Alla conquista del Mediterraneo

– di Piero Antonio Toma

Le nuove “autostrade di mare” aggregano i popoli rivieraschi di 20 Paesi e 584 citta. Le coste punteggiate da 750 porti turistici e da 286 scali commerciali. L’intreccio di rotte sempre piu numerose sulle quali si spostano quasi tre milioni di passeggeri all’anno, altrettante auto, un milione e mezzo di tir e affini. La libreria navigante del Gruppo Grimaldi all’avanguardia nella promozione dei traffici nel mare nostrum. Il racconto di un autotrasportatore sui vantaggi dei collegamenti marittimi rispetto a quelli terrestri.

Fra le tantissime cose che non vanno a Napoli, ce ne sono almeno due che invece vanno alla grande, l’acqua santa e l’acqua salata, due parafrasi della bizzarra teoria di Ferdinando II di Borbone che contava sulla prima, cioe lo Stato Pontificio, e sulla seconda, il mare, come baluardi che avrebbero protetto il suo regno.

Facciamo due esempi: la chiesa di Crescenzio Sepe e le navi ribattezzate “autostrade del mare” del Gruppo che fa capo a Manuel Grimaldi sono salvacondotti preziosi per arginare il progressivo decadimento della citta. La fede che diventa pratica di convivenza e di solidarieta e il mare che si presta al lavoro e al sapere degli scambi. Una citta cosi restituita al meglio di se, delle sue tradizioni e del futuro che torna ad essere mediterraneo.

L’attenzione verso l’antico mare nostrum rafforza la candidatura di Napoli a esserne la legazione in Europa: l’adesione dei due maggiori atenei napoletani (Federico II e Seconda) all’Unione delle Universita (81) del Mediterraneo, la Fondazione Mediterraneo sorta nel 1994, al cui vertice scientifico e stato chiamato lo scrittore Predrag Matvejevic’, l’Osservatorio euro-mediterraneo attivato dal Comune, dalla Citta della Scienza e dall’universita L’Orientale. Tutto ed altro ancora serve per aggregare i popoli rivieraschi e per abbattere stereotipi fonda- mentalisti, come quello di Oriana Fallaci contro gli arabi, i quali passerebbero il tempo a “pregare cinque volte al giorno col culo per aria”. Lo stesso Grimaldi trasforma una propria nave per la Spagna in una libreria navigante con incontri e dibattiti fra scrittori italiani e iberici.

In particolare, il Gruppo Grimaldi conferisce un prestigio non da poco alla bandiera mercantile napoletana puntando sul brand di un centinaio di navi, 8 societa collegate (in Grecia, in Spagna, in Finlandia), 18 terminal, 5 societa di logistica, 11 porti serviti in 47 paesi di quattro continenti, ottomila dipendenti e 53 sedi in Italia e all’estero.

Un primo dato interessante sulle autostrade del mare e che il passeggero non e piu single quanto automobilista. Nel 2010 agli oltre due milioni e 700 passeggeri (e come se tutti gli abitanti di Roma, la piu grande citta italiana, si mettessero in viaggio), si sono aggiunte altrettante auto (pari a quelle imma- tricolate in tutta la provincia di Milano). In piu, circa un milione e mezzo di tir e affini (messi in fila fanno il diametro della Terra). Una trama di uomini, di mercanzie e di automezzi che cela un paradosso: a Napoli hanno la propria plancia di comando ma nessun approdo.

Che il ceppo di questi Grimaldi napoletani fosse vigoroso lo si era capito sin dall’avo Gioacchino Lauro che nell’800 fu il primo ad acquistare una nave a vapore, passando poi nel 900 per lo zio, il Comandante per antonomasia, Achille Lauro, due volte il piu grande armatore privato d’Europa. Gli attuali eredi non tralignano, anzi eccellono per fervore di traffici, di banchine attrezzate e di flotte, proiettando porti secondari ai vertici, come Civitavecchia e Salerno. La rivoluzione e sotto gli occhi di tutti: i passeggeri mediterranei che una ventina di anni fa sembravano una specie in via di estinzione, col tramonto delle crociere e con l’avanzata dei collegamenti aerei, sono ora piu vivi che mai. E non parliamo soltanto di crocieristi in senso stretto, ma anche di chi si trasferisce da un capo all’altro del Mediterraneo per motivi di lavoro (come gli autotrasportatori), di affari e di turismo. Sono navi di ultima generazione, pendolari e multiuso, salvabilancio e frugali nei consumi e rispettose dell’ambiente. Hanno un lato A tutto per la crociera (sauna, supermarket, casino, piscina, centro abbronzante, discoteca, boutique e pianobar) e un lato B capace di ospitare 215 auto o una processione di tir lunga tre chilometri, pari a circa 30 campi di calcio uno dietro l’altro.

