L’uomo che attraversava il mare cantando

– di Pietro Gargano

Ricordo di Aurelio Fierro, l’ambasciatore della canzone napoletana nel mondo.
Fu per tutti Mister Simpatia con la faccia da luna piena, la calvizie precoce, la mimica contagiosa e quella sua voce tenorile con ghirigori.

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200505-10-2m“Scellerato è chi fa la musica moderna” disse una volta Aurelio Fierro. Eppure lui proprio musica moderna aveva fatto per tutta la vita, con rispetto e delicatezza. Lo aveva fatto innovando senza profanare la tradizione, infilando il sorriso nella voce, interpretando prima che cantando. Il cordoglio compatto che l’ha scortato nell’estremo viaggio è stato il segno che la gente, prima ancora dei critici, ha apprezzato la sua grandezza.
Sesto degli undici figli di Raffaele – agiato negoziante, ex pastorello e stornellatore famoso nel suo paese irpino, fino a cercar fortuna in America – Aurelio nacque a Montella (Avellino) 13 settembre 1922. Cominciò a cantare nel coro del convento francescano di Folloni. A scuola, poco o niente, così il padre lo avviò al lavoro nel negozio di famiglia. Ma il ragazzo dalla faccia di luna piena riprese a studiare da solo, si fece poi aiutare da un frate in latino e lettere, e prese la licenza media.
Negli anni della guerra s’iscrisse al liceo scientifico “Pasquale Stanislao Mancini” di Avellino: fu allievo “scapigliato e scherzoso”, come tanti altri ammaliato dagli occhi di Tecla Graziano, la più bella della scuola, la prima lazzarella. Aurelio era l’unico che riusciva ad ammansire la preside Convenevole, intonava per lei A mezzanotte va la ronda del piacere… Dopo la maturità venne a Napoli, iscritto alla facoltà di ingegneria, lato meccanica.
Cantava, come sempre, soprattutto i classici napoletani. Nel 1946 esordì al Diana in uno spettacolo con Carlo Croccolo e Gigi Reder. Per un scommessa con alcuni amici (Croccolo, Pasquariello, Parisi, Reder) nel 1951 partecipò a un concorso canoro Curci al Giardino degli Aranci di Posillipo e sbaragliò 600 concorrenti con I’ te vurria vasà e Che t’aggia dì, studiate con il maestro Evemero Nardella. La Durium lo scritturò subito. Gli diedero il Microfono d’Argento e la vittoria nel primo festival di Castellammare di Stabia. A settembre era a Piedigrotta accanto a Pasquariello e a Papaccio. Cominciò a cantare stabilmente alla radio con le orchestre Anepeta e Avitabile.
Nel 1956 sposò Marisa Matone, un amore anema e core. Per tornare da lei, quando erano fidanzati, rinunciò al conservatorio di San Pietro a Majella, dopo aver vinto il concorso. Il resto è una collana di successi.
Mister Scapricciatiello: la canzone fu lanciata nel 1954, e dire che era stata scritta per Tullio Pane reduce dalla vittoria a Sanremo. Aurelio la cantò per la prima volta al San Ferdinando, in sala l’impresario David Matalon che lo portò in Canada e in America, preludio a innumerevoli giri del mondo.
Mister Guaglione: la canzone fu presentata al Festival di Napoli del 1956 (vinto altre due volte – con Vurria nel 1958 e Tu sì ‘a malincunia nel 1961 – in quindici partecipazioni), rilanciata in Francia da Dalida con il titolo di Bambino e incisa perfino da Dean Martin.
E poi Suspiranno ‘na canzone, ‘A pizza, Giulietta e Romeo, Serenatella sciuè sciuè, Uè uè che femmena, ‘O vico, Fragole e cappellini, Cerasella, ‘A sunnambula, Lui andava a cavallo, i grandi classici. Il successo all’Olimpia di Parigi. I sei Festival di Sanremo: 1958, 1959, dal 1961 al 1964.
