Lo Scirocco e il Ponentino

QUANDO IL VENTO TI CAMBIA LA VITA

di Peppe Iannicelli

Lo Scirocco è una carezza calda che soffia anche a cento chilometri l’ora e influisce sull’umore, sul carattere e sul comportamento delle persone. Provoca tempeste nel Mediterraneo ed è accusato di averi effetti negativi sulla salute. Il Ponentino è come una brezza di mare ed è scolpito dall’immaginario collettivo nel rapporto particolare con Roma. Si leva sul far della sera, messaggero ammaliatore di stornelli e versi amorosi.

Scirocco e Ponentino. Due venti, due carezze calde che sfiorano anche i cento chilometri all’ora influendo sull’umore, le scelte, il carattere ed il comportamento. Delle persone, ma anche delle città.
Nel fragore della vita metropolitana, ormai quasi non ci accorgiamo più della presenza del vento. Eppure questo elemento atmosferico, solo all’apparenza impalpabile, ha una sua precisa fisionomia ed identità. Chi naviga per mari ed isole ben lo sa. Ed impara presto a sfruttarne le doti ed a fuggirne i pericoli.
Lo Scirocco (dall’arabo shurhùq, vento di mezzogiorno) è un vento caldo proveniente da sud-est. Tale direzione è indicata simbolicamente nella cosiddetta rosa dei venti. Lo Scirocco prende il nome dalla Siria, la direzione da cui spira il vento, prendendo come punto di riferimento l’Isola di Zante nel Mar Ionio. Lo stesso vento assume il nome di Jugo in Croazia e Ghibli in Libia. Lo Scirocco che giunge sulle coste francesi contiene più umidità ed assume il nome di Marin.

201404-11-1mQuesto vento soffia più di frequente, con velocità fino a 100 km/h, in primavera ed autunno raggiungendo un massimo nei mesi di marzo e novembre. Nasce da masse d’aria tropicali calde e secche trascinate verso nord da aree di bassa pressione in movimento verso est sopra il Mar Mediterraneo. L’aria calda e secca si mischia con quella umida del movimento ciclonico presente sul mare ed il movimento in senso orario spinge questa massa d’aria sulle coste delle regioni del sud Europa.
Lo Scirocco secca l’aria ed alza la polvere sulle coste del Nordafrica, provoca tempeste sul Mediterraneo e tempo freddo ed umido sull’Europa. Il vento soffia per un tempo variabile da mezza giornata a molti giorni. Molte persone attribuiscono a questo vento effetti negativi sulla salute e sull’umore per via del caldo umido e della polvere portata dalle coste dell’Africa e dell’aumento della temperatura in Europa (ad esempio l’espressione popolare “sciroccato” e l’esclamazione “scirocco” diffusa in Veneto). Si dice “sciroccata” una persona tonta, distratta, stranita. Sono gli effetti perniciosi di un vento che fin dall’antichità era considerato un nemico mortale per la popolazione. Lo scirocco era accusato di diffondere pestilenze e carestie oppure di provocare il fallimento dei viaggi in mare a causa dello sfiancamento degli equipaggi. Nelle libere repubbliche marinare della Croazia, fiere rivali di Venezia per il dominio dei mari, era consuetudine che durante le ore di scirocco venissero sospese le contrattazioni commerciali e le decisioni politiche. Il soffio malefico del vento di mezzogiorno avrebbe potuto rovinarle irrimediabilmente.
La polvere trasportata dallo scirocco può causare danni ai dispositivi meccanici e penetrare negli edifici. L’umidità che si deposita al terreno rende inoltre molto scivoloso e quasi oleoso il manto stradale. Lo Scirocco è diventato, inoltre, uno dei simboli climatici della Sicilia, della Sardegna e anche della Calabria e soprattutto del Salento dove porta giornate torride d’estate e calde nelle altre stagioni. Molto diffuse sono anche le giornate di Scirocco lungo le coste della Liguria, dove portano giornate molto umide e calde, anche in inverno.
Il soffio ininterrotto dello Scirocco, combinato con la crescita della marea, è una delle cause del fenomeno dell’acqua alta nella Laguna di Venezia. Roma ed il Ponentino. La trasformazione urbanistica l’ha reso quasi impercettibile, ma il rapporto tra la Capitale ed il suo vento resta scolpito nell’immaginario collettivo tra canzoni d’amore, detti popolari e pellicole cinematografiche.

Il Ponentino è un vento lieve occidentale, una brezza di mare, che spira nella stagione estiva ed è principalmente avvertito sulle coste dell’Italia centrale, in particolare della Toscana meridionale e del Lazio. Raggiunge punte massime di circa 20 nodi sul litorale antistante la città di Roma. Il Ponentino è il vento più noto fra quelli che spirano su Roma, sebbene nella concezione popolare s’ intenda con questo termine il vento di Ponente che si leva sul far della sera nella stagione calda.
Dati gli orari e le stagioni in cui lo si avverte (a Roma è in realtà più presente in primavera, ma la sensazione di refrigerio è più distinta nei crepuscoli estivi), questo vento è divenuto oggetto di una particolare percezione popolare, ben presto elemento di tradizione popolaresca istintiva, nella coincidenza del suo levarsi con l’ora del riposo, della cena (rito fra i più importanti della romanità) e dell’amore. Dell’amore il Ponentino divenne nel tempo allusivo e romantico riferimento e custode, complice creatore di produttive atmosfere soprattutto per il corteggiamento, silenzioso messaggero delle note di fiduciosi stornelli, di amorosi versi cantati che questo vento, si riteneva, potesse rendere ammaliatori. Ed era, secondo proprio un antico stornello, la miglior scusa per poter assestare una ciocca di capelli dell’amata, forse davvero scomposta da qualche refolo, e per restare nei paraggi a provare una tenera incerta carezza.
Sottintesa cornice delle liturgie alimentari serali che Fellini descrisse in “Roma”, e forse di Roma, er Ponentino è in realtà rinfrescante ragione e condizione dell’uso romano di cenare, quando possibile, all’aperto, trasportando fra le case aromi di cucinato e trasformando le stanche strade in profumate promesse del ristoro, unendo le singole abitazioni, i singoli nuclei familiari, nel rito della cena che si fa così distintamente collettivo, di rione. Come appunto espressivamente colto dal cineasta.
D’intorno, intanto, svaniscono i fumi ed i vapori della giornata operosa, ed i monti lontani come il Terminillo o quelli più vicini come i Castelli riguadagnano nitidezza nell’aria purificata, rassicurando a vista i romani che i monti sono ancora là, a carpire da questo vento echi e fragranze della caput mundi. E se dopo la cena risoffiasse, vuole sempre la proverbialità degli stornelli, volano di nascosto le notizie, si sviluppano in segreto i progetti, si decidono sacralmente le cose di casa, tramano di traverso le spie e vitaminici si svegliano i pazzi.
La crescita urbanistica della Capitale, unitamente alle costruzioni di edifici di altezza rilevante nelle periferie come ad esempio il “Nuovo Corviale”, ha via via indebolito la capacità di penetrazione di questo delicato zéfiro, così che oggi non è più possibile apprezzarne la presenza se non nelle primissime fasce urbane ad occidente. La notazione, già di riscontro diffuso, fu “ufficializzata” da Giulio Carlo Argan, storico dell’arte ed ex sindaco della Capitale, sul principio degli anni Ottanta.

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