Da Anacapri a New York

di Massimo Cerrotta
L’incredibile vita dell’isolano Rodolfo di Lieto degna dei romanzi di Defoe. Il lungo viaggio per mare con appena dieci dollari in tasca nella terza classe di un piroscafo e un prezioso indirizzo di Brooklyn. Tradimenti, figli illegittimi, fughe, sacrifici, amori, successi, faide e, in America, i sicari della Mano Nera

Anacapri, 31 luglio 1883. La levatrice Giacobella di Tommaso presenta un neonato al sindaco ed ufficiale dello Stato civile Francesco di Tommaso. Ella dichiara che tale bambino è nato alle 7,15 del giorno prima, in una casa di via Filietto, da una “donna che non consente di esser nominata”. Del padre non si fa menzione alcuna. A tale bambino viene dato il nome di Rodolfo Di Lieto.
201509-10Nell’atto di nascita, il sindaco dispone che l’infante venga inviato al Brefotrofio dell’Annunziata di Napoli per mezzo di persone di sua fiducia. Come segni di riconoscimento, il bambino ha con sé una fascia, un panno ed una camicia di mussola, tutti oggetti di un certo pregio per l’epoca. Rodolfo viene accolto dalle suore del Brefotrofio e successivamente dato in affidamento a Tommaso Zanfardino e a sua moglie Carmela Muccio, umili venditori di aglio ad Afragola. Il bambino mantiene tuttavia il proprio nome, in quanto sembra che i suoi genitori naturali abbiano espresso la volontà ufficiosa di riprenderlo in tempi migliori. E infatti, il 29 novembre 1900, tali Costantino Arcucci (barbiere anacaprese di 38 anni) e Maria Carolina Maldacena (sarta anacaprese di 49 anni) riconoscono l’ormai diciassettenne Rodolfo come proprio figlio naturale. L’atto di riconoscimento viene approvato dal procuratore del Re il 23 gennaio 1901, ma Rodolfo si rifiuta di seguire i suoi veri genitori e decide di restare con gli Zanfardino. Il perché di questo rifiuto è da considerarsi come un vero e proprio “coup de théâtre”. Rodolfo non solo scopre l’identità dei genitori, ma scopre anche che i due non sono sposati. Maria Carolina è infatti ancora legata a tale Antonio Massimino, marinaio partito per l’Argentina poco dopo il matrimonio (avvenuto nel 1875) e mai più ritornato. La donna aveva iniziato una relazione clandestina con il più giovane Costantino, relazione dalla quale, alle 7,15 di quel 30 luglio 1883, era nato Rodolfo. I genitori erano evidentemente finiti in preda al panico (una relazione extraconiugale con bambino non doveva essere cosa da poco nell’Anacapri del 1883) e, per evitare lo scandalo, avevano dato via il neonato in gran segreto. Tuttavia non è la notizia dell’affidamento a ferire Rodolfo a tal punto da fargli rifiutare i riscoperti genitori, bensì il fatto che la coppia aveva dato alla luce, il 26 novembre 1886, un altro bambino: Francesco Salvatore. Quest’ultimo era stato, al contrario di Rodolfo, immediatamente riconosciuto, nonostante il precedente matrimonio di Maria Carolina fosse ancora valido. Costantino e Maria Carolina, infatti, ufficializzeranno la propria unione solo il 16 giugno 1905, quando era ormai palese che il precedente marito della donna non sarebbe più ritornato. Entrambi i bambini erano stati concepiti al di fuori del matrimonio, ma solo Rodolfo era stato dato in affidamento. Mortalmente offeso da questa scoperta, il ragazzo decide quindi di disconoscere quelli che dicevano di essere i suoi veri genitori e restare invece con chi lo aveva cresciuto e gli aveva dato una famiglia. Negli anni successivi, Rodolfo presta servizio come militare e si confronta con altri ragazzi come lui, ragazzi delle periferie, ragazzi cresciuti nella miseria di un’Italia ancora da fare. Molti parlano di scappare, di andare in luoghi lontani e di fare fortuna. Per Rodolfo è un’illuminazione. La decisione che gli cambierà la vita è presa: partire, lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare daccapo.
201509-10-2mÈ il 9 maggio 1907 quando Rodolfo si imbarca da Napoli sul transatlantico “SS Republic”, direzione New York. Ha un indirizzo di Brooklyn, dieci banconote verdi stropicciate cucite nei pantaloni e una speranza. La nave è strapiena e tra i passeggeri serpeggiano sospetto e diffidenza, ma anche il disagio e la paura di chi è costretto a fuggire e sa di starsi giocando tutto. La traversata è lunga ed estenuante, il cibo è pessimo, l’odore nauseabondo. Le persone piangono in continuazione, stanno male, pregano. Poi, la mattina del 23 maggio 1907, qualcuno urla: «La Merica! La Merica! ». Tutti si svegliano, corrono sul ponte, si affacciano alle balaustre e vedono la Statua della Libertà che si erge davanti a loro, trionfante, materna. La “SS Republic” la supera, passa oltre Ellis Island e si ferma nel porto della città. I passeggeri di prima e seconda classe scendono. Sono