Cartoline dall’isola che c’è

– di Viviano Domenici

L’imperatrice ballerina delle Galapagos, le monete di pietra di Yap, il ristoratore americano di Tristan de Cunha, l’inospitale arciere di North Sentinel Island, i dimenticati di Clipperton, il trucco dei Maori in Nuova Zelanda, il pirata di Torre del Greco nel Canale di Beagle e altre storie compresa quella della Terra vuota all’interno e che ci fosse a Ischia uno degli ingressi per entrarci.

La baronessa con tre amanti – Isola Floreana, Galapagos. Tutti, prima o poi, sognano di scappare su un’isola deserta; ma poi rimangono a casa: Eloise Wagner de Bousquet, sedicente baronessa austriaca, lo fece davvero e nel 1932 arrivò quaggiù lasciandosi alle spalle un passato turbolento: ballerina a Costantinopoli, ex moglie di uno 007 francese, artista, spia, intellettuale, mistica. Così diceva lei, ma forse era solo una mitomane. Sbarcò con tre amanti, due tedeschi e un ecuadoregno. Nel bagaglio pochi vestiti (amava il nudismo) e tanti sogni principeschi. Si proclamò imperatrice spiegandolo a fucilate alle due coppie di tedeschi che già vivevano sull’isola. Durò un paio d’anni, poi iniziò il gran finale con inspiegabili sparizioni (lei e l’amante favorito per primi) e morti misteriose. Un giallo che non è mai stato risolto. Il polpo con la fede nuziale – Isola d’Elba. S’è scoperto che Paul, il polpo veggente dei Mondiali, è nato nel Tirreno dove i polpi sono davvero unici. Un mio amico pescatore raccontava che in tempo di guerra, davanti alla scogliera di Calafuria, a Livorno, ne aveva pescato uno con una fede d’oro in un tentacolo. Da non credere! Ma quando in un articolo accennai al polpo ammogliato, una signora mi cercò. Durante la guerra si era sposata a Castiglioncello, e il giorno delle nozze aveva fatto il bagno col marito a Calafuria. Lui perse la fede in mare, lei pensò a un cattivo presagio e pianse. Pochi mesi dopo l’uomo morì. “Per favore – mi disse -, chieda al suo amico se sulla fede c’era incisa una data”. Ma il pescatore non ricordava.

Il profeta del Culto del Cargo – Isola di Tanna, Oceano Pacifico. Sbarcò negli anni Trenta e aveva una divisa militare con una croce rossa sul braccio. Regalò cioccolato, sigarette, carne in scatola, liquori. Gli isolani chiesero chi era: John from America, rispose lui. Loro capirono più o meno Jon Frum e pensarono fosse venuto dal cielo. Tempo dopo arrivarono navi e aerei carichi di meraviglie, ma gli indigeni ebbero solo briciole. Allora i tannesi pregarono il profeta Jon Frum di dirottare i doni nelle radure della foresta dove loro costruirono aerei-civetta fatti di frasche.
Niente. Si infilarono in testa cuffie di noci di cocco e parlarono agli antenati; che non risposero. Da allora tutti aspettano Jon Frum e gli antropologi parlano di Culto del Cargo.
Monete di pietra, con valore etico – Isola di Yap, Oceano Pacifico. Le monete più ingombranti le hanno inventate quaggiù: sono dischi di pietra con un buco in mezzo, grandi anche più di tre metri. Gli isolani le utilizzano per acquisti importanti; per le piccole spese usano dollari Usa. La pietra adatta andavano a prenderla con le canoe su un’isola a 400 chilometri di distanza; staccavano la roccia, la scolpivano e tornavano indietro. Impresa impegnativa e qualcuno ci lasciava la pelle. Perciò il valore di queste monete è dato dalla dimensione ma anche dai sacrifici che richiesero. Sono blasoni di famiglia esposti davanti alle abitazioni e vengono cedute solo in casi di assoluto bisogno; chi ne diventa proprietario evita di portarle a casa sua. Per rispetto dell’altro. Fondò l’Impero del Ristoro – Tristan da Cunha, Oceano Atlantico. Il pirata americano Jonathan Lambert sbarcò sull’isola con due compari: il livornese Tommaso Corri e un certo William. Era il 1810. Si proclamò imperatore dell’Isola del Ristoro; voleva creare una base di rifornimento per le navi in transito. Quindi propose un’alleanza all’Inghilterra, che sembrò interessata: meglio i pirati che bonapartisti intenzionati a liberare Napoleone esiliato a Sant’Elena, 1350 miglia più a nord. Nel 1816, però, Londra ruppe l’alleanza e occupò l’isola, dove i soldati scoprirono che del terzetto era rimasto solo il livornese. Una disgrazia in mare, disse lui. Ma tutti pensarono che li avesse uccisi per impadronirsi di un misterioso tesoro, mai ritrovato. La preistoria difesa a frecciate – North Sentinel Island, Oceano Indiano.

