Bruno Lauzi nel cuore degli Anacapresi

– di Roberto Bianco

L’evento musicale d’agosto in Piazza San Nicola e la presentazione del premio “Anacapri Bruno Lauzi – Canzone d’autore” aperto a giovani cantautori. Il concorso, organizzato dall’amministrazione comunale con la collaborazione di Vele Bianche Editori, diventerà un appuntamento annuale che sarà esteso in campo internazionale.
L’idea nasce dall’indimenticabile concerto dell’artista genovese nell’isola. Una giuria prestigiosa, i ricordi di Gianfranco Reverberi, Peppino Di Capri, Mariella Nava, Edoardo Vianello e le canzoni interpretate dal figlio Maurizio.

200812-14-1mEra un piccolo grande uomo e veniva dal mare, il mare di Genova. Si portava dentro un’anima di poeta cullata dallo swing. Era un uomo musicale. Per amante una chitarra. Scrisse la sua epigrafe a ventisei anni componendo la prima canzone, “Il poeta”, la più bella del suo repertorio.
“Ora dicono che fosse un poeta / che sapesse parlare d’amore / cosa importa se in fondo uno muore / e non si può più parlare di te”. Nessuno avrebbe saputo dir meglio di lui quando se ne andò, una sera d’autunno di due anni fa, e non aveva settant’anni.

Bruno Lauzi è stato uno splendido solitario della musica italiana, un uomo sempre controcorrente, “un vero anticonformista” come lo definì Ivano Fossati. La sua canzone contro i cantautori politicamente di sinistra, una autentica invettiva “intelligentissima ma tremenda”, come scrissero i critici, lo isolò ancora di più. Ma straripò con la sua forza musicale, la schiettezza, la vena ironica, la chitarra e la sua anima di poeta, fondatore della scuola genovese dei cantautori, una vera esplosione di artisti negli anni Sessanta con Fabrizio De Andrè, Umberto Bindi, Luigi Tenco e Gino Paoli.

Le pellicole musicali che arrivarono da Hollywood negli anni Cinquanta e il jazz furono la sua passione da studente ginnasiale (compagno di banco di Luigi Tenco). Gli piaceva Bob Hope. Incidendo in dialetto genovese le prime canzoni scoprì l’assonanza con la lingua brasiliana (“O frigideiro”). L’ironia era la sua arma magica e lo attrasse il cabaret, primi spettacoli di successo al “Derby Club” di Milano. Dal cabaret alla musica d’autore, il passaggio fu rapido. “Ritornerai” del 1964 lo impose come uno dei più dotati cantautori italiani. Sapeva proprio parlare d’amore con una voce da grattugia e la fedelissima chitarra. I successi vennero uno dopo l’altro. Quante canzoni ha scritto e cantato Bruno Lauzi? Lui diceva cinquecento. Una sera di fine luglio 2003 arrivò ad Anacapri senza la fedele chitarra. Vi tenne uno dei suoi ultimi concerti, ormai assalito dal morbo di Parkinson. Gli tremava la mano destra. Non poteva più suonare, ma combatteva soavemente col male affidandosi alla voce, “grattata”, molto speciale, e alla poesia delle sue canzoni.

Quell’uomo piccolo, coi riccioli bianchi dei suoi sessantasei anni, incantò gli anacapresi. Fu una straordinaria serata d’estate, benedetta dalla luna piena.
La poesia del suo cuore, le canzoni malinconiche, allegre, ironiche erano fatte per ammaliare, strappando ricordi e desideri d’amore, ma il ritmo, con gli arrangiamenti di Gianfranco Reverberi, non cedeva mai alla tristezza. Il garbo sornione di Lauzi accompagnava le tenerezze e le nostalgie, un uomo e un artista che giocavano con l’amore e con la voce, così come avevano splendidamente giocato con la chitarra.
Di quella serata in Piazza San Nicola, il nostro editore Roberto Gianani, anacaprese d’adozione, artista-manager della ceramica, conservò un ricordo struggente. Dall’incontro con Lauzi nacque un’amicizia profonda. Erano entrambi due uomini d’amore.

