Raffaele Castello

IL PITTORE CAPRESE EMIGRANTE DELL’ARTE

di Stefanie Sonnentag

Raffaele Castello lasciò l’isola a 24 anni per raggiungere la Germania, affascinato dai post-futuristi degli anni Venti. I suoi primi dipinti apparvero alle mostre di avanguardia in giro per l’Europa e divenne amico di Piet Mondrian. Non rinunciò mai ai pantaloni “alla pescatora” e ai sandali capresi. Le estati a Capri per vincere la grande nostalgia del mare e dei colori dell’isola che portò sempre con sé e che trasferì nei suoi quadri

Raffaele Castello portava i pantaloni “alla pescatora”, piegati al polpaccio, uno più corto dell’altro. Sempre. Proprio da pescatore di Marina Grande. E calzava le famose pantofole capresi, quelle con la suola di corda oppure i sandali. Anche in inverno.
Vestito così partì nel 1929. Aveva 24 anni e con sé portò la passione per l’arte. La predisposizione è sicuramente un lato importante, gli incontri giusti però lo sono altrettanto, soprattutto quando si decide di percorrere una via predesignata così sottile come lo sono le strade dell’arte.
Nato e cresciuto a Capri, Raffaele Castello (1905-1969) ebbe modo di fare le prime esperienze nell’ambito delle arti sull’isola stessa.
A partire dai primi anni Venti, periodo in cui i post-futuristi attiravano l’attenzione internazionale con le loro performance al Quisisana di Capri, Raffaele fu affascinato da questo movimento e, in particolare, da Enrico Prampolini. Anche un artista tedesco ebbe una forte influenza sui primi anni del percorso artistico di Castello: Otto Sohn- Rethel, pittore e pensatore che viveva negli anni Venti ad Anacapri e radunava periodicamente i suoi discepoli intorno a sé.
Parliamo di una Capri che in quegli anni era, soprattutto, meta degli intellettuali tedeschi. Proprio su suggerimento di Sohn-Rethel, il ventiquattrenne Castello partì da Capri e viaggiò per l’Europa per incontrare e studiare gli artisti che lo attiravano mentalmente: Henryk Stazewski, Kasimir Malevic, Oskar Schlemmer, Paul Klee, Piet Mondrian.
Frequentò corsi di pittura e di teoria della pittura alle Accademie di Düsseldorf e Monaco, partecipò, con i suoi primi quadri, a diverse mostre collettive di avanguardia in giro per l’Europa, diventò intimo amico di Piet Mondrian a Parigi e ritrovò, sempre nel centro dell’arte dell’epoca, Prampolini e lo scrittore e giornalista Ettore Settanni, anche lui caprese e anche lui con la dimora fissa nella Parigi di quegli anni.
Quando Castello tornò a Capri negli anni Trenta, tornò come pittore. In questi anni gli venivano dedicate delle mostre importanti a Roma, a Napoli e a Milano. Nel 1937 l’artista Arturo Ciacelli scriveva di lui: “Un giovane che è una promessa, conosciuto in diversi centri artistici europei e lo ignorate!”. La critica era rivolta ai capresi.
La linea e la pennellata di Raffaele Castello non si limitavano alla descrizione di un oggetto. La sua nuova linea dava forma ad un contesto suo. Aveva sviluppato una tonalità propria. Riprendeva sempre come tema il cavallo o il toro che aveva conosciuto nel primitivismo, probabilmente a Parigi, e che elaborava in cicli sempre nuovi. Il toro, che a Capri non esiste, il toro che conobbe nei quadri di altri artisti altrove.

Collezione privata Maurizo Siniscalco.

Collezione privata Maurizo Siniscalco.

Castello non ha mai dipinto il paesaggio, ma ciò nonostante i suoi quadri astratti sembrano ispirati dal paesaggio caprese. Sembra che i suoi colori rispecchiano i colori dei paesaggi dell’isola, come se lui si fosse fatto guidare dai verdi della vegetazione, ispirare dai blu del mare e dai toni caldi delle more, del corallo.
Questi colori li aveva assorbito in pieno durante la sua gioventù a Capri, e studiato attentamente come raccontava, negli anni Sessanta, un suo amico ricordandosi come da giovanotti “guardavamo le vegetazioni di coralli e i pesci sott’acqua con una latta di benzina il cui fondo era stato sostituito da un pezzo di vetro”.
L’ispirazione del mare. Sempre e di nuovo. Il mare, le onde, i riflessi. Raffaele Castello amava il mare, soprattutto quando, dalla fine degli anni Trenta, a causa degli sviluppi e della guerra, fu costretto a vivere a Capri. Il mare, raccolto nella grafica, il moto ondoso raccolto con i colori sui dipinti. Forse proprio in questi temi si sente di più la sua forte personalità, riconosciuta già da Edwin Cerio.
Naturalmente sentiva la mancanza del mare nel lungo periodo in cui abitò in Germania dove aveva conosciuto la bella e giovane Beatrice, con cui negli anni Sessanta viveva a Monaco. Poteva appagare l’eterna passione per il mare quando, in estate, tornava regolarmente con lei a Capri.
In tarda mattinata, dopo aver dipinto nel suo vecchio studio al secondo piano in Via Parocco Canale numero 13, raggiungeva la moglie tedesca ai Bagni di Tiberio per un tuffo e un pranzetto in spiaggia.
In giro per l’Europa e più tardi, nel dopoguerra, in Germania, come ben dimostrava il suo abbigliamento da pescatore caprese, al quale rimase fedele negli anni, Castello era sempre rimasto un “capriota”.
Innamoratissimo della sua isola e gelosissimo, come “ogni caprese è geloso di Capri”, queste furono le sue parole in un’intervista. “Dove la trovi quest’aria? Meglio dello sciampagna!”. Così citava le sue parole un giornale del dopoguerra riportando l’ortografia degli anni Cinquanta.
Finite le vacanze, Castello portava la sua Capri con sé in forma di spezie secche, il rosmarino, la salvia, il timo, la menta. Questi profumi preziosi uscivano dai suoi barattoli in cucina.
Il pittore doveva essere un uomo non soltanto affascinante, ma anche un cuoco eccezionale in quanto sapeva usare mestoli e cucchiai alla pari dei pennelli.
A Monaco soffriva per il freddo rigido, tipico degli inverni d’oltralpe. Soffriva per le nevicate che arrivavano anche ad aprile inoltrato e soffriva per la rinuncia al sole e alla luce.
“A Capri ho lasciato il mio cuore”, scriveva negli anni Sessanta per l’ennesima volta in una lettera al fratello Giuseppe ma aggiungeva anche: “Se non mi fossi mosso, sarei morto di fame nel mio paese”.
Con la mostra di Raffaele Castello (a cura di Maurizio Siniscalco) nel Quarto del Priore nella Certosa di San Giacomo di Capri un pittore importante è tornato in scena.

(Stefanie Sonnentag, scrittrice tedesca e storica dell’arte, molto legata a Capri, è autrice tra gli altri del libro “Passeggiate letterarie a Capri e a Napoli“, L’Ancora del Mediteraneo, 2005)

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