E se le autostrade terrestri sono i non-luoghi di Marc Auge, quelle del mare sono indimenticabili resort, i cui progenitori, dai fenici ai greci, posero mano alla prima globalizzazione. Novita nella novita e che partenze ed arrivi sono giornalieri.
Ora la protesi Grimaldi sutura i vuoti di terra dal Mediterraneo occidentale all’orientale, cioe dalla penisola iberica (Portogallo e Spagna) alla Grecia, alla ex Jugoslavia e alla Turchia cucendo Barcellona a Civitavecchia e Valencia a Livorno e, sull’Adriatico, Venezia e Ancona a Igoumenitsa e Patrasso. Pasquale Piccolo, corpulento autotrasportatore napoletano si ritrova un paio di volte la settimana a bordo della “Cruise Roma” (o della gemella “Cruise Barcellona”). Di solito proviene da Alicante con frutta e ortaggi da sbarcare in Campania. “Prima del 2003, da Alicante a Napoli, circa 2.600 chilometri, bruciavo duemila euro di gasolio guidando da solo per quindici ore di fila, trasportando all’andata agrumi e frutta e, al ritorno, recipienti vuoti e prodotti indu- striali. 5.200 chilometri, andata e ritorno. Grimaldi ha ‘prolungato’ l’autostrada di mare fino a Barcellona. Col mio Tir di 16,50 metri (motrice piu rimorchio-frigorifero) consumo meno carburante, motore e gomme e meno me stesso, correndo meno rischi, evitando furti e incidenti, inquinando di meno, evitando il tempo delle code, dogane, autogrill, truck-stop e interporti. Sborsando 915 euro a traversata”. “In piu – aggiunge – c’e l’ecobonus che lo Stato italiano riserva agli autotrasportatori che scelgono le vie del mare”.

Tuttavia, il 50 per cento delle merci che in Italia potrebbero utilizzare il mare in lungo e in largo insiste sulla strada col risultato, fra l’altro, di collezionare 16-17 incidenti al giorno. E sempre fra Civitavecchia e Barcellona una famiglia di quattro persone con l’auto al seguito paga complessivamente 200 euro e 350 in alta stagione. Tutto molto conveniente.

Qualcuno ha fatto un po’ di conti su questo Mediterraneo. Vi si affacciano 20 stati, 584 citta, 750 porti turistici, 286 scali commerciali saldati da un ordito di oltre duemila traghetti. Vi navigano 1.500 cargo, duemila imbarcazioni da diporto e qualche migliaio di quei tristi barconi sovraccarichi di una umanita in cerca di un futuro a Lampedusa, la loro ultima Thule, quando il mare non si converte in una lapide sopra le loro teste.

Anticipandole e seguendole, queste navi segnano le nuove latitudini e longitudini di una geografia che continuamente si riannoda. Fra Gerusalemme e Atene, antiche capitali del cuore e della mente, della fede e della democrazia, il Mediterraneo e quel mare di mezzo, crocevia di civilta e di barbarie, di ingiustizie e di progresso, di pace e di guerra, di scambi e di conoscenza, di lettere e di numeri. Un mare che ad un certo punto ha dovuto chiudere col proprio passato cedendo lo scettro ad altri mari, altre orografie, altre civilta.

Un mare che induce gli uomini, che ora lo guadano anche in Internet, a riappropriarsene in- neggiando alla liberta.

Il fatto e che, per ognuno di noi, il Mediterraneo e accessibile dovunque e sempre. Ci siamo nati e ci viviamo. Non c’e stato mai nessun altro mare che abbia scritto pagine cosi alte di letteratura, di poesia, di teatro. Noi siamo quasi immortali a viverci.

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