Castiglioncello dove finì la corsa di Gassman e Trintignant

– di Maria Rispoli

Il sorpasso con la Lancia spider nell’omonimo film di Dino Risi. Storia di un villaggio di pescatori etruschi diventato una piccola Hollywood italiana. Il rifugio di Alberto Sordi, i bagni di mezzanotte e le chiacchierate con Silvana Mangano, Carlo Giuffrè e Paolo Panelli. Il castello di Marcello Mastroianni. Quando l’autorimessa di Walter Ciucchi si trasformava in salotto. La vacanza di Luchino Visconti. Ville, case, palazzine ricamano il paesaggio di pinete e scogliere. Le cale e l’odorosa macchia mediterranea immortalate dai macchiaioli.

200906-9-1mLa Lancia spider agguanta felina l’asfalto arroventato dal ferragosto torrido. Alla guida Bruno morde la vita. La velocità gli riempie il cuore ed il viso. È aggressivo, smargiasso, invadente.
Il rischio è in ogni gesto, in ogni curva, in ogni sorpasso. Accanto a lui Roberto, timido ed educato studente in legge, si lascia trascinare in un vortice di avventure fatte di euforia e brivido. Quarantotto ore sempre al limite, da Roma alla Maremma, in una folle corsa che cambierà la vita di entrambi. La spavalderia si fermerà sugli scogli del Romito.
Sono le vacanze del boom.
Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignant, davanti alla macchina da presa di Dino Risi, tratteggiano magistralmente un amaro quadro di quegli anni. Per molti italiani la sicurezza economica cavalca le onde della mancanza di stile, dell’immaturità, di una goffa voglia di evadere. A far da cornice all’azzardo dei protagonisti le verdi pinete e le suggestive scogliere di Castiglioncello.
Il paesino in provincia di Livorno è panorama, storia, pittura, quiete. Sorto in epoca etrusca come villaggio di pescatori e già apprezzato luogo di svago per i Romani, il borgo prende il suo nome, in età medievale, dal Castello di Castiglione Modiglio, paese dal quale dipendeva. Nel ‘600 diviene avamposto dei Medici. Cosimo I vi fa costruire una torre di avvistamento contro gli attacchi corsari.
Anni dopo una chiesetta con la sua canonica e la casa dei finanzieri fanno compagnia alla ligia sentinella.
Per circa due secoli quel profilo di isolata essenzialità rimane lo stesso. Nell’800 l’acerba Castiglioncello fiorisce come boccioli aperti sotto i caldi raggi della Maremma. Ville, case, palazzine ricamano il paesaggio. Le cale riparate e l’odorosa macchia mediterranea sono arte immortalata dalle tele dei macchiaioli, “artisti romantici” come li definì Spadolini.

Grazie al mecenate Diego Martelli, infatti, pittori quali Fattori, Signorini, Abbati con i loro tocchi di colore danno vita a quella che verrà chiamata la scuola di Castiglioncello. I loro dipinti sanno di vita campestre, di scogliere che si perdono nel cristallo dell’acqua, di paesaggi incontaminati dove un verde esuberante si alterna all’ocra dei terreni ricoperti da frumento e granturco baciati dal sole. Sono la quiete immobile del pomeriggio abbacinata dai raggi estivi.
In quegli stessi anni i versi di Giovanni Marradi catturano le bellezze del paese e le polemiche che corrono lungo i binari de La ferrovia Livorno – Cecina. Intorno agli anni ’60 il borgo si trasforma in una italianissima piccola Hollywood divenendo scrigno di cultura, riposo e divertimento. Accanto a personaggi del mondo della politica, della letteratura e del giornalismo come Giovanni Spadolini, Suso Cecchi D’Amico, Mario Missiroli, Castiglioncello accoglie Sordi, Mastroianni, Ferrari, Panelli. Niente chiassosa smania vacanziera stile spiagge romagnole, niente glamour caprese, ma solo verde, tradizione ed acque chiare.
Per tutti quel villaggio è semplicità che non conosce turismo di massa. È odore di mare e di azalee.
È libecciata e poetici tramonti accesi di fuoco. Muri bianchi cotti di sole e il verde cinerino delle tamerici. Fondali bassi e sabbia bianca. Giornate terse che regalano i profili dell’isola d’Elba, di Capraia e di Gorgona. In quegli anni del boom raccontati da “Il sorpasso” l’Albertone nazionale, appena libero dai set, correva nel suo splendido rifugio a Punta Righini. Le sue vacanze a Castiglioncello erano protette dal profumo dei lecci, dei pini e dei gerani. Avevano il sapore delle chiacchierate, delle partite a scopone e a biliardo con gli amici dopo cena.

