Diario di bordo veleggiando nel mare più pulito d’Italia

– di Tina Cacciaglia

Una singolare competizione fra “l’Aurin” e “Prurito” partendo da Agropoli, costeggiando il Cilento e puntando alla marina di Pioppi. La spiaggetta di Punta Licosa, l’inganno di una secca, l’attracco ad acciaroli. Due famiglie a confronto. Chi resiste e chi molla.
Tra gommoni, motoscafi, gozzi sorrentini e pescherecci scarseggiano i posti-barca.

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200805-8-3mAbbiamo stivato la cambusa, fatto rifornimento d’acqua, pulito i gavoni, ordinato di sollevare e lavare il paiolato e rinfrescare l’esterno della barca (tuga e pozzetto). Abbiamo controllato la scadenza dei razzi, fatto riempire gli estintori, controllato che i salvagenti fossero a norma. Abbiamo controllato che la bombola del gas del fornello fosse ben piena, che la moka fosse al suo posto, che la biancheria di bordo non odorasse di chiuso e soprattutto di non aver dimenticato di acquistare il caffè.
Si salpa. Finalmente un poco di tempo da trascorrere in barca e non solo il mordi e fuggi della domenica, destinazione il mare più pulito d’Italia, Marina di Pioppi. Ma pare che nessun posto barca del Cilento sia disposto ad accoglierci. Dormiremo in rada?
Siamo due barche a vela, quattro adulti e un bambino. Io e mio marito a bordo della nostra vecchia “L’Aurin”, gli altri (col bambino) a bordo di “Prurito”. Almeno questo era il nome che aveva la barca quando venne acquistata, ma poi, i miei amici, trovandolo brutto, hanno sfidato ogni legge e superstizione marinara e lo hanno cancellato.

Inorridirono, al molo dove “Prurito” era ancorata, e sentenziarono:
“Donna a bordo e nome tolto portano sciagura certa al marinaio”.
L’ex “Prurito” possedeva entrambe le iatture.
L’equipaggio di “L’Aurin” è quasi pronto alla partenza, tutto è programmato e domani alle ore 9 dovrebbe mollare gli ormeggi. L’equipaggio di ex “Prurito” è ancora in viaggio da Benevento e sulla barca non ha ancora stivato nemmeno un grissino. Né fatto rifornimento di acqua e gasolio, né mai aperta la dotazione di vele, per controllarne lo stato. A che ora domattina mollerà l’ormeggio non è dato sapere. Sul molo si fanno pronostici e si accettano scommesse.

A bordo di “L’Aurin” l’equipaggio di due sole persone (mio marito e io) è composto da un capitano (anche salpancora e drizzaranda) e un mozzo (anche calancora e ammainaranda). Non è difficile capire chi è il mozzo. Mettere l’ancora è diventata una mia specialità. Ho acquisito l’abitudine alla sensibilità d’ascolto dell’ancora che cala sul fondo e si adagia salda, e che poi, leggermente strattonata, permette alla barca di volgersi docile con la prua al vento.
L’equipaggio di ex “Prurito” è finalmente giunto ad Agropoli. Salperà? Non si sa.

L’equipaggio di “L’Aurin” alle ore 8,50 ha mollato gli ormeggi e ha fatto rotta su punta Licosa. Quelli di ex “Prurito” erano intenti alla pulizia e allo stivaggio, orario di partenza ancora ignoto, perché prevista prima sosta al supermercato. Giunti a punta Licosa, il capitano di “L’Aurin” decide di ancorare davanti alla spiaggetta che precede il piccolo molo. Armati di macchina fotografica passiamo in rassegna i fondali ricchi di poseidonie, scogli a lamelle e tanti pesci di varia grandezza e colore. Se saremo fortunati potremo individuare l’antico opus reticolato sepolto dalle sabbie. Il capitano di ex “Prurito”, armato di telefono cellulare, ci comunica di aver doppiato punta Tresina, ma noi, anche se la visibilità è ottima, non scorgiamo nemmeno la punta del suo albero.

Nuova telefonata e il capitano di ex “Prurito” asserisce di essere giunto a Licosa. In verità, noi scorgiamo un unica vela ed è ancora all’altezza di Santa Maria di Castellabate.
Dopo un altro bagno, salpiamo e raggiungiamo al largo l’ex “Prurito”, che è incredibilmente giunta. È visibile il solo capitano, che sta al timone, registra la randa e comanda le drizze, avvilito dalla totale inerzia del suo equipaggio. Doppiato l’isolotto con il faro di Licosa, facciamo rotta su Acciaroli. Al porto veniamo avvertiti che non è possibile attraccare se non verso sera al molo comunale, perché i posti barca a pagamento sono tutti coperti. Per trascorrere il tempo residuo decidiamo di fare rotta alla spiaggia di Mezzatorre. Nel virare l’ex “Prurito” passa a condurre e per prima esce dal porto, puntando dritta verso una secca. L’acqua è verde chiaro, delle ondine si increspano e rompono, ma soprattutto la carta nautica segnala la secca.

