L’irresistibile lady Hamilton

– di Mino Rossi

La grande love story del Settecento a Napoli nel linguaggio ottocentesco di Pietro Colletta.
L’incontro sul vascello di Nelson.
La donna fatale, che menò vita sciolta e abbietta sino all’età di sedici anni, si innalzò sposando l’ambasciatore inglese alla corte borbonica.
L’ammiraglio mostravasi di lei vago e servo.
Il rapporto di Emma con la regina Carolina:
né penetrali della reggia, la mensa, il bagno, il letto si godean comuni. Il ruolo dell’affascinante femmina britannica nella repressione dei patrioti della Repubblica napoletana.
Una fine misera, cinquantenne, a Calais.

200903-5-1mQuella tra Lady Emma Hamilton e l’ammiraglio Oratio Nelson fu la grande storia d’amore, con risvolti politici, del Settecento napoletano, la vita di lei un turbinio di sesso, ambizione, esibizionismo, matrimoni, avventura, fortune conclusosi nella disperazione e nella miseria. Prima di diventare lady, Amy Lyon, Emma, fu la ragazza più disinvolta e disinibita di Londra, notissima a 17 anni quando, tolta dal bordello di madame Kelly, divenne la mantenuta di molti uomini dell’alta società inglese che andavano ad ammirarne le grazie nello studio di un medico ciarlatano dove posava come “dea della salute” indossando esclusivamente la sua bellezza. Convisse per qualche tempo con un giovane aristocratico squattrinato, Charles Greville, profondamente innamorato di lei, che però, afflitto dai debiti, la piantò per sposare una donna ricca, mandandola a Napoli perché diventasse l’amante di suo zio, sir William Hamilton, ambasciatore inglese nella capitale borbonica. Greville sperava che lo zio lo sollevasse dai debiti, offrendogli una fanciulla così straordinaria, e che, vivendo con lei, non si risposasse lasciandolo erede dei suoi beni.

Sir William, invaghitosi di Emma, la sposò. Durante il soggiorno napoletano, lei divenne famosa interpretando, nella casa di Hamilton a Posillipo, irresistibili “quadri viventi” in cui interpretava i grandi personaggi femminili dell’antichità, posando, danzando, recitando e offrendo a dee e regine del passato il suo corpo strabiliante. La sua fama e il ruolo di Sir Hamilton alla corte borbonica le consentirono di diventare intima amica di Maria Carolina, la regina, moglie di Ferdinando I. In qualità di moglie dell’ambasciatore inglese, diede il benvenuto a Nelson quando l’ammiraglio giunse a Napoli per chiedere rinforzi ai Borbone nella guerra degli inglesi contro i francesi. L’influenza di Emma sulla regina concorse a fare ottenere a Nelson quanto chiedeva. L’ammiraglio tornò a Napoli cinque anni dopo, da eroe, dopo avere sbaragliato ad Aboukir la flotta francese. In battaglia aveva perso un occhio, un braccio e la maggior parte dei denti. Emma lo curò nella casa del marito e organizzò un ricevimento per festeggiare il quarantesimo compleanno di Nelson cui prese parte l’intera nobiltà napoletana, quasi duemila persone, compresi il re e la regina. Nonostante le menomazioni di Nelson, la passione tra Emma e l’ammiraglio divampò, tollerata, e forse incoraggiata, da Sir Hamilton che aveva una grande ammirazione per l’eroe di Aboukir. Nei giorni che seguirono la fine della Repubblica napoletana, lady Hamilton esercitò la sua influenza su Nelson per convincerlo, una volta ripristinata la monarchia a Napoli, ad eseguire la vendetta della regina Carolina che ottenne dal re un decreto di morte per i nobili e gli intellettuali della città che avevano aderito alla Repubblica: ne furono giustiziati 124, altri messi in prigione o esiliati.
Rientrata a Londra con Sir Hamilton, Emma condusse un menage a trois col marito e l’amante, ospitando Nelson dal quale ebbe una figlia. Alla morte di Sir William, Nelson fu richiamato in mare. Sola e infelice, Emma si diede al gioco d’azzardo dilapidando le fortune lasciatele da Hamilton e i doni di Nelson. Fu la fine, accelerata dalla morte di Nelson, ucciso nella battaglia navale di Capo Trafalgar, vicino Cadice, contro i francesi. Emma morì sola e in miseria a cinquant’anni.

Questa sintesi è solo l’occasione per proporvi la vicenda di lady Hamilton e dell’ammiraglio Nelson nella suggestiva prosa ottocentesca di Pietro Colletta, militare del genio sotto i Borbone, poi patriota aderendo alla Repubblica napoletana, infine storico e autore della celebre “Storia del Reame di Napoli”. Eccone alcuni brani. “Pochi dì appresso giunse nuova della battaglia navale di Aboukir per la quale l’ammiraglio inglese Nelson, arditamente manovrando, aveva prese o bruciato le navi di Francia. Poco di poi vedesi far vela verso noi armata inglese, la stessa di Aboukir. Subito il re, la regina, il ministro d’Inghilterra e sua moglie, sopra navi ornate a festa, andarono incontro per molto cammino al fortunato Nelson; e, passati nel suo vascello, l’onorarono in vari modi; l’ambasciatore Hamilton ringraziandolo da parte dell’Inghilterra; e la bellissima Lady mostrandosi per lui persa d’amore”. “Nel campo di Sangermano erano continui gli esercizi d’armi. Stavano in quel campo il re, la regina, gli ambasciatori, e lady Hamilton che, sotto specie di corteggiar la regina, faceva nel campo mostra magnifica di sua bellezza e pompeggiava la gloria di aver vinto il vincitore di Aboukir, il quale nel carro istesso mostravasi di lei e vago e servo”.

