La farfalla che si lasciò cadere su una scogliera di Anacapri

– di Renato Esposito

Ricordo della poetessa Pamela Reynolds.
Suicidio o fatale incidente la sua fine? L’ultimo, enigmatico biglietto inviato
a Edwin Cerio.
I versi raccolti nell’Almanacco caprese edito dalla Conchiglia.
L’inquietudine di una gioventù insoddisfatta e l’aspirazione di trovare un luogo ideale dell’anima.

200505-6-1mLa galassia poetica di Capri è formata da migliaia di stelle che con i loro vorticosi sogni, nelle ombre dei loro naufragi esistenziali, hanno illuminato le nostre anime. Tanti poeti hanno saputo splendere di luce propria, altri di luce riflessa dalla solarità dell’isola, molti si sono persi nell’oscurità delle loro menti, nell’infinita creatività della disperazione.
Il mio incontro con la poesia di Pamela Reynolds avvenne durante una delle passeggiate che guido al Cimitero Acattolico nell’ambito dei “Percorsi per Capri”, organizzati dall’associazione culturale Oebalus. Questo luogo, dove ancora si può intravedere il genius loci alla ricerca di un’armonia panica perduta, è il giardino della memoria, in cui il mistero della morte poeticamente ci fa riflettere sul valore della vita.
Camminando lungo i viali alberati ci si accorge che coloro i quali così tanto contribuirono a creare il “Mito di Capri” continuano con i loro versi a dialogare sul significato della vita e della morte, sull’inutile tentativo dell’uomo di nascondersi dietro una maschera per recitare la propria esistenza. Mi colpirono i versi che si leggono sulla sua tomba: “Quem dii diligent adolescens moritur, dum valet, sentiit, sapit” (Quello che gli dei amano muore giovane, mentre è nel pieno delle forze, mentre è al culmine del sentimento, mentre assapora la vita).
Pamela Reynolds morì a Capri il 27 maggio 1935. Aveva venti anni. Non si è mai saputo se fu un suicidio o un fatale incidente. Edwin Cerio nel suo libro “L’ora di Capri” così ne ricostruisce la morte: “Il destino urgeva. Ecco la giovinetta ritta sulla scogliera a picco, l’esile figura aureolata di sole, disegnata contro il firmamento di cui gli occhi nordici avevano bevuto tutta la luce. E’ affacciata alla vita – sull’abisso di cui non conosce l’orrore; ed eccola, un istante dopo, in fondo al precipizio – la breve esistenza infranta, il destino compiuto – su una scogliera d’Anacapri”.
Dopo 70 anni ho ritrovato le sue ultime liriche con alcune brevi lettere in una cartella alla Biblioteca del Centro Caprese “Ignazio Cerio”. Riuscire a pubblicarle nell’Almanacco Caprese edito dalla Conchiglia ha avuto il significato di ridare la voce ad un animo che si era spezzato, riuscire a concretizzare un sogno di una ragazza troppo fragile, che si era persa nell’incomprensibile alchimia dei sentimenti.
Nella sua breve esistenza questa ragazza di Liverpool aveva frequentato eminenti personalità della cultura inglese ed italiana. La sua casa anacaprese, Villa Monticello, che Cerio definisce “la piccola Oxford di Anacapri”, era frequentata da D. H. Lawrence, Francis Brett Young, Axel Munthe, Arcibald Marshall, Algernon Blackwood.
In gioventù Richard Reynolds, padre di Pamela, fu segretario della Fabian Society, amico di Bernard Shaw e Oscar Wilde. Fu “correttore, lettore, critico preventivo” di molte opere della letteratura inglese create a Capri. E’ strano comunque che questa eminenza grigia della intellighenzia anglosassone sia stata dimenticata da tutti gli scrittori inglesi che scrissero sull’isola. Lo stesso Norman Douglas non lo cita nel suo libro “Looking Back”. James Money nel suo libro “Capri – Island of Pleasure”, che descrive con dovizia di particolari e pruriginosi gossips la comunità inglese isolana, dimentica l’operato di Richard Reynolds. E’ bello quindi ricordarlo come fa Edwin Cerio: “Egli fu l’antitesi dell’uomo classificabile. Fece classe a sé, fu il prototipo dell’uomo schivo. Evitò il lato della colonia estera continuamente esposta al dardeggio della esibizione; amò l’ombra discreta. Io vorrei chiamarlo il “caposcuola degli Umbratili”.
Pamela Reynolds fin da piccola dimostra la sua genialità. All’età di undici anni i suoi versi vengono accolti in una delle più note riviste letterarie inglesi. Nel 1928, a tredici anni, incontra a casa Malagodi Benedetto Croce e riesce a sostenere con il filosofo napoletano un lungo contraddittorio filosofico. La sua era una poliedrica personalità. Come ci ricorda Attilio Lembo nel suo libro “L’isola maliarda”, con tantissimi noti pittori Pamela Reynolds partecipa nel 1933 alla mostra “Il Convegno” svoltasi ad Anacapri con un quadro che raffigura una giovane ragazza caprese.
Pochi mesi prima di morire, la Reynolds invia ad Edwin Cerio sei poesie. Dopo pochi giorni lo scrittore fa recapitare a Villa Monticello un magnifico fascio di orchidee con un biglietto di plauso e di incoraggiamento per la giovane poetessa.
Quello che colpisce in queste liriche è l’assoluta ed inquietante modernità dei temi trattati. Una delle poesie che più rappresenta l’inquietudine giovanile è certamente “Sehnsucht”. Nella cultura mitteleuropea per Sehnsucht si intende l’aspirazione dell’animo umano di trovare un luogo, reale o ideale, dove si possa essere felici. E’ il sinonimo di un’utopia esistenziale.
In questa poesia la poetessa ci parla del rifiuto del proprio corpo, dell’ansia che non ci fa mai essere felici perché ci proietta sempre nel passato o nel futuro, della ricerca disperata, della Sehnsucht, di un Luogo dell’Anima. Più di trenta anni dopo i Rolling Stones nella più celebre canzone “I can get no satisfaction” cantarono la stessa inquietudine di una gioventù insoddisfatta.
In tutte le sue liriche Pamela Reynolds preannuncia temi che lacereranno la gioventù a partire dagli anni ’60: la fuga dalla realtà, il fascino dell’occulto, l’anoressia e la bulimia, la liberazione sessuale.
Questa ragazza fragile morì alla fine di maggio del 1935. Prima di cadere nel vuoto inviò ad Edwin Cerio un enigmatico biglietto in cui ella si paragona ad una farfalla rossa attratta irresistibilmente dai cespugli. La sua disperata ricerca di una luce, custode di ogni colore, di una luce che possa irradiare di luce il buio della mente lo ritroviamo in una delle sue più toccanti poesie “Shadows” (Ombre): “Non tirare fuori la mano per toccare le ombre / Sono così belle, le ombre, cremisi, vermiglio, lilla / Azzurre e verdi. / Ma è terribile, terribile, scoprire che sono impalpabili e senza vita”.

(Le poesie di Pamela Reynolds sono state pubblicate nei libri “Verso Capri” e “Almanacco caprese”, edizioni La Conchiglia 2005).

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2 commenti su “La farfalla che si lasciò cadere su una scogliera di Anacapri

  1. Pingback: Malaparte mon amour (su “Malaparte. morte come me” – Monaldi,Sorti) | Liberrante

  2. perché la BARONIA letteraria deve sempre e comunque soffocare una realtà sublime
    immaginaria contagiosa e di una religiosità al di fuori dei dogmi e da cui si estrapolano
    le essenzialità della vita
    non capisco questo Soffocamento

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