Bene arrivato, Sir Thorold

– di Mimmo Carratelli

Il primo straniero che scelse Capri per viverci giunse nel 1741 al seguito di una conturbante caprese e di suo marito. Il ménage à trois che fece scandalo da Livorno a Napoli. L’approdo nell’isola per sfuggire alle persecuzioni di parroci e vescovi. La resa del coniuge, vecchio di anni, e la travolgente passione dei due amanti. Il Palazzo Inglese, le feste, le notti d’amore. E’ la storia del baronetto inglese Nathaniel Thorold, giocatore di azzardo e importatore di baccalà, e Anna della Noce.

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200304-14-2mLa feluca a nolo giunge a Marina Grande nelle prime ore del pomeriggio. E’ aprile e c’è un bel sole che riscalda. I marinai, che l’hanno condotta velocemente da Napoli, abbassano le due vele latine, assicurano la piccola e bassa imbarcazione all’attracco e sistemano una rudimentale passerella per lo sbarco dei passeggeri.
Il primo ad apparire è Nathaniel Thorold. E’ un inglese di 46 anni, di aspetto gradevole, molto ben vestito e dai modi decisi. E’ un baronetto, come si saprà successivamente. Dà alcuni ordini ai marinai mentre dalla spiaggia accorre una folla di curiosi e di giovani capresi pronti a offrire i loro servigi.
Poi appare lei, Anna della Noce. Si ripetono a Capri le scene di ammirazione che si sono verificate all’imbarco napoletano nel porticciolo di Santa Lucia. E’ una donna mora, dagli occhi intensi, i bei capelli neri e lunghi, appena celati dal largo cappello di organza. Non è molto alta, ma è snella, con un corpo magnifico che il vestito primaverile mette in risalto, soprattutto i seni sodi e rotondi, i fianchi attraenti, il ventre piatto da ragazza. Ha 34 anni e una bellezza selvaggia che mozza il fiato.
Dopo di lei appare suo marito, disturbato dal viaggio per mare. Si chiama Antonino Canale, è prossimo ai 70 anni e ha perso il vigore dell’uomo bruno che è stato. L’ha invecchiato rapidamente una vita sfortunata. Ricco da giovane e poi piegato dai pessimi affari in cui è incorso. E’ più vecchio di 35 anni di sua moglie. Si trascina senza più voglie accanto alla grazia di donna che l’ha sposato nei tempi floridi senza averne figli, attratta dal suo danaro e dalla vita agiata che le offriva prima che la fortuna gli voltasse le spalle.
Anna attende che il marito la raggiunga sulla passerella aiutato da un marinaio perché non perda l’equilibrio.
– Oh, la nostra isola – esclama. La gioia le illumina il bel volto bruno.
Nathaniel Thorold, alle loro spalle, è completamente perduto nella suggestione del luogo. Tutto quello che vede supera l’immagine che se ne era fatta. E’ stato in molti posti del mondo, ma nessun posto gli aveva mai procurato l’emozione che ora prova intensamente. Ha guardato a lungo Capri mentre la feluca si avvicinava alla roccia di case e giardini dal profilo singolare. Ha ascoltato e letto le descrizioni di viaggiatori illustri, molti inglesi tra loro, che ne decantavano la bellezza. Per molti motivi, e per il motivo essenziale dell’attrazione che lo lega ad Anna, il baronetto Nathaniel Thorold capisce e decide, mentre è a poppa della feluca, che l’isola mediterranea sarà l’approdo finale e felice della sua vita.

