Davanti all’eremo di Cetrella un uomo maestoso parla tra cielo e mare

– di Roberto Gianani

Il gruppo di volontari che tiene in ordine il bosco e la chiesa crede alla leggenda di un missionario che vaga lungo i sentieri del Solaro.
Un incontro vissuto o sognato in un pomeriggio di rondoni e di sole.
Il santuario del ‘400 e il pellegrinaggio dei pescatori.

I rondoni sono arrivati sul Monte Solaro lenti e ciarlieri in un orizzonte blu che suona il silenzio e sopporta solo il rumore del loro volare. Lungo i fianchi che salgono al crinale, un ricamo di ginestre disegna una geometria di giallo che ruba luce al sole.
Sono solo in un pomeriggio senza folla, con il piccolo campanile della chiesetta di Santa Maria di Cetrella che sembra una virgola nel cielo. Un santuario del ‘400 sacro ai marinai i quali, prima di partire per la pesca del corallo, salivano in pellegrinaggio alla chiesetta del Monte Solaro e altrettanto facevano al ritorno.
Ancora oggi si sale a Cetrella dalla mulattiera che ha inizio dalla via San Michele, tra la Villa Giulia e la Foresteria. Un sentiero che lascia alle sue spalle l’abitato di Anacapri si infila tra vigne, ulivi, querce e carrubi, taglia i valichi del Passettiello e della Anginola e s’apre, improvviso, sull’eremo.
Cetrella: uno scenario di rocce e di verde che precipita nel mare.
Santa Maria di Cetrella si celebra con la festa popolare religiosa del 15 agosto e le processioni del 7 e 8 settembre quando tutta Anacapri è uno sventolio di voti e di preghiere. Le contrade indossano i costumi della festa e nelle stradine del borgo c’è profumo di ravioli e suono di chitarre antiche.
Ora sul Solaro i rondoni sono mille e mille, quasi immobili a disegnare un rammendo di tetto grigio nell’immenso soffitto azzurro del cielo. Dalla cima del monte si spazia su un panorama che ti ferma il respiro. Il cielo è pulito fin quasi l’estremo dettaglio che l’occhio può cogliere: Ischia, Procida, il Vesuvio, Sorrento, fino alle ombre lontane di Punta Licosa. Pare di scorgere i confini del mondo.
L’uomo è seduto su di un masso, mani nervose, un ramo d’ulivo e un’armonica che accenna, come un sospiro sommesso, “We are the world, we are the children”. Sospinta dal vento la musica si muove, si allarga e scende a valle. Lo sguardo dell’uomo compie, lentamente, ampie carrellate come a voler riprendere la scena di un film.
Chi sarà mai? Forse l’eremita di Cetrella, un ex-monaco che una vecchia leggenda dice aggirarsi lungo i sentieri del Solaro nelle ore del tramonto. Un uomo di fede che vive di riflessioni e preghiere e che, ogni tanto, scende in paese ma poi si dilegua come un fantasma per riapparire nei pressi di questa chiesetta di montagna sospesa tra il bosco e il mare. Un piccolo eremo con le volte lunettate a botte, con il pietrame e la malta, che ancora sfidano i secoli e i morsi del sole. Molti anacapresi dubitano dell’esistenza di quest’eremita. Ma gli “Amici di Cetrella”, un club di fedeli che fa volontariato e tiene in ordine la chiesa ed il bosco antistante, crede alla leggenda del missionario che chiamano amichevolmente il “monaciello”. E il “monaciello” è ancora lì con il suo sguardo di calamita. Il silenzio è altissimo e misterioso come se gli spiriti dell’aria celebrassero una messa solenne. Sul Solaro “il destino non tocca terra, ma sta sospeso tra cielo e mare”.
Avverto dentro un turbamento improvviso, ma anche un’attrazione contagiosa. Mi avvicino piano, timido come un bambino, perché sento di non dover disturbare un evidente desiderio di tranquillità e solitudine. L’eremita si accorge della mia presenza e, voltandosi verso di me, con un sorriso aperto mi fa capire che posso restare. E’ un bell’uomo con i lunghi riccioli castani lucenti nei riflessi del sole. Il portamento dimostra poco più di una trentina d’anni, ma la naturale serenità del volto è segnata da una profonda sofferenza, come frutto del patimento di migliaia di anni, di milioni di rughe interiori che arrivano da lontano.
Provo un inspiegabile senso di ansia mescolato ad un irrefrenabile desiderio di approfondire la conoscenza. Mi sento attratto da uno strano magnetismo e butto lì un saluto per stabilire un contatto.
– Sei di queste parti?
“…non proprio, ma è come se lo fossi…”
La voce è calma, profonda, nitida, pacata, robusta. Mi arriva dritta in testa e poi scende giù, mi attraversa tutto il corpo. Avverto uno stato di soggezione, e, allo stesso tempo, una profonda curiosità.
“… sono uno straniero che vive sulla montagna del Solaro sotto un crocefisso che guarda il mondo.”
– Perché proprio qui, ad Anacapri, proprio a Cetrella?
“Avevo bisogno di un posto tranquillo da dove osservare la vita e questo mi pare il posto adatto. Il mio rifugio è la chiesetta di Cetrella, il luogo più mistico dell’isola. Qui arrivano fedeli e curiosi da tutto il mondo in un pellegrinaggio che dura l’intero anno e che porta all’eremo gente che proviene da qualunque religione.”
Sono in difficoltà e cambio argomento.
– Certo è una meraviglia la vista quassù.
“… sì, potrebbe essere veramente splendido se non fosse che si rischia di rovinare tutto. Sembra proprio che l’uomo si diverta a dimenticare la magia delle stelle e il fascino incontenibile del mare. Una corsa miope e cinica per il ‘tutto e subito’ ignorando la dolcezza di un passo lento o l’intensità di uno sguardo profondo che vada oltre le prime luci e arrivi all’anima”.
– Non capisco.
“Vedi, bisogna ritrovare il tempo della contemplazione e della carità, guardarsi intorno e scoprire il desiderio di ascoltare, di accorgersi degli altri, di tendere una mano. Bisogna essere anche di chi sta insieme a noi”.
– Una rivoluzione?
“Forse, ma senza armi, usando idee e parole. Una vita vissuta con la sensibilità del viaggiatore che sempre, alla facile mondanità, deve preferire la ricerca, la scoperta, la riflessione e l’attenzione al sentimento.”
Le parole mi arrivano dentro come una fiamma, parole di pietra e di gigli che scuotono la mia anima di vagabondo senza missioni né certezze da eroi.
– Quello che stai dicendo significa amore?
“… appunto… ”
L’uomo si alza e mi fa capire che sta per andarsene. Il suo aspetto è maestoso, imponente, fiero, stanco ma determinato. Sul Solaro il cielo è basso e azzurro, incombente come un enorme lenzuolo, intenso e malinconico come l’immagine dell’immortalità.
– Ehi, ma dove sei?
L’uomo è di spalle, cammina alla svelta, è già lontano. La sua figura scompare lungo il sentiero che porta alla piccola chiesa di Santa Maria di Cetrella.
Un incontro vissuto o sognato, non importa. Il tramonto e il mare, intorno all’isola, sembrano attraversati da luci e ombre irreali e misteriose. Sono scomparsi anche i rondoni. Il mio cuore, all’improvviso, è più solo.

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