Fu il re della canzone smargiassa e da passeggio. Faccione allegro, calvizie precoce, mimica contagiosa, voce tenorile con ghirigori: Mister Simpatia. Ma fu molto di più. Cantò con un sorriso brani da altri interpretati per errore in modo drammatico. Appunto: finì per riformare la tradizione senza contaminare i suoni, senza cambiare le note classiche.
Fu famoso nel mondo. In Argentina vinse la sfida con Claudio Villa sostendo di essere un discendente dell’erore nazionale Martin Fierro. Nello stadio di San Paulo del Brasile, nel 1961, in sessantamila cantarono con lui ‘O sole mio. In Giappone, nel 1977, ottenne un applauso di quindici minuti per la sua interpretazione di Core ‘ngrato. Il primato resta tuttavia a Napoli: centomila a Porta Capuana nel 1954, e fu costretto a ripetere Scapricciatiello cinque volte.
Fondò l’etichetta King Record che lanciò Peppino Gagliardi e Tony Astarita; la chiuse perché in giro i falsari erano troppi. Fondò l’Accademia delle Arti, dello Spettacolo, del Turismo e dell’Ecologia. Fu consigliere comunale della Democrazia cristiana a Napoli: eletto nel 1970, non si ricandidò: “Più conosco la politica, più amo le canzoni”. Scrisse saggi sulla canzone e uno sulla Grammatica della lingua napoletana (Rusconi editore, 1990). Aveva carattere. Nel 1985 Renzo Arbore gli propose di fargli da corista mentre cantava Scapricciatiello. Fierro rispose: “Cari signori della Rai, ma nessuno vi ha mai mandato a…”.
Se non era in tournée, per riascoltarlo, ed era un’emozione, bastava andare nel suo ristorante ‘A canzuncella, nella piazzetta di Santa Maria la Nova, aperto nel 1988 dove doveva sorgere una sala d’incisione. Tra quelle mura profumate di buoni cibi del Sud dava feste musicali per i suoi compleanni. Nel 1998, ad assaggiare la torta, c’era anche Sergio Bruni, quasi a smentire la leggenda della rivalità fra i due grandi interpreti.
Collezionista di francobolli sul presepio, nel 1999 era diventato membro della Consulta nazionale per la filatelia e la nomina destò le ire del deputato leghista Borghezio. Nello stesso anno, a settembre, dopo aver partecipato con Nunzio Gallo a una rievocazione del Festival di Napoli, si ammalò di un cancro alla prostata. La famiglia, per curarlo con maggiore tranquillità, gli nascose la notizia. Una notte don Aurelio sognò di passeggiare con Padre Pio, di cui era devoto da sempre, e di incontrare i genitori che parlavano di un suo malanno. Appena si svegliò chiese alla moglie: “Che mi state nascondendo?”. Donna Marisa glielo disse e lo invitò a pregare Padre Pio, “anche lui ebbe lo stesso problema”. Agli esami successivi il tumore scomparve. Fierro non ebbe dubbi: “E’ stato un miracolo”.
Riprese l’attività con il solito slancio. Nel 2000 di nuovo partecipò a VivaNapoli condotto da Mike Bongiorno su Retequattro e svolse applauditi tour in Giappone. Dal 1997 organizzava la Festa della Castagna. Considerava Core ‘ngrato la più bella canzone napoletana di tutti i tempi e Pasquariello il più grande cantante (“abbiamo rubato tutti qualcosa da lui”).
Marisa fu colta da un presentimento e volle festeggiare le nozze d’oro con qualche anno di anticipo. Poco dopo, il tumore riaffiorò. Aurelio andò a curarselo ad Aviano. Tornava allegro come prima, aggiornava i suoi lavori sulla canzone e la grammatica napoletana, faceva progetti con gli amici.
L’ultima volta che andò ad Aviano, dopo una terapia cadde e non si svegliò più. Rimase in coma più di un mese al Cardarelli, il cuore era grande, poi cedette. Quando la bara di don Aurelio entrò nella chiesa della Pietà dei Turchini in via Medina scoppiò un applauso mai sentito in una chiesa.

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