Due settimane di sogno a Cefalonia Ilaria Puglia

– di Ilaria Puglia

L’arrivo nel porto di Sami e la ricerca di un alloggio a Fiscardo, un paesino di pescatori nel nord dell’isola, la piu grande delle Ionie, ricca di boschi. Nicholas Cage e “Il mandolino del capitano Corelli”. Un mezzo naufragio a bordo di “Zulu”, una barca a motore bianca e blu. Il pesce civetta, mostruoso, con la faccia da scorfano e le squame tutte colorate. Una trattoria in collina, la facciata tutta bianca, le imposte azzurre e i tavolini con le lanterne per le cene romantiche. Sempre in mare sino alle otto di sera.

In Grecia ci sono stata diverse volte, ma l’isola che mi e rimasta piu dentro e stata Cefalonia, la piu grande delle Ionie. L’arrivo a Sami, porto del Sud, fu un po’ traumatico: troppi ragazzini e troppi bar. Argostoli e cosi. Era mattina presto e si respirava ancora l’aria della movida notturna, cio che proprio non cercavo andando li. Non e che sia asociale, ma la Grecia te la immagini come un’oasi, soprattutto se hai trent’anni. Eravamo otto, quattro coppie di fidanzati. La nostra meta, comunque, era il lontanissimo Nord, per la precisione il paesino di pescatori Fiscardo. Per arrivarci noleggiammo un’utilitaria bluette, che da lontano era quasi abbagliante per il suo colore. Un entroterra montuoso e costeggiato da strapiombi che riempivano il cuore e lo stomaco d’ansia solo a guardare giu e un tempo infinito per arrivare al capo opposto dell’isola. Scenari bellissimi, selvaggi, estremamente vari.

Un’isola maestosa, Cefalonia, piena di verde e di miracoli. Si narra che il 15 agosto, il giorno della Vergine Maria, i serpenti entrarono nel villaggio di Markopoulo benedicendo, con la loro presenza, la chiesa dedicata alla Madonna: c’e un fiore che sboccia soltanto in quel giorno, a testimonianza dell’evento. Il corpo di Gerasimos, il santo patrono dell’isola, qualche volta viene trovato con un mucchio di alghe sui piedi: pare che dipenda dal fatto che si rechi a far visita a Spyridon e Nectarios, i santi amici delle isole vicine di Zante e Corfu. Nel mare, considerato uno dei piu puliti al mondo, nuotano la tartaruga Caretta Caretta, i delfini e la foca monaca. Cefalonia e un’isola bellissima, tutta pervasa dal libro di Louis de Bernier, “Il mandolino del Capitano Corelli”. Aleggia ovunque la presenza di Nicholas Cage, che nel 2001 fu protagonista della versione cinematografica della storia a cura di John Madden. Fiscardo ci sembro subito un posto diverso, idilliaco, piccolo e molto accogliente.

Eravamo senza appoggio, percio le prime ore le impiegammo a trovare un posto dove dormire. In giro per negozi a chiedere camere in affitto, alla fine approdammo in una ferramenta dove c’era da incantarsi solo per la quantita di cianfrusaglie e viti e bulloni appesi alle pareti. Il gestore ci porto in una casa sulle montagne. La prima cosa che ci colpi furono le pelli di pecora appese alle pareti e i centrini di merletto sui divani. Solo entrare in quella casa metteva caldo e faceva sudare. Posammo le valige li solo perche erano ore che giravamo a vuoto. Liberi da pesi pensammo si potesse scegliere e cercare meglio. E cosi fu.

Ci mettemmo a passeggiare amabilmente, con quel fremito che ti prende quando arrivi a ora di pranzo in un posto dove passerai quindici giorni: hai tutto il tempo di guardarti intorno, al mare ci andrai direttamente domani, questo e il tempo di sistemarti e ambientarti, da domani, poi, vivrai.