“Veniva d’Egitto l’ammiraglio Nelson e innamoravasi di lady Hamilton. Costei, nata Emma Liona, di madre povera, di padre incerto, in condizione tanto scaduta che se ne ignorava la patria, se non fosse nel principato di Galles, in Inghilterra; poi, adulta e bellissima, sola, vagante, in povertà di stato, fra costumi corrotti, menò vita sciolta e abbietta sino all’età di sedici anni. E allora, venuta in possesso di certo Graham, davasi a spettacolo nello inventato letto di Apollo, nuda o coperta di velo sottilissimo, con le sembianze della dea Igea. Cento artisti ritrassero, a scuola o per lascivia, le divine forme. Sotto immagini celesti e favolosa bellezza vera e presente innamorò Carlo Greville, della nobile famiglia Warwick; e quando egli scese da grande altezza di carica e di fortuna, Emma venne in Napoli oratrice allo zio di lui, sir William Hamilton, per ottenere aiuto di danari e permesso al nipote di sposarla, negato innanzi. Il vecchio zio, meravigliato e poi preso di amore della non più vista bellezza, concedendo al giovane parte della dimanda per prezzo dell’altra, pagò i debiti suoi e ritenne la donna. Quindi l’anno 1791 la fece sua moglie col nome di miss Harte; e così Emma, divenuta milady e ambasciatrice, scordando i principii e ‘l corso della vita, prese contegno nuovo, e ‘l sosteneva come fosse antico e nativo”.

“E quando lord Nelson si mostrò di lei pazzamente preso, la regina di Napoli (che fino a quel punto aveva conversato con milady da superba, come regina con donna di ventura), declinata l’alterigia, provvida del futuro, l’avvinse a sé coi nodi tenacissimi della vanità: nella reggia, nei teatri, al pubblico passeggio Emma sedeva al fianco della regina; e spesso, ne’ penetrali della casa, la mensa, il bagno, il letto si godean comuni. Emma era bellezza per tutte le lascivie”. “E allorché la regina Carolina lesse in Palermo le capitolazioni de’ castelli, e vidde svanire le sue vendette, pregò Emma, non da regina, da amica, di raggiungere l’ammiraglio, che navigava inverso Napoli, portargli lettere sue e del re, persuaderlo a rivocare l’infame trattato, che svergognava tutti i principi della terra, facendoli da meno sudditi ribelli. E poi che l’ebbe infiammata de’ suoi desideri, le disse: ‘A voi, milady, noi dovremo la dignità della corona; andate sollecita; vi secondino i venti e la fortuna’.

Ella, partita sopra legno corridore, giunse a Nelson quando entrava nel golfo di Napoli. Erano le regie lettere preghevoli e la regina soggiungeva: “Manca il tempo a più scrivere; milady, oratrice ed amica, vi esporrà le preghiere, e le quante grazie vi rende la vostra Carolina”. In fondo al foglio del re stava decreto che diceva: ‘Essere rei di maestà tutti i seguaci della così detta repubblica, giudicarli una Giunta di Stato per punire i principali con la morte, i minori con la prigionia o l’esilio’.La fatal donna, giunta sul vascello di Nelson, destata la gioia e avute le carezze del non atteso arrivo, presentò i fogli a lui che, per istinto di giustizia e di fede, sentì raccapriccio dell’avuto incarico; ma, vinto dalle moine dell’amata donna, l’uomo sino allora onoratissimo, non vergognò di farsi vile ministro di voglie spergiure e tiranne. Tornò indietro il legno di milady, apportatore alla regina nuove felici; Emma, guiderdone della vergogna, restò con Nelson. E stavano insieme quando egli, arrivato in porto, pubblicando i decreti del re consumò il tradimento. Per onorare Nelson fu ordinata in Palermo festa magnifica in una sala della reggia; dove entrando l’ammiraglio, incontrato da’ reali, era dalla mano del principe di Salero coronato di alloro”.

“Emma Liona, la quale, tornata dall’ambasciata di Napoli a Londra l’anno 1800, viveva in campagna, stanza opportuna agli studi del cavalier Hamilton, e seco l’ammiraglio Nelson, ritirato dal servizio d’armi per pigliar riposo de’ travagli e delle ferite. Nacque in quel tempo da Emma una bambina cui pose nome paterno di Nelson, dispregiando se stessa, la dignità del marito, la fama dell’amante. E quando per i pericoli della Gran Bretagna fu Nelson richiamato a comandare il maggior navilio, Hamilton morì, lasciando milady ricca di danari e di terre. Nelson donò a lei villa bellissima con vasti campi, dov’ella viveva alle cure della fanciulla; ma quando fu morto Nelson, ella, isolata, esposta a’ ritorni terribili della fortuna, contrasta nel possesso de’ doni dagli eredi d’Hamilton e di Nelson, spregiata e aborrita, non sostenne la mutata scena, e passò con grandi ricchezze e con la fanciulla in Olanda. Né quetando le sfrenate voglie di lascivia e di lusso, caduta in giovine scostumato ed avaro, sperdé le mal conseguite ricchezze, e morì in povero albergo presso Calais l’anno 1815”.

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Un commento su “L’irresistibile lady Hamilton

  1. Vincenzo Salvi 08/08/2016 at 16:14 - Reply

    Una interessante e precisa lettura del personaggio immessa nella tragedia dei martiri napoletani del ’99 tra cui era anche l’Ammiraglio Principe Francesco Caracciolo,a sua volta un amante napoletano di Emma,che Orazio Nelson volle impicca personalmente sul pennone della Victor, ammiraglia della flotta di Sua Maestà Britannica,si dice più per gelosia che per motivi politici.
    Infatti la strada che costeggia la rada di Napoli fu poi chiamata Via Caracciolo.

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