Quando i cervi divennero delfini

– di Mino Rossi

È sorprendente pensare che con una progressione impressionante di adattamenti evolutivi, dettati dalla necessità del cibo, si siano avvicinati al mare imparando a vivere in esso. Una straordinaria esperienza raccontata nel libro “Altair” scritto da Davide Amante dopo un viaggio di sei mesi in barca a vela. Il Centro ricerca cetacei di Caprera.

Davide Amante, scrittore, vive a Milano. Nel 2003 ha fondato il Centro Ricerca Cetacei, una società per la ricerca e la protezione dei delfini nel Mediterraneo. L’anno successivo ha acquistato “Altair”, una barca a vela di 12 metri, con la quale ha navigato per oltre un anno, come skipper, nel Mediterraneo. Dal viaggio ha tratto un suggestivo romanzo, “Altair”, 352 pagine, Leopard Publishing Editore.
Il romanzo, tratto direttamente dal diario di bordo, racconta con naturalezza un viaggio in barca a vela, una ricerca scientifica e una scoperta dai risultati sorprendenti. Davide Amante è istruttore del Centro velico di Caprera.

“Marina&Lifestyle Magazine” ci ha concesso un estratto dell’intervista all’autore di “Altair”. “La mia passione per il mare è iniziata tanto tempo fa e in concomitanza con i viaggi nel deserto -racconta Davide Amante. – Il mare, come il deserto, è fatto soprattutto di spazio, di distanze, e questi sono gli unici due luoghi dove ho potuto osservare, indisturbato, la linea dell’orizzonte. L’idea di poter viaggiare puntando verso la linea dell’orizzonte e, ovviamente, senza mai raggiungerla, è uno stimolo fortissimo, un modo per viaggiare dentro se stessi. Un grande scrittore, Tolstoj, sosteneva che tutto ciò che un uomo è, lo diventa nei suoi primi quindici anni. E in effetti proprio in quel periodo feci un viaggio in barca con mio padre, partendo da Marina di Campo, all’Elba. Appena un po’ distanti dalla costa incrociammo un gruppo di delfini. Mio padre ebbe l’intuizione di spegnere il motore e lasciare che la barca proseguisse alla deriva. I delfini uscivano dall’acqua, nuotando in gruppo, soffiando dei forti getti d’acqua polverizzata. Il fatto più affascinante era ascoltare il rumore del loro respiro. Apparteneva al ritmo del mare”.

Il racconto prosegue così: “A 18 anni mi lanciai in un’impresa in gommone con un amico: il giro della Corsica, dormendo in spiaggia. All’altezza di Bonifacio decidemmo di attraversare per la Sardegna e ci perdemmo. In maniera del tutto casuale il primo posto dove arrivai fu la baia di Porto Palma, a Caprera. Divenni prima allievo poi istruttore al Centro Velico, l’inizio della mia vera passione per il mare”.
E’ stato così che Amante ha incontrato una ricercatrice e alcune naturaliste impegnate in un progetto di conservazione sui delfini.
“Parlando con loro ho capito che si poteva fare qualcosa per difendere i delfini e proteggerli, e forse, riuscire a capire qualcosa del loro modo di vivere e di comunicare. Abbiamo fondato il Centro Ricerca Cetacei”.
“Tutto è cominciato sull’isola di Caprera una sera limpida e piena di vento, al tramonto. Caprera aveva sempre esercitato un fascino particolare su di me, alla base del quale c’era la presenza costante e irrimediabile del vento. Qualcosa di intenso e, per così dire, consistente, che soffiava senza mai fermarsi riempiendo gli spazi di fronte a me fino a rendere indistinti i contorni del cielo sopra e del mare all’orizzonte”.

Così comincia “Altair”. Il romanzo di Davide Amante narra un viaggio in barca a vela durato circa sei mesi ed è tratto dagli appunti presi durante il viaggio.” In ogni capitolo ho inserito una parte dedicata ai delfini, con informazioni scientifiche”.
“I delfini sono mammiferi molto vicini a noi, più di quanto si pensi, ma vivono in un mondo completamente diverso dal nostro, sott’acqua – scrive Amante. – Per un delfino che nuota nel mare la superficie esercita lo stesso effetto del cielo per noi, che camminiamo nell’aria. La superficie del mare, agitata da increspature e onde, quella superficie verso cui risalgono le bollicine d’aria, appare ai loro occhi similmente a un cielo attraversato da nuvole per noi, un luogo ancestrale cui devono fare costantemente ritorno per respirare. E forse proprio la necessità dell’aria ha generato in loro quell’interesse profondo e l’attrazione per il mondo oltre la superficie, che manifestano nella curiosità per noi e nel desiderio di comunicare con noi”.

