Alla felice scoperta di Castellorizo

– di Laura Sansoni

È l’isola del Dodecanneso dove Salvatores ha girato il film “Mediterraneo”.
Un sogno sognato e vissuto.
La navigazione sul caicco su un mare trasparente dopo le difficoltà burocratiche per passare dalla Turchia alla Grecia.
Il cambio della bandiera.
L’arrivo in una baia incantevole.
La trattoria del pescatore greco e della moglie australiana.
Un luogo di silenzio e di semplicità.
Pennellate di colori e tante stelle.

200608-10-1m

200608-10-2mLa scelta di quella vacanza avvenne in una serata fredda, umida, tipica milanese, di un po’ di anni fa.
Avvertivo che mi sentivo al limite del rischio, poteva degenerare in noia e banalità, perché tre coppie di adulti con circa tre o quattro figli a testa, dagli otto ai dieci anni, fantasticavano tra i mari e le onde della Turchia.
A quei tempi ero diversa da ora, sentivo che la testa doveva ragionare per tre, le braccia e le gambe dovevano per forza reggere anche per i miei due amatissimi figli, Saverio e Matteo, che già allora erano “più grandi”, ma in realtà ancora piccoli.
Tra le fantasie delle persone sedute, mi sentivo come a teatro, guardavo, ascoltavo, ma sapevo alla fine che poi avrei come sempre seguito la mia “pancia” per ritrovarmi il giorno dopo davanti a dei libri, a delle carte geografiche dove avrei identificato la meta, e avvertivo che mi sentivo già là, proprio là e desideravo arrivarci. Sveglia antelucana a fine luglio, non si vedeva l’alba, e i miei figli mi chiedevano perché partiamo con il buio.
In realtà, le migliori linee aeree per raggiungere la Turchia decollano ad orari pazzeschi per poi farti vivere a destinazione tutta la giornata dell’arrivo e l’imbarco sui caicchi. Il caicco. Per chi ama il mare è realmente un’avventura che inizia a Gardaland e finisce ad Eurodisney.
Perché ti senti rapita da questo enorme guscio di legno da guardare tutto, enormi le coppie, le cabine, grande il tavolo, grande la poppa, infinita la prua.
La gioia e lo stupore dei bambini mi fecero capire che era stata proprio buona la serata invernale milanese in cui progettammo il viaggio. Nel primo giorno, ricordo di avere fatto chilometri tra la prua e la poppa del caicco dietro ai miei due figli col terrore che le varie scuole di vela alle quali li avevo accompagnati non servissero a nulla e potevano finire in mare.
Passarono le ore e tutto diventò più morbido, le tensioni si allentarono, tramontò il sole. Che bella la Turchia, che belli gli alberi che entrano in acqua, che colori diversi ha il suo mare, e ogni giorno un posto nuovo, sempre più vicino al mio sogno. Un sogno me lo ero proprio costruito e lo volevo. Quale era il problema?
I miei coetanei che si riempivano di rovine alle ore più calde del giorno, un po’ come nei viaggi organizzati (che non ho mai fatto) dove devi essere in tutti i posti prestabiliti anche se non vuoi perché non puoi raccontare che…., insomma devi fare quello che è programmato, per buona educazione almeno. Stavo arrivando al mio sogno ed era sera con le carte navali, e la meta era proprio vicina, la vedevo quasi, guardavo le carte e sognavo… Ho talmente chiesto con entusiasmo di accompagnarmi a Castellorizo che nessuno dei miei compagni di crociera oppose resistenza. Solo il comandante del caicco spiegò in inglese che non era facile arrivarci perché tra la Turchia e la Grecia esisteva un confine difficile. Non mi importava perché a quei tempi una cosa tanto era più difficile, tanto più mi piaceva.
E così il giorno dopo, davanti alla grande barca di legno sotto un sole caldissimo, dopo tre ore di attesa, il permesso di entrare in territorio greco arrivò.
Ci fu grande movimento sul caicco. Tutti gli uomini erano presissimi dal togliere la bandiera turca e mettere quella greca, e così per un’ora circa ci fu un gran saliscendi di colori e di bandiere. Mi sembrò che, con quel lavoro frenetico, i marinai mi trasmettessero la tensione delle cose che non si possono fare.
Avvertii, avvicinandoci a terra, che tutto si fermasse. L’acqua del mare era trasparente, quasi bianca, il tramonto più intenso. I colori erano pennellate entusiasmanti.
Sbarcammo.
Di sera, in una splendida insenatura, la signora australiana, un po’ matronale, vestita di arancio e di azzurro, sposata al pescatore greco della taverna dove eravamo, accese le lucine sopra i sei tavoli del locale. Per un attimo pensai che il mondo poteva fermarsi davanti a quella meravigliosa semplicità che mi dava una pace immensa.
Eravamo a Castellorizo, un luogo che porto nel cuore e che ha rapito il mio cuore per la natura, la dolcezza del luogo e il silenzio. E fu proprio questo “niente” che mi portò a riempirmi di tutto. Fino in cima alla montagna dove il mare si spaccava in due, dove gli alberi ti accompagnano lungo il cammino, dove la chiesa ti sembra il più bel rudere mai visto. E il silenzio, il grande silenzio che accarezzava e riempiva l’anima. Gli altri devono avermi vista diversa e avvertivo che li avevo un po’ sconcertati perché la libertà che trasmetteva il luogo era la realtà che trasmettevo io.
Spiazzati, quasi increduli, cercavano di resistere all’incantesimo, ma poche ore dopo tutti avevano capito che cosa può darti la scelta di un sogno. I bambini erano la risposta a chi si poneva ancora qualche perché… Durò 48 ore questo mio sogno, che è stato proprio mio, e che ancora oggi mi riempie di dolcezza.
Dolcezza che ho rivissuto camminando per i sentieri sopra Anacapri, tra le pacchiane che ti offrono i loro piatti, un po’ come ti offrono le bandane e i pareo in Turchia. Anche qui che colori, che pennellate nel cielo, che stelle, quante, e una striscia di luna…
Sono passati sette anni e questa emozione mi invade qui, ad Anacapri, con una gioia in più, perché su questa isola mi sento più a casa… Castellorizo è l’isola dove il regista napoletano Gabriele Salvatores girò il film “Mediterraneo” premiato del 1991 con l’Oscar per il miglior film straniero. E’ un’isola del Dodecanneso, ottanta miglia a sud di Rodi ed è l’ultimo tratto di terra a sud della Grecia. Ha una baia molto protetta e un paesino con ristoranti tipici. Suggestiva è la Grotta di Parasta dove è emozionante entrare a nuoto.

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