L’eroe dei 7 mari

di Mino Rossi

Le imprese di Giovanni Soldini che ha iniziato l’anno con un altro record nella traversata da Città del Capo
a Rio de Janeiro. Milanese, scappò dalla città per andare a vela. A 48 anni cerca sempre un’impresa nuova ed è considerato il miglior navigatore solitario di tutti i tempi. Il primo naufragio e i giri del mondo. La Legion d’onore per il salvataggio di Isabelle Autissier. Il coraggio e il rispetto del mare sfidando i 40 ruggenti
dell’Oceano Indiano e i 50 urlanti di Capo Horn. Le balene, gli iceberg, le allucinazioni e, in barca, il tempo non esiste.

L’uomo dell’anno sui mari del mondo, appena l’anno nuovo è cominciato, è Giovanni Soldini, l’eterno navigatore milanese, il cacciatore di record sulle onde salate, l’impenitente corsaro dei sette mari.
A gennaio, in 10 giorni, 11 ore, 29 minuti e 57 secondi è “volato” da Città del Capo a Rio de Janeiro stabilendo il nuovo record della traversata (3.330 miglia marine, 6111 chilometri), migliorandolo di oltre due giorni, a bordo di “Maserati”, la barca super tecnologica lunga oltre venti metri, l’albero di carbonio alto oltre trenta metri, lo spinnaker di 500 metri quadrati. A bordo il suo equipaggio multinazionale di otto navigatori. A novembre del 2012, Soldini conquistò il record di velocità, sempre su “Maserati” e con l’equipaggio che contava anche un cinese, sulla rotta dell’oro da New York a San Francisco, passando per Capo Horn, 13.219 miglia nautiche (24.481 chilometri). Suo è anche il record di velocità dalla Spagna alle Bahamas sulla rotta di Colombo.
Occhi chiari, barba di marinaio, peso mosca (1,70), 48 anni, Soldini è l’irrequieto velocista dei mari. Da più di trent’anni corre su tutti gli oceani e in tutte le competizioni veliche.
Figlio di un industriale tessile, diventò marinaio fuggendo da Milano, la sua città. Le prime “navigazioni” sul Lago Maggiore e nel Mediterraneo. Da bambino andava sulla barca del padre. A 16 anni compì la prima traversata “divorandosi” l’Atlantico. L’inizio della sua leggenda di miglior navigatore solitario di tutti i tempi. Ha fatto due volte il giro del mondo, 39mila miglia, toccando quattro mari e cinque continenti, provando le calme piatte dell’Equatore, i 40 ruggenti dell’Oceano Indiano con onde alte come palazzi, i 50 urlanti di Capo Horn, incontrando iceberg e balene. Del mare ha una “paura rispettosa”, ma l’affronta e lo doma. Non è scaramantico però non dipinge di verde le sue barche perché si dice che porti sfortuna. Ha moglie e quattro figli. Sistema la famiglia a Sarzana e se ne va per mare. Non resiste di stare a terra. Vittorie e naufragi.
Diventa famoso a 25 anni quando la sua barca, nella regata in solitario dalla Francia al Senegal, disalbera e si rovescia a sud dell’Inghilterra. Fa notizia. Lui dice: “Per andare sui giornali ho dovuto fare naufragio”.
Nel Pacifico meridionale corse in soccorso di Isabelle Autissier, la velista francese che “naviga come un uomo”, rimasta imprigionata nella sua barca che si era capovolta. Il salvataggio gli valse la Legion d’onore assegnatagli da Jacques Chirac. Ha sempre una nuova impresa da compiere. Decorato con l’Orecchino d’oro di Capo Horn, il tatuaggio di una balenottera sull’avambraccio destro, in navigazione Soldini ascolta Mozart e Bob Marley. E dice: “Navigare è musica, questione di orecchio”. In barca dorme quando il vento è forte, “perché col vento debole devi guidare, giocare con le vele, hai tre nodi e devi correre a otto”. E le allucinazioni da solitario. “Ci sono, le ho avute, vedevo un sacco di gente a bordo, ma non c’era nessuno”. Fortuna e sfortuna cono compagni in mare, dice, “ma per andare bene bisogna avere una forma fisica perfetta, una barca che non tradisce e la scelta indovinata delle rotte. Devi ascoltare a barca. Lei parla. Ogni rumore ha un senso”.
In barca il tempo non c’è. Ha detto una volta: “Non esistono mattina, pomeriggio o sera. Dormi quando hai sonno, mangi quando hai fame”. Dice di sé: “Non sono né un eroe né un solitario, ma solo un innamorato del mare”.

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