60 milioni di brava gente

– di Mino Rossi

L’Italia al record degli abitanti con la collaborazione degli immigrati. Lombardi in maggioranza. Da Carosello a Porta a Porta, dai latin-lover ai tronisti, da Agnelli a Briatore. 57 Governi in 56 anni. Bulli e pupe, grandi fratelli, 70 anni di Miss Italia, 35 milioni di auto e 63 di telefonini. 145 dialetti.
Un paese di scommettitori. Più alti, più belli, più longevi.
Viviamo di calcio e maccheroni. Il mondo ci critica furiosamente però invidiandoci. Sorprendiamo tutti in contropiede.

Ecco l’Italia over sessanta. Superato di 17.677 unità il traguardo dei sessanta milioni di abitanti col concorso di tre milioni di immigrati. Siamo il ventunesimo paese al mondo per popolazione e la centesima parte degli abitanti del globo. Siamo cresciuti (di cinque centimetri negli ultimi cinquant’anni) e ci siamo moltiplicati. Siamo il doppio di quanti eravamo nell’Ottocento. Siamo tanti quanti i francesi e gli inglesi, meno dei tedeschi (- 22 milioni), più degli spagnoli (+ 20 milioni), meno di turchi ed etiopi, la quinta parte degli americani, la ventunesima dei cinesi.

Siamo più belli, più longevi, più vecchi e più poveri. Abbondanza di lombardi (nove milioni e mezzo), cinque milioni di siciliani, altrettanto di campani e pugliesi, un milione e mezzo di liguri. Emiliani e romagnoli oltre i quattro milioni. Parliamo 145 dialetti più il politichese, il calcio da bar e l’inglese d’occasione, yes we can. Scommettiamo come pazzi su giochi, lotterie e bollette sportive fino a dilapidare 47 miliardi di euro in un anno. Undici milioni di italiani sono fedelissimi del Lotto. Vorremmo un casinò in ogni regione oltre alle quattro case da gioco esistenti. Ci infogniamo nelle sale del Bingo, la tombola elettronica per vecchie signore e pensionati.

Eravamo latin lover, siamo diventati tronisti nel salotto televisivo di Maria De Filippi, seduti su un “trono” alla ricerca dell’anima gemella, naturalmente fornita di tutte le grazie moderne, fondoschiena a mandolino, tette senza interventi della Silicon Valley, broncio alla Brigitte Bardot, gambe cinematografiche e, dalla parte delle donne, uomini più somiglianti a Brad Pitt che a Walter Veltroni, in mancanza di meglio a Fabrizio Corona, irresistibile fotografo catanese, amico e incantatore di tutte le scosciate del Bel Paese. Cresciamo a nutella sopravvivendo alla mucca pazza, all’aviaria e all’ultima insidia dei maiali. Da settant’anni eleggiamo una miss a Salsomaggiore Terme senza mai portarla a vincere il titolo mondiale delle miss. Da 58 anni cantiamo a Sanremo. In 56 anni abbiamo eletto dieci presidenti della repubblica, ventiquattro presidenti del consiglio e abbiamo cambiato governo cinquantasette volte. Usciti dall’Azione Cattolica, per non morire democristiani siamo diventati cattocomunismi, poi un Cavaliere ci ha confuso le idee. Andavamo a letto con Carosello, ci addormentiamo con Porta a Porta. Più della libertà, amiamo il menefreghismo, l’egoismo e il consumismo tra mammoni e fannulloni.

Siamo passati dal nightclub alle discoteche. Se andiamo in tv, è fatta. Siamo un popolo di grandi fratelli e di famosi sulle isole. Siamo sommersi da Valeria Marini, carne, amore e fantasia, tutta burro e miele. Il nostro uomo più affascinante è stato l’Avvocato di Torino, poi è arrivato Briatore. Amen.
Guidiamo 35 milioni di auto e pigiamo sui tasti di 63 milioni di telefonini. Abbiamo coste per 7.458 chilometri, appena quattrocento non risultano balneabili ma sul resto succede di tutto. Viviamo di calcio e maccheroni. Litighiamo su tutto. Abbiamo stretto la borsa e allargata la famiglia. E così una moglie tradita e non risarcita aprì la voragine di Tangentopoli. Giochiamo sempre in contropiede, di controbalzo e in controcanto. Siamo italiani, tutto e il contrario di tutto. Il mondo ci critica con furore, ma ci invidia. Abbiamo sempre una risorsa per stupire. E ora siamo 60 milioni.

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