Cento anni a colpi di remo

– di Mimmo Carratelli

Il circolo Italia celebra il secolo di vita della Coppa Lysistrata, la più antica gara remiera italiana sulla distanza di duemila metri nata da un trofeo che l’americano Gordon Bennet donò al sodalizio rossoblù per l’ospitalità ricevuta. Il giorno della prima sfida sulle acque di Posillipo.
Barche, equipaggi e capivoga rimasti memorabili. Una edizione straordinaria per la ricorrenza del centenario. Le Jole, con otto vogatori e il timoniere, protagoniste di fascino della competizione.

Fu un bel pomeriggio di fine estate quello del 26 settembre 1909 col mare di Posillipo in festa per una sfida remiera dal Capo a Palazzo Donn’Anna. Cutter e yachts alla fonda, barche a vela, lanciole, pescherecci e il piroscafo “Epomeo” sul mare sotto costa con tante persone a bordo, i vip sulla maestosa nave a vapore, e tanta altra gente sulla strada panoramica della collina e ai balconi delle ville.
Alle cinque del pomeriggio Alfredo Pattison, una leggenda del canottaggio, sparò il “via” con la pistola dello starter. L’equipaggio dell’Italia, gli “Alabardieri”, si portò in testa sotto la spinta dei 44 colpi di remo al minuto dei suoi otto vogatori. La jole del Savoia, con l’equipaggio dei “Moschettieri”, rimontò a cinquecento metri dal traguardo e vinse (7’19”).
Così, cento anni fa, cominciò la Lysistrata (94 edizioni, sette volte non fu disputata), la più antica gara remiera italiana, la seconda nel mondo, fiore all’occhiello del Circolo Italia e clou del suo annuale programma remiero. La gara si consuma in sette minuti su duemila metri, ritmata da 40/42 colpi di remo al minuto al massimo della voga, 38 colpi quando la fatica si accresce.

All’inizio le barche ebbero nomi singolari, Fox Trot, Tira e Molla, Barracuda, Vai Facile, Ocho Burritos, Pupetta. I canottieri si ritempravano all’arrivo con un bollente decotto d’orzo. A capovoga dell’armo del Circolo Italia poteva esserci il duca di Serracapriola. Papele Anzisi era il leggendario timoniere del Posillipo che allora si chiamava Giovinezza e vantava un altro timoniere di una vera dinastia di mare, Vittorio Postiglione. I vogatori della Canottieri veniva chiamati “pollastri” dall’allenatore Mario Costa, marchese e mago del canottaggio napoletano che rivaleggiava con il conte Roberto Gaetani d’Aragona, altro stratega della voga cittadina che fondò il circolo remiero proletario dell’Ilva Bagnoli, “il poderoso club degli altiforni”.
Le jole a otto rematori con timoniere sono il fascino della Lysistrata, sottili come mannequin, lunghe 15 metri con un bordo di 42 centimetri e il peso di 150 chili, corpi filanti sull’acqua fatti di legni nobili, l’elegante mogano per il guscio, il duro faggio per l’ossatura e l’abete per il bordo. Vari sono stati, nel tempo, i percorsi della Lysistrata, dal Cenito a Donn’Anna, dal Cenito a Mergellina, da Mergellina a Castel dell’Ovo, dal Molosiglio a Santa Lucia (con una notturna memorabile), compreso un “esilio” al Lago Patria e un affondamento che capitò un anno alla jole dell’Ilva.

La Lysistrata ha avuto timonieri rimasti famosi come il magrissimo Romolo Galli dell’Italia, Vittorio Mercatelli, Guido Marra nero come un tizzone, il furbissimo Vincenzo Barattolo del Savoia, Filippo Marino dell’Ilva, il mefistofelico Sartorelli della Canottieri Napoli, Enzo Di Filippo detto “Zifìl”. L’albo d’oro è ricco di nomi altisonanti:
Alfredo Pattison, il duca Antonio del Balzo, l’irresistibile Fritz Giannini, Paolo Cappabianca.
Oggi, Pippo Dalla Vecchia, canottiere ai suoi tempi, ne racconta la storia e gli anni felici. La Lysistrata festeggia i suoi cento anni sotto l’impulso di Roberto Mottola, presidente del Circolo Italia, e di Giuseppe “Picchio” Milone, vicepresidente, i gemelli d’oro del lago Ontario, campioni del mondo 1975 della classe Tempest sulla barca “Cocker”. Tutto cominciò il giorno in cui arrivò a Napoli, ed era il 22 maggio 1909, un sabato, e fu ospite del Circolo Italia, Gordon Bennett junior, figlio di un potente editore americano, fondatore del “New York Herald”. Di ritorno dalla Indie fermò nella rada di Santa Lucia il suo piroscafo a vapore, il “Lysistrate”, con un fumaiolo e un altissimo pennone. Per ricambiare l’ospitalità del Circolo Italia, prima di ripartire, lasciò in dono una coppa d’argento, col nome del piroscafo, che è diventata il trofeo più ambito dai canottieri napoletani da quando fu messo in palio in quello stesso anno.

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