Capraia, la perla della Toscana

– di Anna Folli

C’è chi trova l’isola inospitale e ventosa e chi ne rimane stregato da volerci vivere.
L’incanto delle coste ripide e rocciose con grotte, anfratti e strapiombi.
Il fascino dell’interno, percorso da sentieri e mulattiere.
I vecchi edifici della colonia penale.
Appena 350 residenti nei due centri abitati.
Le case color pastello sul porticciolo e il Forte San Giorgio.
Il tempo dei pirati nei libri di Roberto Moresco.
La traversata da Livorno sul traghetto corteggiato dai delfini tra le difficoltà create dal libeccio e dal grecale.

200812-10-1mRoberto Moresco è un ingegnere chimico che ha viaggiato in tutto il mondo e ora risiede a Ginevra da venticinque anni. Ma appena può abbandona tutto, percorre centinaia di chilometri e raggiunge Capraia dove, oltre a una bella casa con un piccolo giardino, possiede un uliveto da cui si vede il mare.
Non è facile arrivare a Capraia, soprattutto in bassa stagione. Spesso grecale e libeccio soffiano impetuosi, impedendo al traghetto di attraccare nel piccolo porto.
“Più di una volta – confessa Moresco – mi è capitato di arrivare a Livorno e di non poter partire. Dopo qualche giorno di sosta forzata, dovevo ritornarmene a Ginevra. Oppure avveniva il contrario, che da Capraia non si riusciva più a rientrare. Ma in quel caso è meglio: si ha la scusa per godersi quest’isola più a lungo”.

A rendere quasi imponderabile l’arrivo a Capraia, c’è anche questo: non si sa quando si arriva né quando si può partire. Eppure sono molti ad essere stati stregati da questa piccola isola selvaggia e “naturalistica”. Terza per dimensioni dell’arcipelago toscano (ma ha una superficie di soli 20 chilometri e 350 residenti), più vicino alla Corsica (da cui dista solo 31 chilometri) che alla costa, per la sua incomparabile bellezza è stata chiamata “la perla dell’arcipelago toscano”. C’è chi ci arriva una volta, la trova inospitale e ventosa, non sopporta la difficoltà di raggiungere il mare, la mancanza di spiagge e di locali. E non ci torna più. Altri accettano disagi e scomodità come un inevitabile prezzo del suo fascino.
Capraia fa questo effetto: la si può soltanto amare appassionatamente oppure odiare.

Può diventare una specie di malattia, da cui è difficile guarire. Anno dopo anno si impara a conoscerla, si apprezza il fragile ma straordinario equilibrio naturale, l’incanto delle coste ripide e rocciose che sembrano spaccarsi d’improvviso rivelando anfratti, grotte, strapiombi: la Cala dello Zurletto dove si scende per un bagno nell’acqua turchese; la Bellavista da cui, tra violacciocche e fichi d’india, lo sguardo spazia verso l’isola d’Elba; la Cala Rossa, tra spettacolari falesie dai colori sanguigni, con la torre dello Zenobito che domina il promontorio. Ma l’unicità di Capraia non sta solo nel mare. E’ nel suo interno che se ne scopre il fascino più segreto, in quella rete di sentieri e mulattiere con cui è possibile raggiungere anche gli angoli più selvaggi.

Il periodo migliore per scoprirne la magia è la primavera, quando l’isola si copre dei fiori di ginestra, di bocche di leone, di fiordalisi, orchidee selvagge e gigli di mare. Quando il profumo di mirto, lentischio e corbezzoli diventa ancora più intenso. Si parte dal sentiero che inizia dalla monumentale chiesa di San Nicola (ed è una delle tante stranezze dell’isola, questa enorme e ricca chiesa barocca, sproporzionata per le dimensioni del borgo) e si raggiungono il Monte Arpagna, lo Stagnone, il Monte delle Penne, la solitaria Cala del Ceppo. Lungo il percorso la vista spazia sui vigneti recentemente reimpiantati dalla piccola azienda di vino biologico “La Piana”. E si sente il privilegio di vivere da vicino uno degli angoli più incontaminati di tutto il Mediterraneo.