Capri è l’isola di Anna della Noce e di Antonino Canale. Sono capresi. Dall’isola se ne andarono per gli affari di lui che li spinsero sul continente fino a che si erano sistemati precariamente a Livorno. Nella città toscana hanno conosciuto Thorold. Poiché Anna era, per riconoscimento e trasporto unanimi, la più bella donna di Livorno, il baronetto ne era stato affascinato. Donna desiderabile più di tutte, con marito a corto di danaro e di energie. Thorold aveva legato la sua vita alla loro risollevando le scarse finanze del vecchio Antonino e perdendosi nel fascino di Anna.
Rovinato dal gioco delle carte nei casinò aristocratici e nei bassifondi di Londra, Thorold si era rifatta una posizione in Olanda col commercio del baccalà. Giunto a Livorno, ebbe la geniale trovata di importarlo in Italia. Lo stoccafisso fu la sua fortuna e Livorno il porto del suo traffico lucroso. Tutto girò magnificamente bene per l’ex giocatore d’azzardo perché gli capitò l’ulteriore fortuna di una consistente eredità inglese. La morte di un parente lo fece definitivamente ricco e gli assegnò la completa proprietà del feudo di Harmstown nella contea britannica del Lincolshire.
Di quella contea Nathaniel Thorold è il baronetto. Abbandonati i tavoli da gioco, e girando la fortuna, Thorold smette con l’importazione del baccalà per dedicare la sua vita e il suo patrimonio ad Anna della Noce.
Il baronetto benestante, la donna affascinante e il vecchio marito di lei giungono a Capri per sfuggire alle intimazioni e alle persecuzioni di parroci e di vescovi che, prima a Livorno e poi a Napoli, li hanno costretti a fughe ripetute e a cambi improvvisi di domicilio, inseguiti dalla condanna e dallo scandalo della loro vita a tre.
Nathaniel Thorold, più giovane di 23 anni del decadente Antonino Canale, ricco e col fascino residuo dell’uomo di gioco e di avventura si è preso Anna della Noce senza difficoltà. L’ha conquistata nella casa di Livorno, dove hanno abitato tutti e tre. Thorold molto convincente e Anna oltremodo felice di accoglierlo tra le lenzuola per esserne appagata, perché da molto tempo il marito aveva reso arido il letto coniugale, Anna aggiunse alle attese soddisfazioni del suo giovane corpo la prospettiva di una nuova vita di agi che le condizioni fisiche ed economiche di Antonino Canale non potevano più assicurarle e che sir Thorold le aprì inaspettatamente. Da queste esigenze primarie e dal tumulto che Anna suscitò nel baronetto di Harmstown divampò la passione fra il britannico non proprio flemmatico e la conturbante caprese.
Il vecchio Antonino Canale aveva chinato la testa all’ineluttabile che in ogni caso non volle evitare perché l’apparizione di sir Thorold lo trasse dalla vita di stenti in cui era precipitato. E poiché non solo la testa gli si era chinata, fu un ménage à trois tanto regolare in casa quanto scandaloso fuori. Funzionava alla perfezione perché, nel triangolo, Antonino Canale dal suo lato non poneva ostacoli e problemi. Capri, seducente, tollerante e un po’ lontana dal mondo, propose alla triplice alleanza un rifugio ideale.

L’appassionato sir Thorold fa le cose in grande per la caprese dei suoi sensi e del suo cuore. Intanto per lui, per lei e per lo spettatore Antonino Canale provvede a far realizzare una dimora di autentico splendore sul versante di Marina Grande. Acquista un vecchio ospizio e affida a un celebre mastro muratore di Angri dall’imponente nome di Marziale Desiderio la trasformazione dell’edificio in un sontuoso palazzo. L’abilità di mastro Desiderio è pari alla sua fama e all’attesa e, in capo a due anni, il palazzo è pronto.
Michele Gargiulo, maestro fabbricatore di Piano di Sorrento, e suo fratello l’hanno completato.
Archi e terrazzi e un grande parco l’abbelliscono.
All’ingresso, sulla strada, c’è un arco in muratura. L’arco inquadra la costruzione poco lontana, in fondo.
Un folto viale di aranci e limoni conduce al palazzo. Sembra di essere su un ponte levatoio, ma è solo un suggestivo viale. Lo stemma nobiliare di sir Thorold domina all’ingresso.
Scale monumentali, lunghi corridoi, stanze e saloni, in un gioco di luce abbagliante e di ombre riposanti, sono l’eccellente risultato dell’opera di mastro Desiderio. Dall’Inghilterra è
giunta una nave con i mobili e gli arazzi. Pittori capresi hanno finito di affrescare le pareti.
Anna della Noce è una padrona di casa elegante. Ha imparato a vestire da sir Thorold, uomo di gusto, e a ricevere perché il Palazzo Inglese ospita riunioni, feste e pacate serate di gioco. Sir Thorold è impeccabile. La nobile origine, la fortuna e gli amplessi con la seducente Anna l’hanno ringiovanito e il clima dell’isola lo ha guarito da un principio d’asma. Antonino Canale vive in una stanza appartata, ma appare alle feste. Si intrattiene stancamente, ma interpreta con sopportabile dignità il ruolo di marito che gli è sfuggito da tempo ma che deve proporre agli ospiti. Sir Thorold è solo l’anfitrione. Recita con discrezione la sua parte bugiarda e sorride da lontano ad Anna, bellissima, che soggioga ogni invitato. Tutti sanno dei due amanti, il baronetto ancora vigoroso e l’affascinante Anna, e del povero Antonino, ma curiosità e pettegolezzi restano fuori dal Palazzo Inglese. Pare che sia un po’ agitato monsignor Rocco, il vescovo che risiede nell’isola.
Della situazione al Palazzo parla sovente col chirurgo navale inglese dottor Husberth.
– Se almeno sir Thorold si convertisse al cristianesimo e sposasse Anna dopo la morte di Antonino – sospira il vescovo. Monsignor Rocco e il dottor Husberth hanno molta simpatia per sir Thorold, ma il prelato è preoccupato per lo scandalo, e prepara una relazione per il Vaticano.

