Il poeta architetto

UN ARCHITETTO POETA

di Mimmo Carratelli

L’affascinante produzione letteraria e musicale di Alessandro Robles, artista a tutto tondo, giornalista, scrittore, cantautore. Dopo “Ostinata luce” e “L’incanto del tempo”, è appena uscito nelle librerie “Cercatori di sassi”, corredato da un cd, una raccolta di canzoni e pensieri appuntati durante viaggi, concorsi e festival.

Ho sempre immaginato Alessandro Robles come un leggero viandante delle Murge, lui, pugliese di Bari, sull’altopiano carsico, tra i rilievi dei monti dai colori ocra e marrone scuro e il verde e l’azzurro dell’Adriatico, un mondo vario, duro e vario, dolce e duro, capace tutt’insieme di arrivare all’animo aperto del viandante, un poeta sotto la scorza professionale dell’architetto. 201404-8-1mImmagino Robles, pedone minuscolo, dal profilo greco, nel suo paesaggio pugliese, un pedone avido di colori e sensazioni, le corde sempre tese della sua sensibilità pronte a raccogliere, vibrando, il messaggio d’emozione per un fazzoletto di terra arata, per un vitigno, per il profilo di una casa, per l’ombra di un albero, per una strada che svolta, per una spiaggia bianca sotto il sole, per un treno locale che si allontana.
Saperlo poi non solo scrittore, e poeta e architetto, ma anche musicista e cantautore, mi ha fatto capire di più come il suo cuore fosse aperto al mondo in tanti modi da non perderne un richiamo, una malia, un’eco. Così ricettivo, Alessandro, e così rapido poi nel costruire parole che restituiscono intatte le sue sensazioni per il godimento del lettore che diventa egli stesso Alessandro Robles e guarda il mondo come non l’aveva mai visto perché l’architetto sa come costruire una pagina densa e asciutta allo stesso tempo, la magia del suo scrivere.
L’architetto sa come guardare alle cose e agli uomini, ha una sua cultura specifica e una solida disciplina interiore che noi non abbiamo, e così lui, Alessandro, ci regala il suo modo di “guardare”, ci presta i suoi occhi e il suo cuore per vedere meglio, e così ecco che siamo con lui davanti a una facciata di una chiesa, alla torre di un castello, alla curva di una collina, anche semplicemente davanti a una barca, a una persona, persino a un’ombra, e possiamo coglierne il “segreto” che solo Robles sa scoprire e trasmetterci.
E’ stato un beat, Alessandro, al tempo del suo poetico rock d’autore quando gli sbocciavano i versi musicali, cantante lui stesso (e confesso d’averlo immaginato col sassofono come Woody Allen). Del rock, nello scrivere, gli è rimasto il ritmo, l’asciuttezza del colpo ad effetto, ma permeato dal blues. La sua scrittura è rock blues perché una vena di romanticismo percorre la frase concreta. Mi sono appassionato ai suoi articoli che invia per il mensile “L’Isola” che redigo avendo ogni volta la felice sensazione di leggere qualcosa di molto piacevole, una scrittura fresca come l’acqua di fonte, una carezza sul cuore, la frase musicale. Se gli articoli di Robles sono opera di magia dello scrivere assoluto, vero, mai artificioso e bugiardo, le poesie e gli aforismi, cui mi sono avvicinato da poco, sono colpi di accetta, graffi dolcissimi, squarci di luce, colpi di remo nel mare della fantasia.
201404-8-2L’ultimo suo lavoro è “Cercatori di sassi”, una raccolta di canzoni e annotazioni, “un lavoro sudato e rischioso che ha dentro una selezione delle emozioni di un lustro della mia esistenza artistica” come confessa l’autore. E’ un libro con un cd. La parte musicale contiene le ballate che hanno vinto premi nazionali e altre che vengono presentate per la prima volta. La parte letteraria, oltre ai testi delle canzoni, riporta aforismi e varie divagazioni. Hanno preceduto l’ultimo libro di Robles due sillogi poetiche, “Ostinata luce” e “L’incanto del tempo”. La deliziosa produzione di Alessandro Robles comprende articoli affascinanti che compaiono spesso su “L’Isola” e sono ospitati da tanti giornali.

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