A Itaca dove Odisseo è proprio nessuno

– di Mimmo Carratelli

Non hanno mai trovato il Palazzo del re dell’isola, più noto come Ulisse, e dubitano che sia mai esistito. Il soggiorno a Vathi, splendida cittadina davanti alla più bella baia del mondo, e le conversazioni con la gente del posto. La disputa con i marinai del porto. Una stanza all’Hotel Mentor.
L’incredibile viaggio decennale del più astuto di tutti i greci, gli amori e le disavventure. Le bianche braccia di Nausicaa e i dieci mesi di amplessi con Calipso. Un turista per caso: gli dei ne fissavano capricciosamente l’itinerario, le rotte, gli sbarchi, i naufragi e le partenze.

200806-11-1mCi sono giorni, a Itaca, che ti prende la voglia di salire su una barca e scappare via. Sapete bene come è fatta Itaca, questa isoletta greca delle Ionie, a nord-est di Cefalonia, con una baia che è la più bella ed una delle più grandi del mondo, e la città di Vathi, adagiata sul fondo della baia, non vede l’orizzonte tanto la baia quasi si chiude al largo e un isolotto è tutto quello che si vede. E’ come se si dovesse restare chiusi nella baia e perciò viene una irrequietezza di partire. D’altra parte, da qui è partito uno che ha girato il mondo, e gli è piaciuto tanto che tardava a tornare andandosene per dieci anni di qua e di là sul mare. Parlo di Odisseo, meglio conosciuto come Ulisse (che però a Polifemo disse, per il noto trucco, di chiamarsi Nessuno), il primo turista per caso dal momento che le sue rotte imprevedibili erano segnate dagli dei, e lui sbarcava casualmente su una spiaggia o in un porto, sballottato dal capriccioso ufficio viaggi dell’Olimpo. Ma Odisseo si divertiva un mondo.
Non è che gli dispiacesse di vagabondare dalla terra dei Ciconi a quella dei Lotofagi, dalla rocca dei Ciclopi all’isola di Eolo, dal postribolo di Circe alla spiaggia di Ogigia, dopo avere miracolosamente schivato le dispute di Scilla e Cariddi, e poi all’isola dei Feaci, che pare fosse Corfù e altri dicono Ischia, non si sa bene. Aveva fatto dieci anni di guerra e gradì la scombinata crociera organizzatagli dagli dei, ricca di sorprese, rischi e pericoli escogitati dal talento di Giove, di Poseidone, amministratore delegato ai mari, e di qualche altro mattoccio olimpico, più quell’irrequieto funzionario dell’aria che era Eolo.

Il viaggio di Odisseo è un rompicapo, mai in linea retta da Troia a Itaca, praticamente dalla Turchia alla Grecia, diciamo seicento miglia marine, ma lui va avanti e indietro, arriva a Gibilterra, torna, raggiunge le coste meridionali italiane, rientra nel Mar Ionio, e di miglia deve averne fatte dieci volte di più.
Vathi è una cittadina stupenda, fra colline verdi e un mare blu, con più mercanzia cinese che greca. Al Museo archeologico non c’è traccia di Odisseo. Gli scavi non hanno mai scoperto il palazzo del re d’Itaca. Neppure nelle mercerie si trovano tele di Penelope. E Argo, maltrattato dai Proci, è irrimediabilmente morto.
Alla caffetteria più famosa di Itaca sulla banchina del porto, in una vecchia dimora borghese, vedono troppa televisione italiana. Molti dicono che Odisseo somigliasse a Diego Abatantuono, con rispetto parlando. I più vecchi dicono che no, Odisseo era tale e quale a Kirk Douglas e sua moglie era la copia esatta di Silvana Mangano, però un po’ giù di corda. La verità è che qui mi prendono in giro, e di Odisseo se ne fregano. Babbis è un uomo notturno. Viveva con una iguana che gli è morta. Questo è il suo grande dolore. Non gli va di parlare di Odisseo che, magari, neanche è mai esistito, dice. Andronico Stavros è affaccendato nella sua farmacia, di Odisseo non parla, fuori dal lavoro ha un solo hobby, il tifo per la squadra calcistica dell’AEK di Atene. Giocava a pallone Odisseo? No. Chiuso. Gerry è un fotografo australiano che vive a Vathi da ventisette anni. Non ha mai fotografato Odisseo, di questo è certo. Il sindaco di Itaca era Tilemakos, un gigante d’uomo. Meglio non affrontare l’argomento con lui. Al supermercato di Yiorgos e Ioanna, dietro la piazza di Vathi, nessuno vuol perdere tempo a parlare di Odisseo. Salgo alla Taverna Drosia, a mezza collina, di Yiannis Politis che mi presenta sua moglie Indira, venezuelana, donna incantevole e chef, e mi passa la voglia di parlare di Odisseo.

