Le barche di Vietri sul Mare

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LE BARCHE FELICI DEI CERAMISTI VIETRESI

di Vito Pinto

Bastimenti, brigantini, golette, galeoni fissati sulle “riggiole”, su vasi e piatti, con colori tenui e genuini, tipici, a testimonianza del forte rapporto col mare della cittadina campana che ha un veliero nello stemma municipale. Le opere di artisti locali ma anche mitteleuropei. Il grande pannello di Richard Dolker (nella foto), l’imponente veliero sulla facciata della fabbrica Avallone, il galeone all’ingresso dell’Oratorio dei salesiani, i pannelli che fanno bella mostra nelle antiche dimore di Positano. La canoa dei rematori neri della bottega dei Procida.

Sono luminose e colorate le barche ceramiche che maestri artigiani vietresi hanno lasciato alla storia fatta di argilla di un paese costiero dove mito e leggende si incontrano nella rada dell’etrusca Marcina.
201405-12mSono variopinte le vele vietresi a richiamo di solarità mediterranea: tutte viaggiano verso “l’isola che non c’è”, racchiusa da Guido Gambone in un grande piatto da doccia, dove la “felicità” era compresa in un’ansa marina, tra poche case di pescatori e balze floride di limoni.
Da sempre i ceramisti di Vietri sul Mare hanno coltivato un rapporto con il mare, frontale a questo paese dove la civiltà dell’argilla ha scandito l’andare dei secoli. Nel 1930 Lisel Oppel, ceramista tedesca di origini russe, scriveva: “Ogni sera passano in lunga fila sul mare le barche dei pescatori con le loro luci, un ragazzo spande nell’aria mite la melodia di una canzone malinconica”.
Attraverso il mare i manufatti ceramici raggiungevano le coste sicule e, oltre, quelle della sponda mediterranea dell’Africa, quasi seguendo le rotte dell’antica Repubblica marinara di Amalfi. Un tragitto compiuto da velieri prima, bastimenti poi, quasi a perpetuare antiche memorie di scambi commerciali con l’oriente islamico. E non a caso, spesso, su imbarcazioni stilate su pannelli assemblati di riggiole (le mattonelle di ceramica), compaiono rematori neri o naviganti egizi.
Così, riprendendo una tradizione squisitamente locale, Richard Dolker traccia su pannello la “barca felice”, con principessa e ancelle, remiganti e suonatore di liuto nei sontuosi abiti della civiltà nilota. E localizza la scena, il maestro tedesco, ponendo in festoso corteo un gruppo di fantasiosi pesci con le tipiche cromie vietresi.
Visita, Salvatore Procida, il mondo del mito omerico con il pannello a quadri in bassorilievo “Ulisse e le sirene”, dove il veliero entra da fuori campo, puntando deciso la prora verso il centro della scena. E sempre della bottega dei Procida è la canoa di rematori neri, modellata, dove il movimento è impresso dall’atteggiamento dei remiganti intenti a dare la dimensione della remata.
In un articolo apparso sulla rivista “Domus” il 5 maggio 1929, (la rivista era stata fondata da appena un anno da Giò Ponti e dal Padre Barnabita Giovanni Semeria), sotto il titolo “La ceramica di Vietri sul Mare” l’articolista sottolineava l’opportunità di far conoscere la ceramica vietrese, che, nella sua apparente semplicità, aveva particolari suggestioni di genuinità ed originalità. Tra le tante cose cita la produzione di vasi ed altri oggetti con decorazioni a rilievo, dove primeggiavano i soggetti marini, come “brigantini e golette a vele spiegate”.
Un soggetto, quello del mare, che per ovvie ragioni di collocazione geografica e ambientale non poteva essere estraneo alla ceramica di Vietri. Anzi va sottolineato che dal mare – per i colori, la solarità, la valenza commerciale – la ceramica ha tratto sempre fonte di ispirazione e di economia.
Ricordava Paola Zanuttini: “A Vietri il mare serviva per cose più serie, concrete. Non per i bagni. Qui c’erano le industrie, la Valle dei mulini, le faenzere, le cartiere, le manifatture di stoffe. Su queste acque un tempo blu facevano avanti e indietro i bastimenti, mica i pedalò”.