“È sorprendente pensare che i delfini in origine erano cervi e con una progressione impressionante di adattamenti evolutivi, dettati dalla necessità del cibo, si sono avvicinati al mare e hanno imparato a vivere in esso. I delfini sono animali molto intelligenti, con elevate capacità di comunicazione ed empatia”.
Amante parla nel libro dei fischifirma, il linguaggio dei delfini.
“Sono solo una piccola parte. Ci sono i fischi-firma estesi e complesse modulazioni che spiego nel romanzo”. Davide Amante aggiunge:
“I delfini non osservano soltanto con gli occhi ma possiedono l’ecolocalizzazione, cioè inviano un impulso similmente ai sonar che permette loro di ottenere un’immagine dettagliata anche a grandi distanze. Questo impulso riesce a superare ostacoli poco consistenti come la pelle perciò, oltre ai suoni e al comportamento, i delfini sono capaci di vedere a tutti gli effetti la composizione interna della preda o dell’animale che stanno osservando così come sono capaci di rilevare lo stato emotivo o lo stato di salute della propria preda. Le conseguenze sono sorprendenti sul piano dei rapporti interpersonali perché l’uso degli altri sensi, ad esempio il contatto fisico e lo sfioramento, unitamente all’ecolocalizzazione potrebbe permettere a un cetaceo di intendere a un livello per noi difficilmente comprensibile lo stato emotivo del compagno.

Non sono mai stati condotti studi sistematici sul comportamento e sulle capacità relazionali dei delfini, ma nei mesi trascorsi a bordo di ‘Altair’ e insieme a loro ho vissuto svariate situazioni e assistito a così tanti episodi da avere la netta sensazione che i delfini fossero capaci di sviluppare relazioni con gli altri, capire in profondità le loro intenzioni e adattare il proprio comportamento ad esse.
La mia sensazione era che i delfini possedessero la capacità di immaginare le loro relazioni con gli altri, possedessero cioè consapevolezza di sé e una capacità di empatia avanzata paragonabile o superiore alla nostra, e che arrivassero ad essa attraverso l’uso e la sovrapposizione di diverse facoltà intellettive fra cui l’ecolocalizzazione”.
Davide Amante traccia poi una singolare associazione fra i delfini e i Touareg. “Hanno un concetto del territorio analogo, entrambi nomadi in un territorio uniforme, il deserto per i Touareg e il mare per i delfini. Una volta ho incontrato un capo Targui e, mentre i nostri punti di riferimento essenziali sono fissati nei luoghi, quando invece si parlava di deserti il discorso rallentava e usavamo raramente nomi di luoghi o territori ma parlavamo di distanze, direzione dei venti e, più di ogni altra cosa, individui. Le persone nelle nostre parole acquisivano un’importanza e si dilatavano al punto da diventare esse stesse il punto di riferimento per spiegare luoghi e percorsi. Intorno agli individui si dipanavano vicende e intere storie che tracciavano i loro percorsi personali. A ttraverso la storia degli individui, i loro percorsi e l’appartenenza a un gruppo potevamo delineare un territorio, assegnare ad esso un senso e un’importanza: l’apparente uniformità del deserto richiedeva dei punti cospicui, necessari per fissare rotte e punti di accordo.

Similmente accadeva per gli aborigeni australiani che percorrevano i territori e cantavano gli spazi, fissando dei confini intangibili che appartenevano agli individui e ai loro legami, costruendo una sorta di carta emotiva del territorio. Allo stesso modo, nei delfini, era la posizione realtiva degli individui, i loro essenziali legami sociali e le loro impressioni di minaccia o adattamento a identificare il territorio e stabilire i punti di riferimento in uno spazio così ampio e aperto come il mare. Un territorio inafferrabile, costruito sugli elementi condivisi dal branco, in costante, perenne cambiamento”.
“La barca a vela – continua Amante proprio perché naviga in equilibrio fra due elementi che sono il vento e il mare, ha un comportamento prevedibile e soprattutto progressivo, anche nelle manovre più veloci e nei cambiamenti di andatura. Mi sono sempre chiesto se i delfini intuiscano o interpretino gli equilibri di forze che permettono a una barca a vela di navigare. E’ una domanda tutt’altro che fantasiosa, specie se si è provato a navigare con loro e vedere con quale armonia sembrano anticipare e aderire agli spostamenti dello scafo. Poche volte ho provato un senso di vicinanza, di appartenenza e di intesa, come quando ero impegnato a regolare una vela e a percepire gli spostamenti dello scafo con a fianco un delfino in corsa sulle onde della barca.
La Valle della Luna è un luogo in Sardegna, dimenticato dal tempo e conosciuto da pochi. “Esiste, ho trascorso lì due giorni e ho vissuto esattamente le sensazioni che racconto”, dice Davide Amante. “Posso affermare che là è nato il romanzo ‘Altair’, molto strano per me. È nato come diario di bordo e appunti che presi durante il viaggio in barca a vela. Lo scrissi di getto, durante il viaggio, poi in due o tre mesi lo sistemai prima di pubblicarlo. E’ un romanzo diretto, autentico, completamente sincero”.

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