C’è un piano bar sullo sperone di Anacapri tra cielo e mare

– di Mimmo Carratelli

La nostalgia dei night napoletani degli anni Sessanta e la bella idea di Paolo e Patrizia Signorini.
Il dolce sottofondo musicale consente di parlare di barche e di mari.
E all’improvviso compaiono Stefania Sandrelli, Liz Hurley, Massimo D’Alema.

200307-19-1mIl mare era ancora quello di Ulisse, e non c’era il via-vai di oggi. Ai rampolli del club che partivano per la prima regata, il battesimo del vento oltre le bocche di Capri e il canale di Procida, i marinai del Circolo Italia dicevano: “Guagliò, partirete ragazzi e tornerete uomini”. Questo poteva succedere anche se i “guagliò” erano dei bambini, anche se avevano quattro anni o poco più, come i figli di Mario Signorini, Paolo e Alberto, che il padre imbarcò sul “Silphea II”, quasi una barca di Coppa America. Fu quel giorno che Paolo Signorini oltrepassò le colonne d’Ercole del Golfo. Il “Silphea” scomparve all’orizzonte diretto all’Isola del Giglio.
Oggi, Paolo Signorini è un uomo alto, con gli occhi da cinese, quando ride, e un filo di barba. Ha il fisico solido e invidiabile dei naviganti levigati dal vento e impastati di salsedine, e tutti dicono che assomigli a Sean Connery, però con qualche chilo in meno. Ci incontriamo nella vertigine tra cielo e mare del suo albergo ad Anacapri. Lo sguardo spazia da Ischia alla penisola sorrentina, nelle giornate opportune si intravede Ventotene, e giù, in un precipizio di roccia e di verde, è il porto di Marina Grande. Dall’altezza del Caesar Augustus, più vicino alle stelle, aliscafi e barche somigliano a giocattoli.
Il tramonto si è appena consumato dietro Ischia e un’orchestra comincia a suonare. Perché, quassù, dove la grande piscina è disposta in una posizione che propone la suggestione di una continuità d’acqua fra piscina e mare, un altro dettaglio da capogiro, quassù Paolo Signorini e la moglie Patrizia hanno fatto rinascere il fascino del piano-bar. Benedetto sia il nostro Sean Connery di Anacapri, benedetto da chi ha la nostalgia dei tempi in cui Napoli era la regina dei piano-bar come non ce ne sono più e come ce n’erano, sul lungomare, quando Angelo Rosolino, il nonno del nuotatore, convocava nei suoi locali Marino Barreto, Renato Carosone e Van Wood, Peppino di Capri giovane, Fred Buongusto e Romano Mussolini, e le discoteche erano di là da venire. Quella musica soft, la carezza dell’orchestra, il pianoforte, il ritmo di un samba pacato, le lune rosse e quelle capresi, l’eco di Frank Sinatra sembravano perduti per sempre. Sono ricomparsi all’improvviso su questa terrazza anacaprese per cuori giovani.
La musica va dolcemente sotto le tende bianche e gialle che proteggono i tavolini con gli abat-jour e, sul pavimento di cotto napoletano, danza una coppia leggera. Lo stress è lontano e c’è un profumo di limoni. Paolo Signorini, che dice “io sono un uomo che vive di giorno” e si sottrasse alle notti napoletane dei night degli anni Sessanta, ha voluto fare questo regalo di musica e di fascino che confonde gli stranieri stupiti e agita le anime romantiche dei napoletani.
Questa suggestione, musicale e panoramica, ha attratto, in serate d’incanto, Massimo D’Alema con la moglie Linda Giuva, Vincenzo Siniscalchi, l’architetto Giovanni Cerami e il giornalista Giuliano Zincone che, con le consorti, fanno gruppo fisso nelle estati anacapresi, Emilio e Diana Fede, il cantante Rod Stewart, Leonardo Ferragamo e la moglie, Vittorio e Tatiana Tabucchi, Bruno Lauzi. E, all’improvviso, una sera, compare Stefania Sandrelli dal fascino intramontabile. E, un’altra sera ancora, la shilouette irresistibile di Liz Hurley, “la ragazza di Hugh Grant” che chiamava lui “scimmia”. Altri stanno arrivando per tornare a un passato di bellezza. Patrizia Signorini, deliziosamente bionda, minuta e dalla grande vitalità, ha un sorriso per tutti. E’ lei l’affascinante padrona di casa.
E’ in questo incanto, col giusto sottofondo musicale, che Paolo Signorini, da trent’anni velista e stregone dei venti, può continuare a parlarci di barche e di mari. E la musica? Si arrende: “Ho tentato di suonare tutti gli strumenti, sino alla tromba, ma non ci sono riuscito”. Alla vela, invece, non ha mai rinunciato se si esclude la parentesi universitaria: “O andavo a vela o studiavo”. Poi, da mozzo a timoniere, una grande avventura e le vittorie nella Tre Golfi, i campionati italiani, un quarto posto su “Scorfano” ai campionati europei, le 700 miglia tra Malta e le Eolie, “regata per veri uomini”, la One Ton Cup a Napoli. E l’amicizia con Francesco De Angelis, il nostro grande marinaio di Coppa America. “Uscivamo in barca e, al ritorno, voleva sapere tutto. Non si accontentava di regatare. Aveva sedici anni ed era sempre pieno di domande. Faceva tutti i lavori, anche quelli umili, per penetrare i segreti della barca. Gli procurai un abbonamento alla rivista “Yacht Racing” e Francesco imparò l’inglese per poterla leggere. E poi ancora domande, discussioni, per andare al meglio sul mare, per apprendere a fondo l’arte di regatare, come preparare e migliorare la barca, e navigare conoscendo a fondo ogni possibilità”.
Giù, sul mare, dondola “Magìa”, la barca di Paolo Signorini. Ancora oggi, quando regata nel golfo, De Angelis sale quassù dal suo oracolo dei venti. E Paolo risponde ad altre mille domande.

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