Nei concerti, fra una canzone e l’altra, Lauzi recitava le sue poesie, raccontava le storie che scriveva, storie di mare e di gatti. Ad Anacapri, quando cantò senza potersi più accompagnare con la chitarra, recitò l’autoironica “La mano”, un dialogo tra la mano sinistra e quella destra colpita dal Parkinson. Aveva chiamato “Poesie contromano” la raccolta di versi scritti dopo essere stato assalito dal male, senza rabbia, senza rancore, senza tristezza. Si prendeva in giro battendosi così, con un sorriso ironico, contro la malattia. Scrisse persino una “lettera” al morbo di Parkinson: “Lei sta esagerando, signore, glielo devo dire”.

Ne parlò quella sera di luglio di cinque anni fa ad Anacapri durante la cena dopo il concerto.
Roberto Gianani ha trascinato l’amministrazione comunale di Anacapri, nelle persone del vicesindaco Franco Cerrotta e dell’assessore alla cultura Riccardo Federico, nella organizzazione di un grande evento per ricordare Bruno Lauzi che collaborò per lungo tempo al nostro giornale. Così Anacapri ha ricordato Lauzi in una memorabile serata di fine agosto, un appuntamento di poesia, musica e sentimento nella Piazza San Nicola, autentico teatro all’aperto incassato fra case gentili in un profumo di aranci e limoni e l’eco del mare delle sirene. La serata è stata centrata sul “Premio Anacapri-Bruno Lauzi. Canzone d’autore” aperto a giovani promesse della canzone d’autore. La giuria è composta da Gianfranco Reverberi, che di Lauzi è stato amico e collaboratore artistico per tutta la vita, da Peppino Di Capri, da Mariella Nava, Edoardo Vianello, Pietro Gargano, scrittore, giornalista e musicologo. Sarà un appuntamento annuale aperto anche in campo internazionale per la scoperta di talenti musicali.

Nella Piazza San Nicola, Maurizio Lauzi, il figlio del cantautore genovese, squisito e colto musicista, ha cantato le più belle canzoni del padre accompagnandosi al pianoforte e avendo con sé molti artisti della band storica di Lauzi, tra i quali il chitarrista Lauro Ferrarini.
“Ritornerai”, la canzone più famosa, “Il poeta”, la canzone più bella, “Ti ruberò”, “Piccolo uomo”, “Margherita”, “L’appuntamento” hanno riproposto il ricordo del cantautore genovese, la sua inesauribile vena, la delicatezza dei suoi testi. Reverberi ha ricordato con commozione l’amico scomparso che introdusse nel mondo delle case discografiche. “Ci conoscemmo da ragazzini e fummo indivisibili. Ho assistito alla sua fine nella casa che aveva a Peschiera Borromeo, fuori Milano.

Avevamo realizzato un cd latinoamericano al quale teneva tanto, considerandolo il suo disco più bello. Spegnendosi ebbe solo questo rammarico, abbandonare il disco alla sua sorte”.
La serata anacaprese è stata trasmessa in diretta da Radio Dimensione Suono con gli interventi di Luca Lazzari e dell’inviata dell’emittente milanese Alessandra Rotolo.
È stato assegnato anche un premio alla memoria, dedicato all’ingegnere Francesco Uliscia, il progettista-poeta romano che, innamoratosi di Anacapri, ideò la seggiovia del Monte Solaro.
Anacapri fa degli incontri culturali il punto di forza della sua politica estiva e turistica. Il “Premio Anacapri-Bruno Lauzi. Canzone d’autore” si è inserito tra gli eventi di maggiore spicco.
Appena nato, rimanda ai prossimi appuntamenti annuali il suo completo successo.

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