Ci sono marinai al porto con i quali se ne può parlare. Ma la disputa scade subito nel gossip: quante donne ha amato Odisseo frequentando tutti i letti insulari, costieri e marini del suo tempo? Sto al gioco. “Italiano?” dice uno. “Italiano” dico. “Se ne può parlare” dice un altro. Il discorso cade su Nausicaa e Calipso. “Nausicaa per me era come la Ferilli” dice uno dei marinai. “E Calipso?” chiedo ridendo. “Calipso era come la Bellucci” è la risposta pronta di un terzo marinaio. E il quarto dice che ha una sorprendente rivelazione: “La maga Circe è stata l’Alba Parietti di Ponza. Tu sai, caro italiano, che Ponza era l’isola della maga Circe?”. Sono a corto di documentazioni e non replico. “D’altra parte, certe schifezze avvengono solo da voi che vi sollazzate ancora con le veline e i paparazzi. In Italia Odisseo deve essersi divertito un sacco” aggiunge il quarto marinaio. Ma un marinaio con un po’ di cultura ribatte: “Nessuna Alba Parietti. La maga circe trasformava gli uomini in porci. La maga Circe era Lidia Ravera che ha scritto Porci con le ali’. Questo è sicuro”.
I discorsi su Odisseo prendono una brutta piega. Mi stanno canzonando insieme a lui. Cerco di difendermi:
“Odisseo era un tipico greco, navigante, furbo, imbroglione, faccendiere e autore del più grande scartiloffio della storia, il cavallo di Troia”. Non si offendono. “Sono qualità – dicono – che avete anche voi in Italia, ne siete diventati, anzi, i maestri”. Non raccolgo. L’impressione è che, qui, Odisseo è proprio Nessuno come disse a Polifemo di chiamarsi fregando il ciclope.

Saluto tutti e prendo una stanza all’-Hotel Mentor proprio di fronte alla baia più bella del mondo. Ho escluso l’Hotel Odysseus perché mi sembrava una scelta banale. Casomai avrei scelto la Pensione Calipso, ma non sapevo se ne esistesse una a Vathi. All’Hotel Mentor nessuno sa niente di Odisseo. Per pura cortesia consultano il libro degli ospiti. “No, qui, non ha mai alloggiato questo Odisseo”. Mi avrebbe meravigliato il contrario. Quello che ho sempre sognato è di essere Alcinoo, il re dei feaci e il papà di Nausicaa dalle bianche braccia. Non per le braccia della ragazza, né per fare lo spiritoso con lei apparendole nudo come Odisseo quando sbarcò sulla spiaggia dove Nausicaa giocava a palla con le ancelle. Vorrei essere Alcinoo perché a lui Odisseo raccontò il suo infinito viaggio quando il re lo invitò a parlargliene: “La notte è lunga, infinita. Fino all’aurora io resterei quando tu acconsentissi a narrarmi le tue prodigiose avventure”.
Ma chissà come sarà stato il racconto di Odisseo e quante ne inventò, con l’aiuto di Pallade Atena, fra un piatto di fagiani, un quarto di bue e un copioso nettare locale, mentre attorno svolazzavano le ancelle e lo guardava Nausicaa che l’aveva visto nudo. Per riguarda alla ragazza dalle bianche braccia avrà sicuramente sorvolato sui precedenti amplessi con Calipso nell’accogliente grotta della ninfa, sull’isola al di qua delle Colonne d’Ercole, nell’Occidente mediterraneo, e come da quegli amplessi fosse nato un figlio, forse due, perché, in dieci mesi di amplessi, non erano stati sempre prudenti. E, forse, Alcinoo si addormentò pure quando Odisseo stava raccontando di Scilla e Cariddi.
Più volte ho tracciato mappe per fissare la rotta decennale di Odisseo, ma non ne sono venuto mai a capo. Il suo viaggio è stato tutto uno zigzag fra tempeste, naufragi, approdi fortunosi. Lui stesso, irrequieto, una volta tornato a Itaca se ne partì per rifare il suo straordinario viaggio all’incontrario, da Itaca a Troia, ma i suoi ricordi erano incerti, il mare era un altro, le coste e le isole lo confusero, e si dimenticò persino della cera per le orecchie passando al largo di Capri nel mare delle Sirene.

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