Vicoli e viuzze, cartelli fittasi e altri negozi. Nulla, Fiscardo sembrava piena come un uovo. Fino a quando, lungo un viottolo laterale imboccato giusto nella piazzetta del villaggio, una cancellata a sinistra, scura. Maura ando in avanscoperta tutta sorniona mentre noi restammo ad aspettare gia disillusi, appoggiati al muretto basso a guardare i fiori colorati e strambi. Usci da quel cancello con gli occhi brillanti. “Venite un po’ a vedere” ci disse sorridendo. E cosi entrammo in paradiso. Ad accoglierci, una vecchina che parlava un inglese stentato. Si innamoro all’istante di Alessandro, il fidanzato di Maura, ricordandoci subito la scena di “Non ci resta che piangere”, il film di Massimo Troisi, quando la mamma di Vitellozzo, Parisina, non esita a dichiarare il suo affetto per Mario ai danni di Saverio (“grazie Mario”, tanto per intenderci). In quindici giorni, la padrona di casa porto ad Alessandro (e solo a lui) biscottini appena sfornati, frutta fresca e altre leccornie.

La casa si sviluppava su due piani: al piano superiore viveva da sola la signora, ormai vedova. Il primo piano era destinato a noi: eravamo otto, ma i posti letto erano solo sei. Quando glielo facemmo notare, la signora, che si chiamava Maria, come la Vergine, ci rispose “Yes, I know”. E come la Vergine ci apparve quando prese le chiavi dal mobiletto a parete e ci condusse al piano terra. Passammo in un corridoio stretto e poi su un ballatoio: davanti a noi, il mare. Una dependance. Un appartamento da due la cui camera da letto presentava una vetrata che dava direttamente su una darsena privata. Era tutto nostro. Restava solo da giocarsi con il tocco il posto in paradiso. Fummo il mio fidanzato ed io a vincerlo: una darsena con l’amaca dove riposare il pomeriggio leggendo libri sotto il palmizio, e la possibilita di tuffarci direttamente in mare appena svegli. Il mare fino alle otto di sera, solo perche poi si doveva cucinare, il tavolino illuminato dalle lucine basse dove cenare, aperto agli amici del piano superiore, ai quali elargimmo come due signori la possibilita di scendere quando piu gli piacesse. Due settimane da sogno, quelle a Cefalonia. I primi due giorni ci sforzammo di visitare le spiagge vicine, ma quando sei affittuario di un’oasi non ti va di prendere la macchina per andare in giro, resti li dalle prime luci dell’alba a passato il tramonto, pensi solo a goderti ogni istante. Peschi in tutti i momenti liberi, e lasci l’esca agganciata all’amo e la canna incastrata tra le rocce pure di notte.

Una mattina, appena svegli, tirammo su la lenza: c’era attaccata una cosa molliccia, il verme piu peloso e lungo che abbia mai visto in vita mia. Orribile solo a guardarsi. Per slamarlo facemmo il pari e il dispari, evitando accuratamente di toccarlo con le dita. Da allora ebbi sempre paura di ritrovarmi un verme simile sotto i piedi, entrando nell’acqua. A Cefalonia si pescano le specie piu assurde, come il pesce civetta. Un essere mostruoso. Lo pesco il mio fidanzato: venne fuori dal mare urlando come un gabbiano, quasi volando. La faccia da scorfano e le squame tutte colorate. Scoprii di che razza si trattasse solo al ritorno a Napoli, navigando in Internet: un pesce tropicale di stanza all’equatore. Grandezza divina e abbattimento delle frontiere.

