Dragut è osannato e lui mostra a tutti la splendida fanciulla che dovette ritenere il miglior tesoro trafugato nella sua vita di assalti e scorrerie. Maria vede solo pirati attorno a sé e Dragut la rassicura: “Qui vivono i migliori uomini della mia ciurma, ma ti porterò a vivere a Susa dove una donna raffinata come te avrà tutti i conforti”.
Le attenzioni di Dragut, la sua galanteria e la paziente attesa di farne la preferita, aprono una breccia nel cuore di Maria. Insomma, Maria si innamora del pirata e dimentica Gennarino. Ma la vicenda si ingarbuglia e l’amore colpisce a destra e a manca. I pirati hanno sempre da correre da qualche parte e a Dragut capitò che dovesse accorrere a Cartagine per un assalto a una flotta cristiana.
Maria fu sistemata in un ricco palazzo di Susa e trattata come una regina. In sua compagnia, mentre Dragut guidava le sue galee verso Cartagine, rimase Hamed.
A questo punto, Maria ha chiare tre cose: Gennarino è un caro ragazzo, un bel ricordo e un giovane di cui sarebbe felicissima di essere l’amica o la sorella, e non più la fidanzata; Dragut la fa vibrare, l’ha innalzata al ruolo di regina e sarà volentieri e appassionatamente sua moglie; ma Hamed le è vicino, è bello, è una persona della sua terra di cui fidarsi, sono entrambi giovani e succede quel che deve succedere al punto che Maria, dopo l’irresistibile incontro d’amore con Hamed, cui non resistette, esclama: “Io, dopo essere stata con te, mio primo uomo, penso di non farcela. Lo caccerò?”. Hamed la calma: “Non farlo. Lui si indispettirebbe e vorrebbe sapere da te tante cose”.
Lui, naturalmente, è Dragut che torna da Cartagine, sposa Maria nella moschea, le impone il nome di Miriam e la loro prima notte ha qualche difficoltà, perché Maria pensa ad Hamed, ma Dragut “fu suadente e molto gentile” e, alla fine, furono, come dire?, marito e moglie.
Quando Maria ebbe il primo bambino, che nacque a Djerba e si chiamò Costanzo Alì, in cuor suo non seppe se era figlio di Hamed o di Dragut.
Ma crebbe molto bene e divenne uno splendido ragazzo che “aveva i colori scuri del padre e le fattezze belle della madre”.
Dragut era al settimo cielo per il figlio e la sua riconoscenza verso Maria gli fa dire: “Mi hai dato il più grande regalo che potessi mai desiderare.
Figlio di una caprese e di un turco musulmano dell’Anatolia, avrà molto da combattere, ma crederà in Dio”. Si imbarcano su una galea, perché Djerba era minacciata dalle navi cristiane, e si deve supporre che quel nuovo viaggio per mare fu un magnifico viaggio di nozze. Dragut innamoratissimo e Maria molto legata a lui che ne fece la regina della nave pirata, la più bella che si fosse mai vista.
Fu un viaggio avventuroso con sbarchi sulle coste africane, a Malta, saltuari ritorni a Djerba per rifornire la nave di ogni cosa. Costanzo Alì cresceva “alto, bruno, con i riccioli sulle spalle, raccolti in una bandana, parlava arabo e italiano, aveva imparato a usare la sciabola e portava il coltello tra i denti negli assalti”.
Quella vita per mare, fra attacchi e rischi, non poteva durare a lungo. Cementò molto il rapporto tra Maria e Dragut, e lei fu molto felice.
Moglie appassionata, fece di Dragut il suo uomo assoluto. Non ebbe più nostalgia di Hamed e considerò Costanzo Alì il figlio di Dragut. Una perfetta famiglia di pirati, ma con la loro felicità intima.
Fu Dragut a decidere che avrebbe riportato Maria a Capri in una dimora stabile e Costanzo Alì, sull’isola, avrebbe potuto apprendere altre arti, che non fossero quelle della guerra. La bella galea turca di Dragut tornò nelle acque di Capri e gettò l’ancora davanti alla Marina di Mulo. Qui i corsari costruirono una torre e là abitarono Maria e Costanzo Alì, mentre Dragut prese il mare per i suoi impegni di pirata.
Tornò una volta alla torre di Capri, ferito ad una gamba, ma ripartì diretto in Tunisia, sempre a caccia delle navi cristiane, e stavolta fu una battaglia navale vera e propria. Da quella battaglia Dragut non tornò, ferito mortalmente di spada a Malta. Prima di morire affidò al fido Hamed una mappa da consegnare a Maria. Era la mappa di un tesoro custodito in un punto preciso della Corsica. Maria, Costanzo Alì e Hamed si misero in viaggio verso l’isola lontana.
Ma la fine della storia è da gustare nel libro di Elisabetta Boniello e non ve l’anticipiamo, perché è una fine sorprendente.

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Un commento su “La bella moglie caprese del pirata turco Dragut

  1. Buonasera, cercando informazioni sul corsaro Dragut e su tutto ciò che gli concerne sono capitata su questo vecchio articolo. Non mi è chiaro se la storia qui raccontata è vera e se è in un libro della signora citata Elisabetta Boniello. Posso avere qualche info?

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