Davanti a Hirta a guardare i nidi degli uccelli marini

– di Mino Rossi

Un cargo chiamato “Fantasia” con a bordo marinai bislacchi diretti nei luoghi meno conosciuti del mondo. Una sosta a Edimburgo e una serata al Royal Oak aspettando Shirley Manson dai capelli rossi.
Discussione sulle ragazze scozzesi. La partenza per le Ebridi preferibili all’inferno delle Isole Flannan.
Dodici chilometri di costa a picco sul mare e un posto patrimonio dell’umanità senza più abitanti, evacuati ottant’anni fa. Sulla via del ritorno, scartate le Shetland, il cargo fa rotta per le Far Oer.

Sapete com’è Edimburgo. Semplicemente fantastica. Infirmare Street, non lontano dall’Università, più che una strada è un vicolo tra case di mattoni anneriti e qualche porticina color verde, forse ingressi di garage, unico tocco di colore nella stradina tortuosa.
Il Royal Oak, che poi significa Quercia Reale, è l’approdo più noto di Infirmary Street. È un pub dove è sempre un festival di pinte di birra e chitarre, di suonatori di chitarra e di cantanti con la chitarra e anche senza. Noi volevamo incontrare Shirley Manson, la ragazzaccia del rock, capelli rossi, grandi occhi, gambe sempre infilate in stivali al ginocchio, molto irresistibili. Lei ora ha 45 anni, ma è supremamente sconvolgente quando canta e tortura la chitarra.
Se ne andò tempo fa in Wisconsin per aggregarsi al gruppo musicale americano dei Garbage, letteralmente Spazzatura, con un allampanato Butch Vig alla batteria, bel tipo dalla fronte altissima con ciocche di capelli spioventi sulle tempie, il cinquantenne Steve Marker alla chitarra e Duke Erikson che cominciò suonando il piano nel Nebraska.

Non era il caso di aspettare Shirley al Royal Oak, tanto non sarebbe venuta. Ce ne fregava niente. Cercavamo ragazze scozzesi che non fossero troppo maggiorate e con gli occhiali come ne avevamo visto all’Università. Ne avevamo viste di più interessanti, capelli biondi, in Princes Street e ai grandi magazzini Jenners. Al Royal Oak abbondavano quelle sovrappeso. Simpatiche, ma con troppe pinte di birra nelle mani. Era il caso di andare al porto e prendere il mare.
Io avevo proposto di andare in qualche night più compiacente come il Bongo Club in Holyrood Road o addirittura al Frankenstein, sul George IV Bridge, con arredamento e ambientazione horror in omaggio al mostro creato dalla scrittrice londinese Mary Shelley (soffrì di molti incubi giovanili). Poi eravamo finiti al Royal Oak per quella fisima su Shirley Manson.
Il porto di Leith, a Edimburgo, è un magnifico porto alla foce del Water of Leith, un corso d’acqua che scorre lungo i margini della Città Nuova dove ogni anno fanno una competizione di anitre di plastica, un divertimento molto scozzese, per raccogliere fondi da destinare in beneficenza. Non sono mai meno di mille le anitre in gara. Leith, prima che diventasse il porto di Edimburgo, era un borgo. Se ne conservano tracce di degrado, ma lasciamo stare.

Risalimmo la costa orientale della Scozia, oltre Dundee, oltre Aberdeen. Passammo davanti alle luci di Fraserburgh e doppiammo John o’Groats, il villaggio scozzese più settentrionale a ovest, davanti alle Isole Orcadi. Volevamo puntare alle Isole Ebridi, in pieno Atlantico, centoventi chilometri dalla costa scozzese, sotto il 58° parallelo nord, se mai avete dimestichezza con i paralleli e riuscite a farvi un’idea di dove andassimo.
È piuttosto normale che le Ebridi fossero conosciute dai navigatori vichinghi (dove non veleggiarono i diavoli del nord dai lunghi capelli biondi?). Ma che le conoscessero Tolomeo e Plinio ci ha molto meravigliato saperlo. Però così sta scritto nella storia delle isole.
Non vi dico i motivi perché andassimo alla Ebridi per non annoiarvi.
Viaggiavamo su un vecchio cargo cui avevamo apposto il nome di “Fantasia”. Capirete, a questo punto, che eravamo marinai un po’ bislacchi.
L’avevano capito al porto di Leith quando ci proposero di raggiungere le Isole Flannan, a venti miglia dalle Ebridi Esterne. Poiché si accorsero che eravamo bislacchi, ci segnalarono il posto più spaventoso dove saremmo potuti andare. Le Isole Flannan. Voi avrete idee molto concrete sulle isole, piccole o grandi che siano. Ebbene le Flannan sono soltanto sette isolotti rocciosi e cinquanta scogli al centro di tutte le bufere dell’Atlantico e di molti naufragi.

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