a Nuova York. Quelli di terza classe, tra cui Rodolfo, vengono stuzzicati con una breve visione della città che potrebbe accoglierli, poi vengono tutti rispediti ad Ellis Island: la dogana li aspetta. Rodolfo supera i controlli. È un ragazzotto di 24 anni, è in buona salute, ha un posto dove andare e possiede addirittura dieci dollari. I due uomini dopo di lui, invece, per un motivo o per un altro, non ce la fanno. I controllori di Ellis Island tirano una linea sui loro nomi e sulle loro speranze e li rispediscono indietro con una croce di gesso e vergogna disegnata sulla schiena. Una volta sbarcato, Rodolfo non perde tempo. Si stabilisce a Brooklyn, nel nucleo della comunità italiana, e inizia a lavorare come venditore ambulante di verdure. Nel 1908 conosce una ragazza italiana e la sposa nella chiesa di San Joseph a Brooklyn. Purtroppo, la giovane è malata di tubercolosi e muore durante il primo anno di matrimonio. Nel 1910 il ragazzo conosce e sposa quello che sarà l’amore della sua vita, Giuseppina Balsamo, che nel corso degli anni gli darà la bellezza di 14 figli, dodici femmine e due maschi. A loro Rodolfo racconterà solo di essere originario di Capri, nient’altro. Farà arrivare i Zanfardino a New York e dichiarerà più volte che la sua unica famiglia è quella. Gli anni passano, gli affari vanno bene e la famiglia Di Lieto riesce a stabilirsi in una bella casa di Bergen Street, nel quartiere italiano di Prospect Heights a Brooklyn. Rodolfo e Giuseppina diventano ben presto un punto di riferimento nel quartiere, grazie alla loro generosità e integrità. Però, quando si sparge la voce che un “paisà” si è sistemato, i guai non tardano ad arrivare. Nei primi anni Venti due sicari della Mano Nera (il nome generico delle bande italo-americane che si occupavano di estorsioni e traffici illeciti) si presentano alla porta di Rodolfo e gli chiedono il pizzo. Lui si rifiuta di pagare e il giorno dopo si reca dal boss del quartiere e lo convince a farsi lasciare in pace. I problemi con la Mano Nera non finiscono qui. Verso la fine degli anni Venti, l’ex cognata di Rodolfo viene infastidita più volte dalle avances di un gangster. Una sera il malvivente si ubriaca, si spinge troppo in là e lei, in preda al panico, gli spara, uccidendolo. Sconvolta, la donna si reca insieme al marito dai Di Lieto, in cerca d’aiuto. Senza battere ciglio Rodolfo li aiuta a lasciare la città quella stessa notte. Gli episodi degni di nota non finiscono qui, e per raccontarli tutti ci vorrebbe un vero e proprio romanzo. La vita nel quartiere, le feste patronali, le gite, i matrimoni dei figli, la morte di Giuseppina e la lenta ed inevitabile disgregazione del nucleo familiare. Stralci di una vita italiana trapiantata a New York e lì mantenutasi intatta e genuina. Rodolfo muore alla fine degli anni Sessanta e porta con sé il proprio segreto. Nei figli e nei nipoti lascia il ricordo di un uomo orgoglioso, temerario, generoso e lavoratore, con una particolare devozione e rispetto per le donne. Ma che cosa accadde al ramo della famiglia rimasto ad Anacapri? I genitori naturali di Rodolfo furono molto vaghi con Francesco Salvatore per quanto riguardava il suo fratello perduto. I rapporti erano ormai troncati e ricostruirli sembrava impossibile. La faccenda rimane insabbiata fino al 1992, quando Giovanna, nipote di Rodolfo, decide di volerci vedere chiaro una volta per tutte e dare una radice reale al proprio essere italiana. Grazie all’aiuto del Comune di Anacapri, la ragazza riesce a venire in possesso dell’originale atto di nascita di Rodolfo, sul quale erano stati aggiunti, dopo il riconoscimento ufficiale del 1901, i nomi dei genitori naturali del bambino. Svelato finalmente il mistero, Giovanna e i suoi genitori, Nicola e Rachele, raggiungono Capri nell’estate del 1995 per conoscere quei parenti che da tempo credevano perduti. L’incontro tra i Di Lieto e gli Arcucci avviene nella hall dell’albergo Quisisana una sera di inizio luglio, ed è allo stesso tempo una ricostruzione ed una rinascita. Da quel momento in poi, lo scambio di documenti, racconti e idee getterà luce sui risvolti meno chiari della vicenda, benché i punti insoluti rimangano comunque molti. Quella di Rodolfo è soltanto una delle tantissime storie che compongono l’esodo italiano nel Nuovo Mondo. Storie di disperazione e volontà, coraggio e identità di cui spesso ci dimentichiamo o che ignoriamo deliberatamente, e che invece dovremmo sempre tenere presenti, oggi più che mai, per meglio relazionarci con il crescente problema dell’immigrazione. Perché, come diceva Edward Morgan Forster: «Se non ricordiamo non possiamo comprendere».

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