Asolo, luogo dell’anima

– di Franca Coin

Un paesaggio incantevole.
Orti curati, i campi di fiori spontanei, i cani da guardia, pini, cipressi, magnolie.
Due oche, la più grande cattivissima.
Gli amici de “La Gola”.
Le tagliatelle della Madonna e i “rustegoti”.
Il garbo e l’arte del gusto in trattorie di osti gentili con i frutti della terra a seconda delle stagioni.
Il noce secolare verso il Foresto Vecchio. Una passeggiata per la salute del corpo e della mente.

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200507-10-3mI famosi diecimila passi al giorno per la salute del corpo e della mente li divido tra Venezia e Asolo, nel senso che non faccio a piedi i sessanta chilometri che dividono le due città tra automobili, motorini, autocarri e distese di capannoni sempre più fatiscenti, ma ho il privilegio di scegliere percorsi veneziani e percorsi asolani. Preferisco ora, per una volta, raccontare delle passeggiate di fine settimana “asolando”.
Vedo orti curati da meravigliosi vecchi, con strutture paragonabili ai migliori disegni di pura architettura, con una precisione di linee, di colori, di intercalari tra terra e piante di grande bellezza artistica, vedo l’evoluzione delle stagioni attraverso i tempi di preparazione della terra e la tecnica dell’uomo in armonia con l’evoluzione del seme e la crescita delle piante: piselli, pomodori, patate, fagiolini, melanzane, come la crescita della più straordinaria opera d’arte, connubio ideale tra natura e uomo.
La potatura delle varie specie, il taglio delle siepi, la cura dell’ulivo, la raccolta delle olive, i campi di fiori spontanei crudelmente falciati per proseguire la continuazione delle specie animali.
La nascita dei pulcini, i cani da guardia, meticci piccoli di solito, quelli grandi, e di razza nelle ville più importanti, che al mio passaggio irrompono abbaiando ma con la coda accattivante.
Profumi di acacia in fiore, lillà che diventano pini, cipressi, magnolie: è sorprendente vedere queste forme di alberi severi e precisi, avvolti da glicini gonfi invadenti fino alle sommità, forti durante un solo soffio di primavera, per poi in autunno riprendere i loro verdi cupi, intensi ma per niente sofferenti, anzi felici, per questo avvolgimento primaverile.
E poi ci sono due oche: una più piccola tutta spennacchiata, la più grande cattivissima che appena mi vede si lancia gelosa contro la sua compagna e mi guarda aggressiva con il becco aperto o la lingua fuori emettendo un grido intimidatorio mentre cerca di scacciare la più piccola. Capisco però che mi aspettano e che io rappresento probabilmente un “passaggio” che interrompe la lenta monotonia della loro breve esistenza. Appena riesco timidamente a passare un po’ di radicchio attraverso la rete, si calmano e a modo loro mi salutano. Da sempre sono affascinata dalle storie di oche di Konrad Lorenz.
Poi verso il Foresto Vecchio un enorme, secolare noce con tutte le sue vicissitudini di vita scavate nel tronco mi riempie di serenità ed è con piacere che lo tocco come una scultura, una scultura della vita che resiste anche all’incendio, scatenatosi chissà quando al suo interno e che comunque i suoi rami hanno respinto crescendo più rigogliosi che mai.
Il mio luogo dell’anima è Asolo. È solo qui ad Asolo che riesco a far emergere le mie energie, energie che Venezia difficilmente prodiga: Venezia piuttosto le consuma. Asolo conserva la storia della mia famiglia e le attuali “giovani radici” per un mio nuovo percorso di vita.
È qui che ho incontrato gli amici de La gola, mitico giornale sull’arte del gusto, era l’anno 1983. Oggi 2005 ritrovo gli stessi amici e più giovani cultori, con gli stessi rinnovati valori. Allora il comitato di redazione de La gola era composto da nomi eccellenti come Umberto Eco, Gianni Sassi, Antonio Porta, Francesco Leonetti, Carlin Petrini, Nanni Balestrini, Gianni Emilio Simonetti. Ora Manlio Brusatin, insieme a Lucio Salogni, Augusto Le Lievre, Federica Luser, è il Vate Continuatore di quel leggendario progetto e, come sempre, mi sento rassicurata quando scopro che un mio pensiero, una mia sensazione, vengono condivisi da qualcuno che stimo. Mi hanno fatto scoprire i menù asolani di sempre, la Trattoria da Marcello a Milies, antico borgo romano, tutto a base di tarassaco, era aprile; a maggio, ai Cerniei di Pagnano d’Asolo i carletti, le tagliatelle della Madonna con i rustegoti e i germogli di pungitopo.
Da sempre penso che l’arte del gusto faccia parte delle nostre tradizioni italiane, da nord a sud, da est a ovest. Finora la missione della Venice Foundation – associazione internazionale di mecenati amanti dell’arte – è stata orientata verso il gusto dell’arte, insieme abbiamo cercato di stimolare, aiutare a capire, restaurare quando era necessario, coinvolgere i giovani ad avvicinarsi al bello, alle tradizioni, sia con le opere d’arte conservate nei Musei civici, sia con la musica al museo, con le piccole mostre di nicchia, con le letture su opere d’arte, su argomenti specifici per aiutare a capire ed entrare meglio nei meandri, a volte misteriosi, degli artisti anche contemporanei.
La condivisione con i soci della Venice dei numerosi progetti avviati e conclusi in accordo con i Musei civici ha fatto emergere un’importante considerazione: il bisogno per la comunità di condividere la fede in un ideale senza immediati vantaggi né economici, né politici, né di potere: la partecipazione è totalmente disinteressata.
E cosa c’è di meglio che condividere questi valori intorno a una tavola dove ci sono arte e amore, dove l’importanza del colore diventa inevitabile, quasi ovvia, dove i frutti della terra sono legati all’evolversi delle stagioni, dove l’oste ha il piacere di offrire le specialità del luogo e il progetto è completo: dalla coltivazione alla paziente attesa della franganza maturata, al gusto di assaporare la perfetta armonia dei cibi, del luogo, degli amici.
Lo slancio disinteressato, la dedizione e la pulizia morale sono alla base di ogni programma che possa portare a qualche risultato. Allora recuperiamo dalla tradizione anche qualche lusso per i piacere del corpo oltre a quello dell’anima. Da sempre uno dei miei progetti è stato quello di portare al museo il meglio oltre al Gusto dell’Arte… l’Arte del Gusto.

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