Vi è quindi, a Vietri sul Mare, una stretta connessione tra il mare e la ceramica, vi è una tradizione consolidata nel tempo che non ha dei caposcuola, ma semplicemente la spontanea e sentita interpretazione dei vari artefici.
In questo contesto un posto particolare, però, spetta al veliero, quello con le tre vele, il fiocco, il velaccio e il pappafico dispiegati al vento con le bandiere dei pennoni sull’andare del maestrale per meglio precisare il procedere del natante. Era il simbolo di un rapporto ancestrale con il mare, per cui nessun ceramista che si rispettasse poteva non realizzarlo.
Le sue rappresentazioni sono molteplici sia modellate che a bassorilievo in piatti o semplicemente dipinte. Tra queste ultime, splendido è un pannello posto sulla facciata dell’antica ceramica Avallone, dove un imponente veliero a tutta scena domina le onde inquiete. Sereno, di contro, è il veleggiare del galeone posto nella parte interna dell’ingresso oratoriano dei Salesiani, pannello recuperato dal pavimento del salone di quella che una volta fu la Villa dei marchesi Carosino. Anche in una delle più belle e antiche dimore di Positano vi è un pannello che, accompagnato da altri due, raffiguranti rispettivamente Sant’Antonio Abate e pesci di profilo, riproduce un veliero, una sorta di galeone seicentesco con elementi arabeggianti, tema ripreso dall’autore Gunther Stuedeman in motivi ottocenteschi vietresi. Periodo felice quello della presenza di artisti mitteleuropei a Vietri sul Mare: riprendono, quegli artisti stranieri, antichi motivi, nobilitandoli con una propria trascrizione culturale. Ed è il pannello di otto riggiole che Richard Dolker realizzò nel 1928 sotto la sigla Industria Ceramica Salernitana: qui, sgomenti naviganti, da un veliero assistono impotenti alla scomparsa di Giona nel ventre della balena.
Diventa, invece, culla protettiva il veliero sospeso al centro della scena e contornato da alghe, pesci, coralli, sirene, che Guido Gambone ha dipinto in un pannello quadrato di 25 riggiole realizzato per la Manifattura Artistica Ceramiche Salernitane; una sorta di compendio di quel vocabolario dell’arte in voga nel periodo tra Liberty e Decò che vedeva il persistere di figure per metà umane e per metà animali: la principessa Cigno di Puskin, la Sirenetta di Andersen, la fiaba, in genere, che si fa mito in un paese marino affacciato su un mare ove è transitato Ulisse verso il richiamo delle Sirene. Ancor più accentuato è il rapporto di Vietri con il mare in un piatto degli anni Venti del secolo scorso, dove un veliero con croce di Sant’Andrea sulla vela maestra, ha sullo sfondo “I due fratelli”, scogli maestosi, narranti un’antica leggenda, simboli inalienabili di un territorio marino.
Si potrebbe continuare all’infinito nel raccontare il rapporto della ceramica vietrese con il mare attraverso le rappresentazioni pittoriche o plastiche realizzate nei secoli dai ceramisti vietresi e da coloro che hanno, per tempi brevi o lunghi, impegnato le loro capacità artistiche nella ceramica. Sarebbe, però, solo un lungo elenco di opere.
Importante, invece, appare la simbologia che il veliero ha racchiuso nelle sue rappresentazioni nel corso degli anni, dei decenni, dei secoli, simbologia non solo per i maestri ceramisti – quanta preziosa manualità nel realizzare un veliero modellato con le corde, le scalette, le vele, il boccaporto, l’ancora pendente, il cassero e la prua a polena – ma anche per una comunità che ha il veliero nel suo stemma municipale, quasi a rimarcare di essere un Comune marino di antica tradizione ceramica.

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2 commenti su “Le barche di Vietri sul Mare

  1. Sono disegni meravigliosi. Posso acquistare questo riquadro? è possibile sapere uil prezzo?

    • admin 19/09/2014 at 11:57 - Reply Author

      Salve Giuseppe,
      grazie per il commento.
      per quanto chiede, Le è stata inviata email al Suo indirizzo.
      Saluti

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