Anacapri: la forza del coraggio

– di Valeria Serra

La strenua difesa e la battaglia vinta per sottrarre al rischio della speculazione una parte del tratto di costa tra il Faro di Punta Carena e la Grotta azzurra, 65mila metri quadri di pendio, un anfiteatro di scogliere e insenature inviolate, regno del mirto, delle ginestre, della lavanda. Il risultato dell’asta di Milano garantirà la protezione di un luogo incomparabile che il Comune saprà salvaguardare.

Dov’eravate il 23 maggio alle dieci del mattino? Sotto quale cielo di mare o di città stavate conquistando la vostra fetta di vita quotidiana? Vi chiedete perché il 23 maggio? Perché quel giorno, che poteva essere un giorno come tutti gli altri, per Anacapri è stato il giorno di un incubo finito.
Tribunale di Milano, seconda Sezione di diritto civile: un paradiso naturale è all’asta. Tra i concorrenti anche il Comune di Anacapri che quasi miracolosamente riesce a sottrarre il pregiatissimo boccone a palati che, forse, pregustavano già volumetrie da edificare. A suscitare gli appetiti era una parte del tratto di costa che attraversa il Sentiero dei Fortini, tra il Faro di Punta Carena e la Grotta Azzurra: un Eden di flora, fauna e miracoli visivi che ha pochi riscontri nel mondo.
Franco Cerrotta era in quell’aula a rappresentare il comune di Anacapri che poteva rischiare l’abisso di un futuro al calcestruzzo.
Appena ritornato nell’isola, ha preso una matita colorata e sul calendario ha disegnato un fiore in corrispondenza di quella data benedetta. Però, non è così che deve funzionare: dover sperare solo nella buona sorte e nel coraggio di pochi.
Invece, ogni volta è la stessa storia: un’isola corre il rischio di essere predata dalle fauci del cemento e nessuno dice niente.
Nessuno ne sa niente. Nessuno ha voglia di saperne niente. E se qualcuno sa, magari alza le spalle e pensa che tanto – le cose vanno come vanno, ed io che voce ho in capitolo? Che ci posso fare? – Forse pochissimo, ma è una goccia, quella di ciascuno, che a volte fa traboccare il vaso, e proprio quella goccia può mutare il corso delle cose. Ma è una vecchia storia questa, di cui nessuno si ricorda mai.
Io ad Anacapri ci sono stata un mezzo pomeriggio di vent’anni fa. Ne conosco di più l’eco propagata in mezzo mondo: un’eco che risuona di bellezza naturale e di incantevole spirito mediterraneo.
Eppure, quando ho saputo il rischio che l’isola correva, ch’era quello irreversibile di andare in pasto ai metri cubi, ci sono stata male come fosse stata mia quell’isola. Un tratto vergine di costa e qualcuno che potrebbe violentarlo: è una cosa che non mi fa dormire. Ed è una cosa che ho già visto, un fantasma che ritorna. La stessa rabbia quando un rischio simile lo correva la mia isola Parco Nazionale, La Maddalena: volevano costruire alberghi e ville definendo l’operazione come “costruzioni a difesa del verde”.
La stessa assurdità che vidi a Rapa Nui, l’Isola di Pasqua, quando un anno fa sono arrivati dal Cile commendatori in doppiopetto per strappare all’ingenua purezza dei nativi una firma che autorizzasse la costruzione di un mega-casinò con annessi hotel di lusso nell’isola più intensa, primitiva e misteriosa del pianeta. A fare il don Chisciotte contro le roulette c’era il sindaco di Rapa Nui, Pedro Edmunds, solo contro i dadi della prepotenza.
Ma siamo diventati matti?
Scendiamo in piazza per rivendicare un aumento di stipendio e ce ne stiamo zitti quando si tratta di difendere il futuro patrimonio di tutti i nostri figli?
Di residence e villette vista mare, ce ne sono tanti ormai ad ogni angolo del mondo. Di coste vergini ce ne sono sempre meno. Il petrolio finirà, la bellezza unica di un’isola può invece resistere nel tempo; e nel tempo, essendo rara, aumentare il suo valore, moltiplicare la forza di attrazione, procurare l’incanto delle cose che non sono ripetibili. Un’equazione da terza elementare.
Ma l’aritmetica, peccato, fa più rima col denaro e con quello che il denaro può comprare. Ad Anacapri, il denaro stava per comprare uno dei suoi lembi di verginità. 65.000 metri quadri di pendio costiero dove il mirto, le ginestre, la lavanda sono l’anfiteatro di scogliere e insenature ancora non violate. L’area è protetta, è vero: questo tuttavia non è una garanzia in un paese come il nostro dove l’aggiramento dell’ostacolo è uno sport amato e praticato, e che non di rado vince sulle regole di gioco.

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