Desiderio di un oceano chiamato silenzio

– di Andrea Mingardi

Pessimismo nichilista di un innamorato dei respiri, del sole, del sapore delle lasagne e del profumo del mare e delle donne.

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200504-8-3mCapita di sentir”lo” così raramente che spaventa. Allora non c’è niente di meglio che affogare negli impegni e arrivare a sera con la sensazione di aver lasciato indietro parecchia roba da fare. Così, non solo sarai già proiettato verso il domani, ma avrai prodotto anche un congruo fatturato di ansia e sensi di colpa. Ma “lui” troverà il momento, s’infilerà tra gli interstizi di una vita schizzata e in un attimo costruirà un enorme schermo, uno specchio virtuale in grado di rimandare immagini straordinariamente somiglianti.
E’ l’obiettività che ci difetta. Nei confronti di una relazione sentimentale, di un rigore dato o non dato e, naturalmente, riguardo a posizioni politiche nebulose e intricate. Abbiamo perso la calma, ammesso che uno ce l’abbia mai avuta.
Troppe richieste di pareri, troppe tirate di giacca: vieni di qua, stai con noi, schierati dalla nostra parte… E’ vero che abbiamo ragione? Stop al televoto. Vorrei dirlo una volta per tutte mentre seguo in tv qualcosa di nauseabondo per non alterare gli equilibri familiari. Ho anch’io qualcosa da farmi perdonare. Si può dedicare un prime time a Treviso-Ascoli se sei di Bologna?
Le voci che si accavallano e rimbalzano nella stanza sono rassicuranti, siamo in tanti a casa e questo è un bene. “Non esagerare con le critiche, non è il caso di rendere sempre tutto così pesante, tesoro!”. Lo accetto, sacrosanto. Detto in bocca è sempre meglio che sentirselo sparare da degli sms o attraverso e-mail. Litigare in diretta è molto più naturale e… Vero, no?
Comunque, avessi anche delle idee poi così… così diverse, originali… Vogliamo dirlo? Diciamolo: rivoluzionarie, ebbene, anche se ne avessi una sola ci vorrebbe tempo per esporla, una certa credibilità per poterla proporre, una devota attenzione da parte dell’uditorio affinché potesse essere recepita a proposito, soglia di attenzione? Media monitorata recentemente? Non va oltre il primo minuto. Dopo, la nebbia.
Ma non ho uno straccio d’idea. Ho solo sospetti fondati, anzi no, fondenti, perché la cioccolata dolce è traditrice, caria le coscienze e ammorbidisce la rabbia. Amari sospetti, quasi comiche certezze. Come scoperchiare la pentola e scoprire che il pollo è armato.
Più raccontano cose a cui ci chiedono di credere a scatola chiusa, più diffido. La terra si è spostata dal suo asse e io ho il “credometro” avariato, non riesco a controllare tutte le versioni, le opinioni, le illazioni, le supposizioni, le posizioni, le eventualità, i retroscena, i chiaroscuri, le recondite intenzioni. Eh già, quasi me le dimenticavo: le recondite intenzioni. Poco recondite, sicuro, ma di chi? Di chi vuole cose da noi e ha provato ad ottenerle attraverso rappresentazioni truffaldine di democrazia, messaggi pubblicitari inquinanti, proposte di azionariati parmalattiferi, reprimende religiose apocalittiche, sondaggi pilotati, avalli d’opinione costruiti smaccatamente su discutibilissimi accrocchi numerici di consensi beceri, vulgari: audience, o grazie a gratuiti sorrisi da piazzisti barzellettari che come unico scopo hanno il tentativo di rifilarti a tutti i costi la “patacca”. Tutto questo mentre stai lottando per la sopravvivenza, guidando, cercando un amore stravolgente e tentando di tenerti vicino quelle quattro persone che nella vita non vorresti mai veder andare via.
Così, quando “lui” arriverà non potrai fare a meno di lasciarlo lavorare. Magari fossi un elicottero. Riuscirei a librarmi in verticale nel bel mezzo di una discussione inutile, tra una sciocchezza e l’altra. Stando lassù potrei vedere tutto meglio e, soprattutto, quanto sono piccolo e comico nel mio formicare.
Forse l’altitudine riuscirebbe a dare un senso, un piccolo significato o almeno, perché no, un non… significato a questo incomprensibile andare su e giù, avanti e indietro, come se esistesse un luogo a cui approdare, un traguardo da raggiungere.
Ma non sono neanche un ascensore e comunque se anche lo fossi non avrei il tempo di guardare da nessuna parte. Come quando si è chiusi nel traffico del ricatto di un’esistenza piena di merendine su una mano e di ricatti nell’altra. Se adesso non faccio almeno tre telefonate con voci amiche, mi sento perduto. Se troverò occupato o chiuso sarà come essere stato abbandonato dall’umanità.
