E La Chiamano Estate

– di Mimmo Carratelli

Il buco dell’ozono, l’effetto serra, e nessuno le chiama più emozioni.
Il pessimismo di Bruno Martino. Luglio, il bene che ti voglio. Tormentoni e telefonini. L’hip-pop di Nelly Furtado. Il “trenino” con Brigitte Bardot.
Amori e follie. Gambe di sedano e fondoschiena a mandolino. Il ballo del granchio. Italiani in autostrada. Appuntamento all’equinozio di autunno quando il giorno sarà uguale alla notte, e niente sarà più come prima.

E la chiamano ancora estate? Col buco dell’ozono, l’effetto serra, i ghiacciai del polo che si sciolgono, i gas della Cina, il trattato di Kyoto che non va, la recessione, l’ennesima canzone, e nessuno più le chiama emozioni. “E la chiamano estate quest’estate senza te” cantava Bruno Martino nel 1965. E già avvertiva:
“Il profumo del mare non lo sento, non c’è più”. Figuriamoci oggi che si sono dissolti odori e sapori. Di che cosa sa più il mare?
Il cantante romano era stato già pessimista nel 1961: “Estate. Sei calda come i baci che ho perduto. Sei piena di un amore che è passato. Cadranno mille petali di rose”. Dunque, l’estate è un disastro.
“Odio l’estate” era il lamento caldo di Bruno con quella voce un po’ così di quelli che sono nati nei night.
Estate. Vacanze. Luglio, il bene che ti voglio. Agosto, moglie mia non ti conosco. Invadono le autostrade gli italiani che si lasciano la crisi alle spalle (gli girano le spalle). Non c’è un euro, bambola. Ma si parte ugualmente. A credito, a rate, con l’ultimo mutuo rovina-famiglie. Meno crociere, più fine-settimana. Addio ai Carabi, si parte per Marina di Camerota. Milano da bere e bocconi amari.

Palette e secchielli non si usano più. Play station in spiaggia. E telefonini, tanti telefonini, suonerie che sono concerti, barriti, tam-tam, sms che sono messaggi criptati, xché ti amo, non kiami mai, okkioni azzurri, ti hofft delmale, nonostante qst ti vorrei x sempre, funk you, love me.
Tre mesi sopra il cielo, un mese sotto l’ombrellone. I libri di Moccia, i film di Moccia. Scusa ma ti chiamo amore. La pinacolada, succo d’ananas, rum bianco, latte di cocco, ghiaccio tritato, da che eravamo a banane e lamponi.
La Danza del Granchio, ultimo tormentone estivo giunto da Venice Beach in California. Ballare con le movenze del crostaceo. Tormentone 2006: toda joia toda beleza del siciliano Roy Paci. Tormentone 2004: conto quanto kunta kinte e in quanto kunta kinte canto. L’anno scorso dall’Aquafan di Riccione l’invito era “in alto le proboscidi, arriva la nuova danza dell’estate”.
Rincuora Edoardo Bennato:
“Ritorna l’estate meno male, non c’era più legna da bruciare”.

Incalza Eugenio Bennato:
“Grande sud che sarà quella musica del ghetto di chi va per il mondo e si porta il suo dialetto. Muesi warie ure, muesi warie ja, muesi wala niripachungo”.
Vorrei essere Biagio Antonacci. Paola e Chiara, Burgnich e Facchetti, Sosa e Lavezzi. Sassi che il mare ha consumato. Guarda che luna. Estate. Nelly Furtado, birichina canadese con una faccia da zingarella e gli occhioni blu allungati, regina dell’hip-pop incalza: ” You bully, you break, you fake, you smoke, you take, you want, you flaunt”. Thank you. Nostalgia di Ella Fitzgerald, ma irrompe Kylie Minogue, la minivenere australiana del pop, sessanta milioni di dischi venduti, can’t get you out of my head. Nostalgia di Brigitte Bardot e del disco-samba per il “trenino”:
“Brigitte Bardot, Bardò, Brigitte bijou bijou, na estrella do cinema tondo mundo se afogou”.
Passano le ragazze. Veline. Elisabetta Canalis. Melissa Satta di Boston e Veridiana Mallmann del Brasile. Meteorite, letterine, svampine. Tutte uguali. Col lifting. Col piercing. Gradiscono il petting e lo swing? Altere, seno e coseno. Gembe di sedano, fondoschiena a mandolino. Due pezzi, un pezzo, bikini, topless, nude. Guarda, stira e ammira. Paolo e Francesca, galeotto fu il Lido delle Sirene. Maruzzella, Maruzzè, t’hè miso dint”a ll’uocchie ‘o mare. E pecché? Pecché ndranghete, ndrà!
Estate, follie d’estate. Amori e addii. Frida, t’aggio vuluto bbene, ma doppo tanto bbene, te si’ scurdate ‘e me. Grazie, Fred. ‘Na vutata e ‘na girata, e l’estate è passata. Appuntamento all’equinozio d’autunno quando il giorno sarà uguale alla notte, e niente sarà più come prima.

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