Nessuno sa dire quanti siano, forse cinquanta, forse duecentocinquanta. Si chiamano Sentinelesi e vivono su quest’isoletta delle Andamane dove nessuno può mettere piede. Lo vieta una legge indiana fatta apposta per difendere un pezzetto di preistoria sopravvissuta ai millenni. Nel 1975 un fotografo provò a sbarcare, ma fu respinto da un indigeno che entrò in acqua con l’arco teso. Fece in tempo a fare alcune foto, che fecero il giro del mondo. Nel 2004 un elicottero militare indiano cercò di atterrare sull’isola per vedere che cosa aveva fatto lo tsunami: fu accolto da un indigeno pronto a scoccare la sua freccia. Contro gli alieni del terzo millennio.
Dimenticati per anni su un atollo – Clipperton, Oceano Pacifico. Dimenticati su un’isola deserta. Capitò nel 1914 a tredici soldati messicani con relative famiglie (ventisei in tutto) inviati a Clipperton, un sottile anello di sabbia di dodici chilometri che racchiude una laguna con acqua dolce in superficie e salata in profondità. Dovevano presidiare l’isola che gli uccelli migratori coprono di guano, ottimo fertilizzante. Una ricchezza che il Messico non voleva perdere. Partita l’ultima nave, i militari aspettarono ordini; che non arrivarono mai perché in patria era scoppiata la rivoluzione di Zapata e Pancio Villa, e tutti s’erano dimenticati di loro. Tre anni dopo furono ritrovati tre donne e otto bambini. Che chiesero di essere dimenticati per sempre. L’ingresso della Terra Cava – Ischia.

Quest’isola ha vari tesori e un mistero. Tra i primi c’è un vaso con la scena del naufragio di un barcone: si vedono la nave rovesciata e i corpi degli uomini attaccati dagli squali. È dell’VIII secolo a.C., ma ancora attuale. Il mistero, invece, è sotto Monte Epomeo, dove ci sarebbe uno degli ingressi della Terra Cava. Il primo a credere che il mondo fosse vuoto all’interno fu, nel 1692, l’astronomo Edmund Halley, quello della cometa, che pensava a tre o quattro sfere una dentro l’altra. Dopo di lui altri ci misero un piccolo Sole per far luce alla razza superiore che vivrebbe sotto i nostri piedi; questo interessò molto i nazisti. Oggi la Terra Cava è ancora frequentata: in Internet si trovano cose dell’altro mondo.
Un amore preso a martellate – Hiva Oa (Oceano Pacifico). Tra cespugli fioriti, nel cimitero di Autona, trovo la tomba di Paul Gauguin. Emozionante e scabra. A pochi passi c’è quella di Jacques Brel, indimenticato chansonnier franco-belga, che quando il male lo assalì fuggì quaggiù con la sua amata Madly, disperato e felice; a Parigi lasciò moglie e figlie. Quando Jacques morì, Madly mise sulla pietra una placca di bronzo con loro due guancia a guancia, che non piacque a una delle figlie di lui la quale venne in Polinesia per prenderla a martellate e gettarla via; poi ne mise un’altra coi nomi dei familiari. Madly lo seppe, tornò a Hiva Oa, la staccò e la spedì al mittente. Finirono in tribunale: ora c’è la placca di Madly.