Felice è la vita di Nathaniel e Anna. Accomodante è la vita di Antonino Canale. Bello è il Palazzo. Magnifici i ricevimenti nei saloni illuminati da mille candele. D’estate le feste si fanno all’aperto, nel limoneto che degrada verso il mare. E il Vesuvio è là di fronte.
I due amanti hanno voluto un letto grande e lenzuola di lino azzurro. E’ la piazzaforte invidiata della loro passione. Nelle serate d’inverno, la legna brucia nel camino, l’atmosfera è più intima, il baronetto guarda l’amante che si spoglia alla calda luce del fuoco. L’ammira, ne è estasiato. Lei balla a gambe nude con mosse di malizia per eccitarlo. Il suo corpo bruno, scattante, i bei seni tondi, i lunghi capelli neri lo rendono schiavo. Nathaniel Thorold geme e aspetta. Quando lei si stende sulle lenzuola di lino azzurro, sir Thorold urla di gioia. Lontana è la stanza di Antonino Canale, vicino è il fuoco che incendia il corpo del baronetto. Gli amplessi durano fin quando la legna arde.
Sir Thorold ha rinunciato da tempo alla sua compostezza britannica per assecondare i giochi d’amore dell’amante latina.
Si ricompone sir Thorold quando lascia il Palazzo per passeggiare lungo le stradine dell’isola e apparire in Piazzetta. Personaggio ormai noto, pagatore puntuale di ogni acquisto e ordinativo, uomo gradevole e amante invidiato riceve i saluti degli isolani e li contracambia con simpatia. I notabili dell’isola sono suoi amici che lui invita al Palazzo per le feste. Lo riceve monsignor Rocco nella sede vescovile e, qui, i discorsi sono sfumati e difficili. Ma in Piazzetta le allusioni sono chiare. “Ma che bella cera, sir Thorold”. “Avete trascorso una buona notte, sir Thorold?”. “La signora Anna sta bene, sir Thorold?”. Nessuno mai gli chiede di Antonino Canale.