Che sia carente di pubbliche relazioni? E se all’improvviso tutti mi trovassero antipatico? Che sia diventato un orso? Eppure il salmone crudo mi fa schifo. Allora andrò a cena dai Bonazzi, inviterò Giorgio alla partita e a lei, per farmi perdonare, regalerò un monile! Non voglio accendere la radio perché so che al massimo, dopo un brano di musica che sta lì soltanto perché qualcuno ha pagato, mi insinuerebbero dubbi che potrei calmare solo comprandomi qualcosa.
Non posso fermarmi perché il mondo è in fila, sta spingendo dietro di me e non è detto che non abbia intenzione di passarmi sopra. Mentre ai semafori battiamo nervosamente il piedino, i giorni si snocciolano come le perle di un rosario. Se non li… recitiamo siamo bestemmiatori di vita. Anatema e condanna, tutto compreso nel… prezzo! Si, ma di quale vita?
Questo pessimismo nihilista è il frutto del pensiero di un innamorato dei respiri, del sole, della nebbia, della neve, del sonno, del risveglio, del sapore delle lasagne, del profumo del mare e delle donne per le quali vale la pena perdere la testa.
In questo frastuono.
Nevica più spesso al Sud e la gente cammina per le strade con le mascherine. Anche a Bergamo, come a Tokio.
In questo caos.
Arrivo a casa più tardi, mangio un panino fuori perché… Perché le cose che si amano sono così faticose e le altre si debbono fare e basta? In questo vocio pazzesco di pari opportunità, di pari opinioni, di pari o dispari, non riesco a sentirti. Non so, dammi un consiglio, dove posso nascondermi? Conosci qualche posto? Che non sia definitivo, però. E’ sempre meglio poter ritornare… avanti.
Il mio cane mi guarda negli occhi. Se trovassi una chiave per parlargli sarei disposto a fare persino… l’osso. In questa ridda di luci stiamo diventando sempre più simili ai giapponesi. Non solo per la frenesia e la malfidenza, ma anche per gli occhietti serrati “vedo non vedo”. Non voglio vedere, non voglio vedermi, non voglio capire, non voglio neanche sentire ragioni. A spiegazioni trascendenti preferisco la mia droga alienante quotidiana. Non so se gliela farei senza la… “bustina” di ritardi, di telefonate, senza la mia “polverina” di appuntamenti, di “non posso mancare è troppo importante”, senza l'”iniezione” di ambizioni spicciole, di sacrificio antitrappista. “Memento mori”? E chi se lo ricorda in autostrada!
Ma, cazzo, mi han rubato il portafo… Eppure l’avevo qui nel… Ero sicuro… Amore, ma con quanti anni sono uscito ieri? Ieri? Ma se saranno almeno… Sei sicura? Possibile che sia passato già tanto tempo… No, secondo me, me l’hanno sfilato via quando ero alla riunione del… o in viaggio per… o distratto da…
Mentre pensavo a chi potesse essere stato e come, “lui” è arrivato. Come una bassa marea, come una stanza da letto in ordine, come una notte in un rifugio di montagna, come una coperta di piume, come dopo aver fatto l’amore.
“Lui”, il “silenzio”, mi ha avvolto con discrezione, educatamente. Senza dire una parola. Di colpo, nei paraggi si è abbassata la pressione e ho ricominciato a sentire la poesia delle pause tra le note. Alle tempie si sono allentati i morsetti e il respiro è arrivato miracolosamente fino ai piedi. Come sono strani i tramonti e quanto gli assomigliamo. Accoccolato come un gatto, il giorno perde aggressività e ronfa, grillo d’estate, la sua tregua. I minuti non sono più pallottole mitragliate, ma movimenti di un pendolo che sillabando i secondi ridà loro quella dignità che meritano. L’approdo era laggiù, lungo una guida di velluto rosso che si srotolava passo dopo passo verso casa. Perché questo rallentare mi dava quasi una sensazione di felice torpore? Perché abbiamo bisogno di perdere tutto per capire il valore di… niente? Perché non mi sembrava più così tanto importante darmi dei perché? Perché quando si decide di andare in profondità, sarà anche culturalmente apprezzabile, ma ci si fa sempre del male?
Ogni tanto sentirsi incolpevoli e privi di qualsiasi responsabilità fa bene. Ai confini con l’… ignoranza, quasi sereni. Quando non c’è in giro più qualcuno da incontrare, a cui rendere conto, nessun luogo in cui recarsi se non il proprio rifugio, apriti Sesamo. Ti voglio muto, sottotitolato, sta per tornare un eroe della… resistenza. Accoglilo, ha bisogno di te, “silenzio”, di tuffarsi nel tuo oceano misterioso. All’improvviso sentii quasi freddo. Mi era venuta fame e una fottuta voglia di fare qualcosa di grande che non servisse proprio a… niente. Muovendomi al rallentatore raggiunsi il frigo e, apertolo, un sole africano mi illuminò la faccia. Mondo, se sono in giro, controlla il gas, ritira la posta e rispondi tu, per un po’.

Desiderio di un oceano chiamato silenzio

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