In mare crescevano monete – Maldive. Per almeno quattro millenni gli uomini hanno usato conchiglie cipree (o cauri), come moneta corrente. L’oceano in cui crescono le più belle è quello di queste isole e da qui partivano per Asia, Europa e Africa dove tutti le apprezzavano, anche per quell’aspetto impudico, promessa di fecondità e piaceri. Ma gli imperatori cinesi del II millennio a.C. decisero di svincolarsi da quella fonte di approvvigionamento che fluttuava più delle onde del mare, e decisero di imitarle in pietra, osso e bronzo. Così inventarono la più antica moneta metallica che si conosca. Ma niente fermò il corso di quelle naturali, vero motore del commercio internazionale e, fino al 1921, valuta ufficiale delle Maldive.
La marmellata era dei pirati – Galapagos. Seicento barattoli di terracotta pesante ridotti in frantumi. Quando li ritrovarono seppelliti in un paio di queste isole, gli archeologi rimasero sconcertati: chi li aveva sepolti e cosa avevano contenuto? Un mistero. Poi qualcuno si ricordò del diario di William Dampier, un corsaro inglese di buona penna, che raccontava come nel 1680, nel corso di una sfortunata scorribanda nel Pacifico insieme a certi suoi colleghi, anziché galeoni carichi di dobloni avevano catturato una nave che trasportava seicento barattoli di marmellata di mele cotogne. Meglio che niente, pensarono, poi andarono a nascondere il dolce bottino alle Galapagos; dove però non tornarono più a recuperarlo.

Il naufrago, la regina e il tesoro – Madagascar. Infilzò un nobile per una questione di donne, scappò dall’Italia, fece il pirata, naufragò e incontrò una regina cattivissima che lo nominò primo ministro e poi lo sposò, incoronandolo re. Si chiamava Francesco Carlo Bonetti (o Bonnet) e fu assassinato a Calcutta nel 1828. Diverse regioni italiane e Stati esteri sostengono di avergli dato i natali, e molti presunti eredi rivendicano un tesoro da 75 milioni di sterline, che sarebbe custodito dalla Banca d’Inghilterra. Che smentisce. I borbonici cercarono di rintracciarlo, la Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia scrisse che non esisteva affatto; ma tanti ci pensano ancora. Tutto è possibile, anche che il naufrago Bonetti non sia mai esistito.
Teste tatuate, tagliate e vendute – Nuova Zelanda. Quando gli esploratori europei del Settecento arrivarono in Nuova Zelanda si accorsero che i Maori conservavano le teste degli antenati più illustri, coi volti completamente tatuati; ma non capirono che il disegno aveva un significato identitario. I navigatori, incuriositi, ne comprarono una da mettere in museo, poi un’altra, poi tutte quelle disponibili; sempre in cambio di moschetti e altre merci di valore. Rimasti senza nobili teste da smerciare, i Maori si ingegnarono: catturarono schiavi nei villaggi vicini, li tatuarono a casaccio, li decapitarono e vendettero le teste-bufala. Infatti s’è scoperto che molte di quelle conservate nei musei hanno tatuaggi senza significato.
Il pirata della Fine del Mondo – Terra del Fuoco. Si chiamava Pasqualino Rispoli ed era di Torre del Greco; da queste parti se ne parla come l’ultimo pirata del Canale di Beagle. Arrivò nel 1897, aveva quattordici anni e subito si mise a far traffici di contrabbando tra Argentina e Cile navigando con la sua barca nel Canale.

Con gli anni fece affari e mise su famiglia, poi gli capitò l’occasione di fare l’eroe (per 1000 dollari) aiutando un anarchico russo a scappare dalla tremenda prigione di Ushuaia. Lo traghettò fra canali e isole fino allo Stretto di Magellano dove il povero anarchico fu ripreso e tornò in galera per altri dodici anni; Pasqualino se la cavò con pochi giorni di guardina. Morì nel 1957, come un tranquillo borghese.
Quell’amore lasciato laggiù – Tristan da Cunha (Oceano Atlantico). Il veliero con l’incendio a bordo naufragò sulla scogliera di questa piccola isola nel 1892. Salvi i marinai italiani. Pochi mesi dopo una nave inglese li riportò a casa; tutti meno due di Camogli, Gaetano Lavarello e Andrea Repetto, che decisero di rimanere. Oggi i loro cognomi sono diffusi tra i 285 abitanti dell’isola. Un altro marinaio, Agostino Lavarello, anche lui camoglino, fu a lungo incerto, poi decise di partire. Quarant’anni dopo scrisse le sue memorie rivelando di non aver mai dimenticato una ragazza conosciuta a Tristan, la bionda Mary, che pochi minuti prima dell’imbarco gli regalò piangendo un paio di calze di lana confezionate apposta per dirgli il suo amore. Che lui conservò per tutta la vita.

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