Di quest’isola, così lontana da esibizionismi e mondanità, si sono innamorati anche famosi personaggi dello spettacolo, dello sport e del giornalismo che l’apprezzano proprio per la sua semplicità. “A Capraia ritrovo me stesso” dichiara convinto Claudio Bisio che nell’isola c’è capitato per caso un’estate e ne è rimasto folgorato. Per lui, Capraia è diventato sinonimo di pace, silenzio, libertà. Quando va a Roma in aereo, confessa di guardare in basso, cercando quello scoglio perso in mezzo al mare:
“Mi piace pensare che se un giorno mi stancassi di tutto potrei andare a vivere lì, a scrivere e dipingere. Capraia è il mio Puerto Escondido, ma non è dall’altra parte del mondo, è vicino a casa”.

Per gli isolani, anche “i ricchi e famosi” sono “turisti” come gli altri e non fanno differenza. E’ gente particolare quella di Capraia, aspra è difficile come la terra in cui abitano. Quelli che risiedono sull’isola tutto l’anno sono ormai ridotti a poco di più di un centinaio, ma così attaccati a quello scoglio isolato da tutto da soffrire di un’inguaribile malinconia se appena la lasciano per qualche giorno. A loro basta un’occhiata e chi arriva da terra viene immediatamente catalogato. Lo vedono scendere dal traghetto (l’aliscafo funziona solo nei mesi estivi) e capiscono se è uno “giusto”, capace di apprezzare le difficili qualità di un luogo davvero unico.

Per chi arriva la prima volta, già la traversata da Livorno, che dura due ore e mezza, è un’emozione.
Molto spesso si incontrano delfini che per brevi tratti inseguono la nave tuffandosi tra le onde. A volte capita anche di imbattersi in qualche piccolo cetaceo. Circa a metà della navigazione, si scorge l’isola della Gorgona, piccola e verdissima, che con Capraia, per molti anni, ha diviso il destino di colonia penale. Dal 1986 la colonia penale agricola di Capraia è stata chiusa ma con il loro fascino un po’ delabré i vecchi edifici, che ancora attendono una destinazione, rimangono a ricordare il passato. E che tutto rimanga immobile, temendo che qualsiasi innovazione possa risultare dannosa al fragile equilibrio dell’isola, è uno dei pericoli in cui incorre Capraia.

“La popolazione che risiede a Capraia anche d’inverno – spiega Massimiliano Dalla Rosa, titolare dell’agenzia che porta il suo nome è in continua diminuzione ed è circa la metà di quando sull’isola funzionava la colonia penale. Perché la vita possa continuare anche al di là dei mesi estivi, sarebbe importante inserire nuove attività produttive legate ad esempio alla ricerca, alla biologia marina”. Per ora, a parte l’ampliamento del porto, che dovrebbe essere ultimato per la prossima stagione, tutto sembra seguire i ritmi lenti di sempre.

Sono soltanto due i centri abitati, collegati dall’unica strada asfaltata, lunga meno di un chilometro. Attorno al porticciolo, a un passo dalla banchina, si allineano le case color pastello, qualche negozio, i ristoranti, qualche bar. E l’edificio della Salata, lo stabilimento dove un tempo i detenuti del carcere salavano le acciughe, che ora è stato trasformato in un punto d’informazione turistico. Ma il paese vero e proprio è Capraia Isola: un gomitolo di strade in salita, le case in pietra simili a piccole fortezze, i giardini nascosti. Il borgo è tutto qui, raccolto attorno al Forte San Giorgio, il castello, protetto da mura possenti a strapiombo sul mare. E’ questa imponente costruzione a ricordare il passato dell’isola, quando i suoi abitanti erano costretti ogni giorno a difendersi non solo dalle insidie del mare, ma anche da quelle delle invasioni dei saraceni.

Roberto Moresco, che da quando è andato in pensione, a Capraia ha dedicato rigorosi studi storici, a questo tema ha dedicato un libro, “Pirati e corsari nei mari di Capraia. Cronache dal XV al XVIII secolo” che si affianca ad altre due pubblicazioni: “Capraia sotto il governo delle Compere di San Giorgio”, e il recente, bellissimo “L’isola di Capraia. Carte e vedute tra cronaca e storia” (Debatte Editore). Moresco racconta che, ai tempi in cui Capraia era governata da Genova, le poche case ammucchiate sull’altura erano circondate da mura di protezione. I pirati, infatti, arrivavano e si impadronivano di merci, di uomini e donne che diventavano loro schiavi. Ma a volte nemmeno le mura e le vedette alla torre dello Zenobito si rivelavano sufficienti.

Sono stati parecchi gli agguati, ma il più celebre è certamente quello che nel giugno del 1540 ha visto come protagonista il celebre pirata Dragut. Partito dall’isola tunisina di Gerba, Dragut doppia Sardegna e Corsica e raggiunge Capraia: qui smantella le mura del borgo a suon di cannonate e, nonostante la valorosa difesa, penetra all’interno, uccidendo una cinquantina di capraiesi e portando con sé sulle navi corsare tutti gli altri. Ma la vittoria di Dragut è di breve durata: catturato poco più tardi da Giannettino Doria (nipote del più celebre Andrea Doria), deve lasciare liberi i prigionieri capraiesi che possono così ritornare alla loro isola. E di lì a poco, per difenderli da ulteriori attacchi, viene costruito, sui resti di un’antica fortezza pisana, il castello di San Giorgio che trasforma Capraia nella più fortificata tra le isole dell’arcipelago.

Oggi, anche la vecchia fortezza sta per cambiare definitivamente il suo volto: oggetto di un’importante opera di restauro e ristrutturazione, ospiterà una serie di appartamenti di lusso. C’è chi, naturalmente, non è d’accordo con questa trasformazione, giudicata poco consona alla semplicità del luogo. Qui, in fondo, si è sempre venuti per godere delle acque cristalline e dei fondali intatti che, dal 1996, sono preservati dalla costituzione di un Parco naturale protetto. Non per niente quest’anno le isole dell’arcipelago toscano si sono aggiudicate le Cinque Vele, una specie di Premio Oscar del mare. E non solo. Esiste un progetto ambizioso che per Capraia prevede entro il 2015 zero emissioni di anidride carbonica, grazie ad impianti fotovoltaici, marini ed eolici. Obbiettivo è una sorta di autarchia energetica.

Capraia, insomma, dovrebbe trasformarsi in una specie di laboratorio en plain air, che potrebbe servire come messa a punto del piano ambientale che l’Enel ha predisposto per Toscana e Sicilia. Ed è proprio la piccola Capraia ad avere firmato per prima il progetto “Isole Verdi”. Si è partiti con la sostituzione di due dei quattro generatori che forniscono energia all’isola: da diesel a biodiesel. Le previsioni sono di un abbassamento di emissioni inquinanti fino all’ottanta per cento. Ma si vuole fare di più. Gli abitanti dell’isola avrebbero voluto ottenere tutta l’energia necessaria all’isola con l’eolico: dato che a Capraia il vento è una costante, sarebbe bastata un’unica pala per soddisfare tutti i bisogni di abitanti e turisti. Non solo: ci sarebbe stata addirittura energia sufficiente per alimentare auto e motorini elettrici. Ma la Regione Toscana ha bandito l’energia eolica perché sostiene che le pale nuocciano al paesaggio. Si pensa ora ai pannelli solari che, però, per produrre la stessa quantità di energia, dovrebbero essere così numerosi da riempire un’intera vallata. E c’è chi invece pensa di sfruttare anche le correnti marine. Le discussioni continuano. E intanto Capraia riesce imperturbabile a mantenere la sua incantata bellezza.

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