L’eco musicale di Emilia Gubitosi ad Anacapri

– di Gino Verbena

La villa “La Pausa” in via Timpone fu il soggiorno della pianista napoletana e del marito anch’egli musicista.
Donna Emilia fu tra i fondatori dell’associazione “Alessandro Scarlatti”.
L’organizzazione musicale delle Settembrate.
Don Vincenzo De Gregorio e Maria Sbeglia tra gli alunni isolani dell’artista. I ricordi di Lucia Bortone: “Una volta chiamò i carabinieri perché facevo rumore correndo sul carroccio”. I biscotti della panetteria Gargiulo distribuiti ai bambini del paese.

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200803-9-3mIn Anacapri, alla via Timpone 21, dove la stradina termina davanti al bivio per Li Campi e per Lo Funno, c’è una villetta, “La Pausa”, al di sotto del livello stradale, delimitata da un muricciolo basso e da una bougainville che risalta sui biancori della casa. Brevi e graziose rampe di scale portano, dai cortili e dai giardinetti, al tetto ricco di merli il quale offre un’ampia vista sul tramonto caprese e, in vicinanza, sul verde digradare della folta popolazione degli ulivi affacciati sul mare sottostante.
La villetta appartenne alla nota artista partenopea Emilia Gubitosi (1887-1972) coniugata con Franco Michele Napolitano. I due furono musicisti, compositori ed insegnanti del conservatorio di San Pietro a Majella. L’insegna, in ceramica, reca il segno di interruzione del suono nella musica, cioè la pausa; ma fa chiaramente capire come il termine debba essere accolto come “momento di sospirato riposo” nel corso della frenetica attività della coppia il cui spirito di iniziativa e il bagaglio culturale formavano una miscela esplosiva capace di scuotere i profondi silenzi anacapresi.

Il nome della Gubitosi è strettamente legato alla fondazione dell’associazione “Alessandro Scarlatti” creata nel 1919, ed ente morale dal 1948, finalizzata a far conoscere la musica antica italiana che, in quel periodo, andava incontro a un vero e proprio revival ad opera della parte più sensibile della cultura. A Emilia Gubitosi, al Napolitano, a Vitale e a Tebaldini si unì Salvatore Di Giacomo il quale dovette amare molto il mondo della musica a giudicare dalla sua bella poesia “Pianoforte ‘e notte”.
Nel 1949 avvenne la fusione con l’Orchestra da Camera Napoletana fondata l’anno prima da Vincenzo Vitale; ed ebbe così vita un mondo complesso, rigorosamente selezionato, L’Orchestra da Camera “Alessandro Scarlatti” che collaborò intensamente con la Rai; e fu l’organismo più importante dopo il teatro San Carlo.
Donna Emilia era stata la prima donna, nella storia della musica italiana, a diplomarsi (al Conservatorio) in composizione, oltre che in pianoforte.

Temperamento forte e deciso, fu protagonista della vita musicale di Napoli fino agli ultimi anni della sua vita. Incorruttibile educatrice (respinse decisamente una raccomandazione del Duce per un alunno poco meritevole) scrisse un’interminabile serie di lavori tra i quali numerosi brani per coro, per voce e pianoforte, composizioni per pianoforte solo, per arpa (sua grande passione), un concerto per pianoforte e orchestra, molti brani cameristici, diverse revisioni e rielaborazioni di opere di Scarlatti, Paisiello, Pergolesi, Cherubini, Cimarosa e Durante.

Realizzò pure testi didattici alcuni dei quali sono ancora in uso.
Le mitiche Settembrate degli anni Venti nacquero per dimostrare che anche Anacapri (non solo Capri) faceva testo, aveva un’ampia rappresentanza culturale e un innato senso dell’ospitalità. Erano imperniate, oltre che su addobbi, folclore, sfilate, gastronomia e mostre d’arte, sulla musica. Franco Michele era tra gli organizzatori unitamente a Gennaro Napoli, Alfredo Casella, Francesco Santoliquido, Edwin Cerio, Libero Bovio, Ugo Ricci, Filippo Tommaso Marinetti, Carlo Siviero, Manfredi Franco, Mario Castelnuovo Tedesco.
L’albergatore Nicola Farace faceva del suo albergo con il favoloso giardino l’epicentro della festa ospitando mostre, sagre e via dicendo. Il coro della festa, ovviamente, era curato dalla prestigiosa maestra di solfeggio del Conservatorio di Napoli, membro del comitato artistico, che reclutava belle ma soprattutto intonate ragazze del posto. L’impegno sociale di Emilia Gubitosi e Franco Michele alla vita anacaprese non si limitava solo all’organizzazione delle Settembrate.

