E la Magnani tradita scatenò la guerra dei vulcani

– di Raffaele Rivieccio

“Quando Anna è sbarcata a Vulcano, lo Stromboli s’è messo a brontolare. Un vulcano strizza l’occhio all’altro, e quando i vulcani strizzano l’occhio esplodono”.

Probabilmente, la storia d’amore più importante per Anna Magnani non fu quella “borghese” con il primo marito, il regista Goffredo Alessandrini, né quella per il bel damerino, l’attore Massimo Serato. Ma quella con il grandissimo regista Roberto Rossellini, colui che scoprì la vera anima di Anna, e la violentò, la tirò fuori.
Prima di “Roma città aperta”, Anna era già una celebre attrice di varietà, ma fu con Rossellini che perse una verginità esistenziale, prima ancora che artistica.
Questa rivelazione la legò fortissimamente a Roberto. Ma Rossellini la lasciò per l’attrice svedese Ingrid Bergman e proprio con la Bergman, allora diva mondiale all’apice del successo, andò a girare a Stromboli “Stromboli, terra di Dio” nel 1948, uno dei capolavori di Rossellini. Aveva disegnato un ruolo per la protagonista che sembrava fatto a misura per la Magnani. Chi meglio di Anna, la grande donna mediterranea, poteva interpretare una vicenda di passione, ambientata claustrofobicamente in uno scenario mediterraneo come l’isola di Stromboli? Non certo la pur bravissima Ingrid Bergman, esempio antitetico di donna nordica, fredda, razionale, introversa, glaciale.
Lo smacco, per la Magnani, non fu solo sentimentale, professionale, artistico, ma quasi antropologico. Svendere ad un’amazzone scandinava qualcosa che era della madre mediterranea! Anna è furente, feroce come una tigre. Vuole vendetta, farla pagare cara a Rossellini. Non basta trovarsi un altro uomo, un altro regista, un altro film. Bisogna lavare un’onta che pesa sulla nostra cultura, sulla nostra storia. L’unico modo è ribattere colpo su colpo.
Se la Bergman si è presa Stromboli, allora Anna si prenderà Vulcano. Nello stesso anno del film di Rossellini, la Magnani gira “Vulcano” di William Dieterle. Un esagitato e folcloristico melodrammone con Rossano Brazzi, imparagonabile all’opera rosselliniana. Un film di passioni quando quello della Bergman era un film di passione.
La controffensiva sentimentale e professionale della Magnani si rivelò un buco nell’acqua tra le due isole. Ma fu, comunque, un atto esteticamente meraviglioso. Certo, a provocarlo furono la gelosia e l’ira, ma alla fine trovarono un incredibile isomorfismo tra vita umana e mito e tra mito e luoghi del mito. Anna è un vulcano, anzi Anna è Vulcano. Scatenò una guerra di isole e di vulcani, scatenò un’eruzione di ira.
Anna Magnani è la più affascinante rappresentante cinematografica della grande femmina-madre mediterranea, prima donna che racchiude in sé tutta la femminilità della nostra cultura e della nostra storia. Una donna universale. Una dea irraggiungibile, ma anche estremamente terrena, carnale, sensuale. Una donna che è tiranna, arpìa, ma che sa anche essere miele per l’animo del guerriero stanco, manna per i sensi assetati, parola di risoluzione e di saggezza, ma anche di incitamento alla lotta. Innamorata, amante, sorella: una donna che racchiude in sé tutte le donne. E attrice grandissima.

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