Erano i giorni senza orari e senza impegni, trascorsi in compagnia di Silvana Mangano, di Carlo Giuffrè e Paolo Panelli. Erano i bagni di mezzanotte nella piscina di acqua salata dalla quale si poteva guardare il mare. In un’Italia che iniziava a ballare da sola in discoteca, che indossava l’orologio sul polsino, Alberto Sordi sognava i lenti stretti, “il mambo che sapeva di peccato” e la pasta con la polpetta la domenica. Domenico Modugno da Ansedonia raggiungeva il paesino livornese. Dai lucidi vinili le voci di Mr. Volare, di Mina e di Celentano avevano accompagnato Sordi nelle sue stagioni da vitellone nella Rimini di Fellini. Per il Dott. Tersilli Castiglioncello era il luogo dove ritrovare se stesso, quello dei momenti felici, del divertimento discreto in un periodo in cui “la liberalizzazione cominciava a rendere normale anche la volgarità”.
Gli abitanti del paese erano amici con i quali scherzare durante le passeggiate in abito bianco sul lungomare. Poi, la morte dell’amatissimo fratello Pino, proprio in estate e proprio nel paesino livornese che aveva regalato loro tanti bei ricordi. Da quel momento il dolore della perdita si adagiò malinconico e profondo negli occhi beffardi di Alberto. La villa fu venduta.
Con il tempo anche la casa di Marcello Mastroianni ha cambiato proprietario eppure quella torretta che si staglia sull’Aurelia e conduce sino all’incanto della baia di Buca dei Corvi profuma ancora di dolce vita. Per tutti sarà sempre il castello di Marcello e di sua moglie Flora Carabella. Si erano conosciuti nel 1949. L’Italia pian piano apriva gli occhi alla luce dopo il buio del conflitto mondiale. Flora stava passeggiando in Via del Corso a Roma con Bice Valori ed Elio Pandolfi, ad un tratto passò Marcello. Elio, suo caro amico, li presentò. Quella sera mangiarono una pizza insieme. Pagò lei, lui non aveva una lira. Il 12 agosto 1950 erano marito e moglie.

Il miele dei giorni successivi al loro “sì” fu quello della luna di Castiglioncello. Erano anni che Flora si immergeva nelle sue odorose pinete. Dopo quell’estate ce ne furono molte altre tra le magiche asperità del Romito e le suggestioni di Calafuria e della Quercianella. Nel 1964 Mastroianni acquistò casa. Per lui quel luogo rappresentava gli affetti: la sua splendida storia d’amore con Flora, sua figlia Barbara e gli amici. Era la piazzetta, le mostre di antiquariato a Castello Pasquini, lo scodinzolio dei cagnolini al suo ritorno a casa.
Castiglioncello era anche il club delle “Quattro gomme lisce”. Dietro la piazzetta centrale del paese ogni pomeriggio l’autorimessa di Walter Ciucchi si trasformava in un circolo dove Mastroianni, Montagnani, Panelli e Valori avevano avuto l’idea di ritrovarsi, con circa una ventina di altri amici, per fare quattro chiacchiere, bere qualcosa e giocare a carte. Nessuna spocchia o mania di protagonismo, ma solo voglia di fare baldoria come dei veri toscanacci. Quel borgo per Marcello fu la fortuna ed il rifugio sicuro.
Nell’estate del 1959, infatti, grazie ad una proposta di Suso D’Amico, Luchino Visconti, in vacanza a Castiglioncello, lo scelse come protagonista de Le Notti Bianche, da lì seguirono i sognanti ciak felliniani. Con la sua elegante semplicità, il suo modo di fare e quell’immancabile sigaretta tra le labbra, Marcello colpiva, conquistava, seduceva. Anna Maria Tatò, Faye Dunaway e, soprattutto, Catherine Deneuve.

A volte preferiva soggiornare in hotel, al Godilonda. Diceva che da lì poteva guardare tutta la bellezza della sua villa bianca. Secondo quelli che lo conoscevano bene in quel modo Marcello era libero di ricevere le telefonate delle altre donne. Una sera del 1972 il “fedelissimo infedele” rincasò con un’espressione diversa dal solito. Guardò la moglie e disse: “Catherine è incinta”. A fare da cupido il set di Tempo d’Amore di Nadine Trintignant. Flora, da sempre abituata alle sue scappatelle, quella volta non trattenne la rabbia: “Marcello, è giunto il momento di separarsi”. Così non fu. Il loro era un amore speciale, una gassa d’amante che forte trattiene la vela alla bitta proteggendola dalle intemperie del cuore. Lei lo perdonò. In fondo come disse Flora: “E’ preferibile avere saltuariamente uomini interessanti come Marcello che tenersene per sempre altri noiosi”.
Trascorsero insieme ancora molti anni. Tornarono sempre a Castiglioncello anche quando aveva perso il carattere di meta turistica per attori. Con i capelli colorati d’argento Mastroianni passeggiava tra le strade del paesino fumando una “nazionale” senza filtro, faceva una chiacchierata con i suoi amici nel mitico garage di via Fucini e, dopo un bicchierino di vodka, ritornava a casa da Flora come aveva sempre fatto. Castiglioncello, quiete del tempo trascorso che nostalgica sfiora i ricordi come onde che dolcissime lambiscono la riva.

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