Durante il settimo centenario della morte di S. Antonio, i festeggiamenti furono allietati dall’orchestra del Conservatorio di San Pietro a Majella diretta dal maestro Napolitano.
Nella villa anacaprese (ma soprattutto nella casa di Napoli) donna Emilia organizzava, con la preziosa collaborazione della fidata governante, dei veri e propri convivi serali ai quali partecipavano personaggi di spicco, tra musicisti e altri professionisti.
Basta citare, per tutti, i direttori Peter Maag e Pietro Argento, il prof. Rosati, il poliedrico Gennaro Napoli, il compositore Ildebrando Pizzetti. Improntati ad una forte e sincera amicizia erano i rapporti con Francesco Santoliquido e con Roberto Pane, grande cattedratico della facoltà di architettura (il primo abitava ad Anacapri, a Le Boffe, il secondo aveva, nel paese, una villetta alla Follicara).

La pianista napoletana Maria Sbreglia che abita proprio accanto alla villa in questione, a quattro anni, fu proprio l’ultima allieva della Gubitosi e, oggi, dopo una brillante carriera, è direttrice artistica della Fondazione “F. M. Napoletano” creata alla morte del maestro. A questa istituzione sono state intestate la proprietà napoletana e quella anacaprese (La Pausa). Maria, la cui madre Laura Lamagna era la figlioccia della Gubitosi e aveva comprato una parte della proprietà della madrina, cura pure le manifestazioni musicali estive di Anacapri. Sua figlia Emilia porta il nome della celebre artista scomparsa a 85 anni.
Anche don Vincenzo De Gregorio, anacaprese, attuale direttore del Conservatorio San Pietro a Majella, ha imparato da donn’Emilia l’arte del piano, (l’organo lo apprese da Napolitano). Il biondo e colto figlio d”o Riccio, ci offre, di lei, preziose informazioni e, inoltre, racconta: “Mi sentì cantare nella chiesa di Santa Sofia, durante la messa delle 10 e andò spedita da papà a dirgli che dovevo studiare musica. E papà, di rimando: Se lo prenda! Avevo undici anni. Finita la terza media ad Anacapri, donna Emilia mi portò a casa sua a Napoli, salotto e luogo di incontro dei grandi musicisti che venivano in questa città per i concerti della Scarlatti e del San Carlo.

Mi mandò a scuola dai Barnabiti del Bianchi, a piazza Montesanto, dove il rettore, il famoso padre Vincenzo Cilento, docente universitario e amico fraterno di Benedetto Croce, per ammettermi alla quarta ginnasiale mi fece eseguire l’andante della sonata in do maggiore di Mozart”.
Una vecchietta di 95 anni, Lucia Bortone, che ancora abita a via Timpone, ricorda la pianista come una donna terribile: “Giocavo con il carroccio; e donna Emilia chiamò i carabinieri perché il gioco era rumoroso”.
Suo figlio, Giacomino, invece, corregge il tiro: “C’è da dire che in seguito amò molto i bambini di Anacapri, forse perché non ebbe figli.
Quando usciva per il paese, si recava alla panetteria Gargiulo a comprare biscotti per farne regalo ai bambini che incontrava”.

Il cimitero di Anacapri conserva le spoglie mortali di Emilia Gubitosi e dell’amato consorte. Il piccolo monumento sepolcrale fu disegnato dall’architetto Roberto Pane. Esso imita le canne di un organo e reca un pentagramma con due note (do), una più grave e l’altra più acuta, sormontate da un punto coronato, simbolo e richiamo dell’eternità. Padre Cilento, latinista e filosofo, dettò l’epigrafe in latino: “La morte, così congiunti in Dio e nella musica, non ci tocca minimamente”.

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