Ancorata vicino alla darsena di casa nostra, c’era una barchetta bianca e blu, a motore, con sulla fiancata il nome “Zulu”. Che risate, su quella barchetta! Un giorno ci inerpicammo tutti e otto per un giro nella baia e rimanemmo in panne distanti dalla costa. Ci venne in soccorso il tender di una barca di arabi, con sguatteri di colore che ripulivano la chiglia. Ci trainarono con il loro motoscafo e ci lanciarono verso la darsena spegnendo all’improvviso il motore. Fu una scena surreale che ci fece scendere da “Zulu” con le lacrime agli occhi dalle risate. Noi, i fratelli poveri degli sceicchi arabi. Il pesce civetta non avemmo il coraggio di mangiarlo. Era talmente brutto che temevamo fosse intriso di veleno. Lo lasciammo in frigorifero per due giorni per poi pensare per un attimo di lanciarlo sulla barca di nome “Nennella”, ancorata poco piu in la. Indole da monelli che a trent’anni riesci per fortuna a frenare. Alla fine ando a nutrire i gatti.

La sera difficilmente ci muovevamo dal nostro angolo di paradiso. Piu spesso cenavamo in casa, sul terrazzino affacciato sul mare, Ouzo a volonta e Retzina acquistata al supermercato. Pesce fritto o sulla brace, bastava che ci fosse il mare e si respirasse la salsedine. Quando eravamo proprio ispirati ci mettevamo in macchina e risalivamo la collina per raggiungere la trattoria greca a pochi chilometri da casa. Che da lontano la vedevi tutta bianca, con le imposte azzurre e i tavolini con le lanterne fuori e l’insegna blu che non mi ricordo come si chiamava il ristorante.

Ricordo invece lo tzatziki come se piovesse e il vino Rompola e la moussaka, tanto diversa da quella che si fa da noi, che si scioglieva in bocca come fosse panna al pomodoro. E le lucine come palline di Natale, che ho ritrovato anni dopo in un’osteria di Bacoli, inerpicata su di una salita sterrata, di cui mi innamorai per il mosaico recuperato da risulte di mattonelle.

Solo l’ultima sera decidemmo di andare a visitare uno dei ristoranti sul molo di Fiscardo. I miei compagni di viaggio erano stanchi di cucinare, volevano abbuffarsi di pesce senza alzare un dito. E allora ci sedemmo, ma, sul menu, niente pesce. Io, un po’ ribelle, proposi di andare via, non avevamo neppure ordinato in fondo, neanche da bere, avevamo solo guardato il menu. Ma il mio fidanzato mi disse di no. Litigammo furiosamente, perche per lui era inconcepibile anche soltanto ascoltarla, la mia proposta, troppo controcorrente, eretica quasi. Misi un muso lungo fino a terra e passai tutto il tempo della cena senza toccare cibo, osservando con occhi rapiti i pescatori che tiravano su cefali a morire dalle acque lucenti del porto. Uno spettacolo bellissimo.

Era l’ultima sera, molta malinconia e il dispiacere di lasciare quell’angolo di paradiso, la casa, soprattutto. Il ritorno in nave fu molto cupo. Passammo tutta la notte infagottati nei sacchi a pelo tirati addosso come coperte a giocare a burraco. C’era la tristezza del rientro in citta, il freddo, il litigio della sera prima, che praticamente mi costrinse ad un viaggio da single, visto che il mio fidanzato mi aveva lasciata. Che meraviglia di ricordi, pero, che si portano dentro. A volta rimpiango di non aver portato con me un diario solo per annotare le sensazioni e i colori che a distanza di anni scompaiono incastrate nelle rocce di quella darsena.

Il mio fidanzato? E diventato mio marito. Devo proporgli di tornarci, a Cefalonia, prima o poi.

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Un commento su “Due settimane di sogno a Cefalonia Ilaria Puglia

  1. Francesco Roncone 21/06/2015 at 14:37 - Reply

    Complimenti per come narri le tue avventure……!!!!
    Ad agosto andrò a Fiscardo e mi piacerebbe alloggiare nella depandance di cui ha parlato nel tuo curiosissimo racconto
    Ti scrivo per chiederti se hai dei riferimenti per poter contattare la proprietaria di questo magnifico posto.
    Grazie 1000
    Francesco

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