Capri al tempo di Mussolini

– di Ciro Sandomenico

La definì “l’isola che non si scorda mai” e ne ebbe la cittadinanza onoraria nel 1924. Le indagini e le denunce per la vita caprese scandalosa non ebbero seguito. La mancata espulsione degli “indesiderabili”. La mano di velluto del fascismo per la “vetrina eccellente del turismo italiano”. Ma niente doveva accadere in modo plateale e che turbasse l’ordine pubblico.

200512-15-1m

200512-15-2m

200512-15-3mLa “marcia” (su Roma), che portò il fascismo al potere nel 1922, non si allungò subito sino a Capri con i suoi “imperativi categorici”: disciplina, ordine, virilità. All’Isola Azzurra, pur se in orbace e stivaloni, il potere si accostò con passi felpati, molto tolleranti se non addirittura diplomatici.
“L’isola che non si scorda mai”, come la definì Mussolini dopo la nomina a cittadino onorario di Capri nel maggio del 1924, sull’onda dell’enorme successo elettorale riportato dal Partito nazionale fascista alcuni mesi prima, aveva esercitato indubbiamente un grande fascino sul “duce” che le riservò un occhio particolare, suggestionando così anche i funzionari regionali e locali.
L’atmosfera cosmopolita che impregnava l’isola non poteva essere turbata impunemente, pena inevitabili reazioni internazionali.
La colonia straniera che aveva fatto di Capri un luogo di elezione era costituita da personaggi, sì stravaganti ed eccentrici, ma per gran parte dalle rispettabili capacità economiche. Tra l’altro, il problema della valuta straniera pregiata non poteva e non doveva essere ignorato. E ciò non era sfuggito a Mussolini.
Le riforme amministrative attuate su tutta la penisola interessarono anche Capri che perse i due sindaci, quello di Capri e quello di Anacapri, e si ritrovò con un podestà, figura amministrativa che avrebbe esercitato i poteri del sindaco e del Consiglio comunale.
Primo vero podestà di Capri fu il marchese Marino Dusmet de Smours, noto esponente dell’aristocrazia napoletana. Rimase in carica per circa dieci anni, dal 1927 al 1936. Ottimo ed attento burocrate esplicò i propri ruoli con equilibrio, districandosi abilmente tra le esigenze della popolazione locale e le abitudini non sempre “ortodosse” dei residenti stranieri che animavano la vita di Capri. In questo gli furono d’aiuto la moglie, Marion Powell, detta Polly, un’americana appartenente ad un’agiata famiglia californiana, e la sua conoscenza delle lingue.
Per gli stranieri Capri era l’isola dell’amore, l’isola del sogno, il luogo più permissivo, dove non esistevano limiti al godimento, alle eccentricità e alle stravaganze. L’amore libero e tutte le pratiche ad esso connesse, quali il nudismo, il naturismo, l’omosessualità e la pedofilia, erano abituali e non suscitavano scandalo tra la popolazione locale, anzi!, in virtù dei vantaggi economici che gliene derivavano non solo erano tollerate, ma venivano addirittura facilitate e la vedevano coinvolta.
In quel periodo il tono morale dei capresi calò ai livelli minimi. Erano di dominio pubblico le abitudini omosessuali e le irrefrenabili pulsioni pedofile di personaggi stranieri ben individuati e non mancavano al catalogo repellenti pratiche incestuose che coinvolgevano anche i nativi.
Il ciclone scandaloso dei primi anni del Novecento che aveva coinvolto Alfred Friedrich Krupp, il rampollo della famosa famiglia padrona delle acciaierie tedesche, e il suo connazionale, il disegnatore e pittore Allers, entrambi accusati di turpitudini omosessuali e pedofile su ragazzi e giovani capresi, non solo non si era dissolto, ma aveva scoperchiato un marciume sociale fortemente amorale i cui olezzi sgradevoli irritavano i moralisti e i benpensanti.
Il “genius loci” di Capri, Edwin Cerio, che nel 1922, anno in cui era sindaco della città, aveva organizzato il famoso Convegno del Paesaggio con il preciso intento di salvaguardare le linee architettoniche caratteristiche dell’isola e preservare il suo paesaggio, fu anche un accanito sostenitore, con numerosi articoli giornalistici, della necessità di ripulire l’isola da quella “fognatura” ricca di “tutti i detriti dell’umanità”. Quegli “indesiderabili”, come egli li definiva, che appestavano alcune capitali (Londra, Parigi) e la stessa New York si erano in gran numero riversati a Capri.