L’estate è un tormento. Anna nei vestiti leggeri è una tentazione continua. Passano gli anni e non si spegne la passione. Lei ha 42 anni e sir Thorold 54. Antonino è arrivato ai 77 anni.
A marzo è già quasi estate sull’isola. A giugno è proprio estate.
– Sono incinta – dice Anna della Noce.
– Incinta – ripete sir Thorold senza particolare emozione.
– Doveva succedere in una delle nostre notti – dice Anna della Noce sorridendo.
– Quando nascerà? – chiede sir Thorold.
– A dicembre – lei risponde.
– A dicembre – ripete lui. – Naturalmente sarà il figlio di Antonino Canale. –
– Naturalmente – conclude Anna della Noce.
– Glielo diremo oggi stesso – dice sir Thorold.
– Gielo dirò io – dice Anna della Noce.
Puntuale, Samuel nasce a dicembre. Il vescovo è molto imbarazzato. L’isola spettegola. “Un figlio alla sua età, povero Antonino Canale”.
“Antonino Canale ha avuto un figlio? Sarebbe suo nonno, piuttosto”. “E sir Thorold che dice?”.
Nessuno, alla fine, dice niente.
Qualcosa dice monsignor Rocco quando Antonino Canale muore all’età di 82 anni. Ora, nel Palazzo, vivono soli Anna della Noce e Nathaniel Thorold. E i figli aumentano.
Dice monsignor Rocco a sir Thorold: – Ora potete sposare Anna ed essere il padre dei vostri figli. Ma prima dovete diventare cattolico.
Sir Thorold è vicino alla sessantina e soffre di qualche acciacco.
– Un po’ di pazienza, monsignore – dice sir Thorold.
“By’-and-by'” dice Nathaniel Thorold che vuol dire più in avanti, tra un po’ di tempo.
“Pazienza, pazienza” dirà sempre, fino all’ultimo suo giorno. Di diventare cattolico non ci pensa e Anna non gli chiede di sposarla.
Il fuoco della passione s’affievolisce, ma fino all’ultimo sir Thorold ama Anna, altri figli nascono, e tra le lenzuola di lino azzurro si consumano le ultime irrequietezze.

Sir Nathaniel Thorold muore a 69 anni. Anna ne ha 57. Cinque sono i loro figli. Il funerale di lui è poca cosa. Essendosi rifiutato di diventare cattolico, il cimitero gli viene negato e due vecchi si prestano a seppellirlo in un vigneto non lontano dal Palazzo. E’ stata una grande passione ed Anna mette il lutto. Una grande malinconia le soffoca il cuore. Vive fino agli 80 anni. Muore ventitre anni dopo la fine di sir Thorold, trentatre anni dopo la morte di Antonino Canale.
Samuel Canale, il primo figlio, prende in Inghilterra il cognome Thorold. Dalla morte del padre vive nelle terre del Lincolshire che ha ereditato da sir Thorold insieme a una rendita che, in parte, ha destinato alla madre, finché è stata in vita, poi ai fratelli.

La storia della peccaminosa coppia di Palazzo Inglese finisce qui. Forse è stata la prima coppia “irregolare” di Capri. Quel che è certo è che sir Nathaniel Thorold è stato il primo residente straniero dell’isola. Un primato che gli spetta e che ha conseguito seguendo la donna che gli aveva preso i sensi e il cuore. Altri stranieri, migliori e peggiori di lui, hanno abitato in seguito nell’isola, ognuno con le sue storie e le sue passioni. Ma la grande storia d’amore, e di peccato a quei tempi, di sir Nathaniel e Anna della Noce resta unica e irripetibile.
Nathaniel Thorold, che giunse a Capri nel 1741, vi morì nel 1764. Ebbe proprio una vita fantastica, dai tavoli da gioco, al baccalà, alle lenzuola di lino azzurro nel Palazzo Inglese. Fantastico fu il seguito della sua morte. Quando dall’Inghilterra chiesero le sue spoglie, nessuno si ricordava più dove fosse sepolto. I due vecchi che l’avevano seppellito nel vigneto erano morti anch’essi. E Anna non era andata ad assistere alla penosa sepoltura. Ma Anna esaudì la richiesta inglese con uno stratagemma. Fece esumare la salma di un eremita che era morto nell’anno e nel mese di sir Thorold e la fece trasportare in Inghilterra.
Nel suo testamento, Nathaniel Thorold aveva lasciato scritto che, dopo la morte, il suo corpo doveva essere inviato in Inghilterra per essere tumulato nella tomba dei Thorold ad Harmstown. Al suo posto, ma nessuno lo sospettò, arrivò la salma di un vecchio monaco di Monte Tiberio.

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Un commento su “Bene arrivato, Sir Thorold

  1. Vincenzo Monticelli 03/04/2016 at 13:19 - Reply

    Il tutto molto interessante per un “MONTICELLI” di Portici.
    Forse diretto interessato alla vicenda per aver avuto la sua Bisnonna con il nome di Amalia Canale, proveniente da Capri, sposata al suo bisnonno Vincenzo Monticelli.

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