Il capitano di ex “Prurito” ignorando qualsiasi chiaro segnale continua a correrci contro. Agito le braccia, risponde al saluto. Il suo cellulare squilla. Rispondi sono io!, lo imploro, ma lui imperterrito ignora la chiamata. Meno male che un gommone accorre ad avvertirlo poco prima che la sua deriva si schianti sulla sabbia.
Spiaggia di Mezzatorre, tardo pomeriggio. Bagno al largo, acqua pulita. L’equipaggio di ex “Prurito” è già agli stenti, dover attendere sera per poter scendere a terra. Questo mette a dura prova gli umori. La moglie è da qualche minuto emersa dalla cabina, dove ha trascorso l’intero viaggio, pulendo e lustrando i gavoni e la dinette. Si guarda in giro e si chiede, sconcertata, dove sia la bellezza dell’andare per mare. Il bambino chiede quando si mangerà e quando troveremo una TV.
L’uscita dell’ultimo aliscafo “Volaviamare” dal porto di Acciaroli permette il nostro ingresso e l’inizio della manovra di attracco al molo. Molo? Molo comunale privo di acqua, luce e cime. Bisogna mettere in acqua i tender e andare da soli ad agganciare e tirare le cime. Saranno sempre i tender a portarci a terra ché il molo continua a essere distante e irraggiungibile dalle barche. E’ sera.
Tocchiamo il suolo di Acciaroli, stanchi, affamati ma felici noi di “L’Aurin”, disperati quelli dell’ex “Prurito”.

Ristorante “Mezzo di Porto”, fame da lupi. Giro per bancarelle e negozi. Passeggiata lungo la marina: cabinati, grossi gommoni, motoscafi e gozzi sorrentini si alternano ai pescherecci dai soliti nomi, “Peppuccia IV”, “Salvatore I”, “Santa Rita”. Notiamo un fuoribordo dal nome decisamente inusuale: “Ringrazziann’ a papà”.
Alle 23 ritorno in barca, la notte stellata e calda è intorno a noi. Ricordiamo al capitano di ex “Prurito” (che con il suo equipaggio non ha mai passato una notte a bordo) di mettere il tendalino sulla barca. Ci auguriamo la buonanotte.
Mattina dopo. I primi raggi del sole svegliano gli equipaggi, riposati e felici (“L’Aurin”), stanchi e isterici (l’ex “Prurito”). A bordo di ex “Prurito” ha dormito solo il bambino, gli adulti hanno vegliato e sofferto, immersi nell’umidità notturna. Le lenzuola e ogni cosa fradicia d’acqua. Il capitano aveva giudicato superfluo mettere il tendalino. Ore 10. Marina di Pioppi, il mare più pulito d’Italia. Acqua profonda, limpida, che dall’azzurro iniziale diventa sempre più blu man mano che ci si immerge, fino a divenire una massa scura e compatta, quasi non forata dai raggi del sole. Bagnarsi in un mare così è un esperienza unica. La costa è vicina, a solo pochi metri, ed è verde cupo. Pare uno smeraldo screziato dalla tinta più fosca delle chiome degli olivi. La pietra delle rocce è chiara, tra l’avorio e il giallo dell’ocra. Mentre è immerso in questo incantesimo, facendo il bagno con tanto di pinne e maschere, l’equipaggio di ex “Prurito” si ammutina ed impone al suo capitano il ritorno repentino ed immediato a casa. Motivazione addotte: il mare è troppo profondo, la barca è scomoda, il mare si muove, non c’è la TV, la vela è lenta. Meglio il motore, va e vieni per tutto il golfo senza bisogno di orzare, cazzare, poggiare, virare.

L’ex capitano di ex “Prurito”, si arrende. Non solo farà rotta per tornare ad Agropoli, ma abbandonerà per sempre il sogno di far crociera, di scendere fino alle Eolie, di aprire le vele, di alzare lo spinnaker. Tira l’ancora e salpa. Tempo stimato: quattro ore. Tempo effettivo: sette ore. (Quando anche seguire la rotta è un opinione). E l’equipaggio di “L’Aurin”? Nei giorni che seguirono ottenemmo persino un posto al molo a pagamento con tutti i servizi, fummo stipati tra barche milionarie, ma non ce ne curammo, la nostra vela per noi è sempre l’ineguagliabile. Da questa strana crociera imparammo una piccola verità: ci sono famiglie che preferiscono la vela, altre che amano il motore, e altre ancora per cui è assolutamente indispensabile l’andare a motore.

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