Cerio sollecitava quindi con insistenza provvedimenti più energici e più mirati. Denunzie simili pervennero anche all’Alto Commissario di Napoli e non furono prese in adeguata considerazione. Decreti di espulsione per alcuni stranieri definiti “indesiderabili”, emessi dal prefetto di Napoli, non dettero luogo ad alcuna espulsione pur essendo frutto di indagini serie ed accurate.
La bibliografia dell’isola di Capri comprende una pubblicazione, “Il mostro e il detective”, di un famoso detective dell’epoca, Giuseppe Dosi, diretto collaboratore del capo della Polizia, Arturo Bocchini. In esso il Dosi riportò i risultati delle indagini da lui svolte a Capri, nel 1927, sui reati contro la morale e il buon costume. Compilò un lungo elenco degli stranieri e di alcuni capresi compromessi in tali reati. Edwin Cerio lo apprezzò e gli scrisse augurandosi che da tale indagine venissero fuori i “frutti agognati” e cioè una “intelligente epurazione”, sperando che non accadesse come altre volte, dopo la visita di altri funzionari, che “le bande di Sodomia non rafforzino le loro fila su queste sponde incoraggiate dall’impunità”. Anche in quella occasione non furono presi provvedimenti adeguati.
Il fascismo, puntando su Capri come luogo di svago e di vacanze per stranieri, favorì le attività commerciali e turistiche con l’impegno che l’isola si distinguesse per l’ordine e la pulizia e la messa al bando di mendicanti e vagabondi. Essere cioè una vetrina eccellente del turismo italiano. Dusmet con i suoi controlli assidui ottenne tutto questo.
Le autorità preposte non risposero con altrettanta determinazione alle sollecitazioni più o meno esplicite, provenienti da più fonti, di praticare una pulizia morale dell’isola. Vi sarebbe stata discreta tolleranza purché non fosse accaduto in modo plateale e non avesse turbato l’ordine pubblico.
Dell’omosessualità dilagante e di tutte le altre pratiche turpi e riprovevoli non bisognava né parlarne né scriverne. I due romanzi di Compton Mackenzie, “Vestal Fire”, vestali del fuoco, e “Extraordinary Women”, donne pericolose, i cui protagonisti, omosessuali e lesbiche, viventi realmente sull’isola, furono indicati con pseudonimi, e che ebbero notevole (anche se tardivo) successo fuori dai confini d’Italia, furono osteggiati e banditi dal fascismo che ne vietò la traduzione e la pubblicazione, anche per l’opposizione di Edwin Cerio. Una loro traduzione apparve solo nel 1949 da Longanesi ed è stata riproposta recentemente.
Comunque, questi taciti atteggiamenti “permissivi” del regime non impedirono che sull’isola fosse organizzata una rete di informazioni e di spionaggio che condusse a provvedimenti punitivi verso coloro che in un modo o nell’altro erano accusati di atteggiamenti sovversivi. Non pochi furono costretti a bere olio di ricino e molti stranieri furono in bella maniera allontanati. Uno dei casi più menzionati fu quello del medico Giorgio Weber, figlio del famoso ed originale filosofo, poeta e locandiere Augusto Weber, che si rifiutò di iscriversi al partito fascista come invece avevano subito fatto tanti altri, tra cui i fratelli Cerio. Egli fu quindi boicottato nella sua attività professionale e costretto ad abbandonare l’Italia.
E’ comunque innegabile che per Capri il fascismo usò una mano di velluto rispetto alla violenza con cui si impose nel resto del Paese. L’Italia fascista, virile, disciplinata e forte, che mostrava i muscoli e sollevava le baionette in tono di sfida, si mostrò un poco intimidita dal fascino dell’isola azzurra e dall’aria gaudente e libera e, perché no?, raffinata e colta che si sprigionava dalla colonia cosmopolita presente sull’isola.

200512-15-4m

200512-15-5m

200512-15-6m

200512-15-7m

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *