E l’uomo creò i mostri marini

– di Alessandro Cecchi Paone

Un terrore ancestrale ha popolato i mari di creature terribili. Leggende e racconti
di marinai.
Quel che vide Ulisse. Lo squalo smisurato di Alessandro Magno. La balena di Giona e il Leviatano.

Monaci e vescovi delle profondità oceaniche.
I pesci giganti del Medioevo. Dov’è Moby Dick? Il misterioso inquilino del lago scozzese di Ness: in fila ad aspettare che emerga.

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200408-12-3mLa paura del mare è un patrimonio collettivo di tutti gli uomini. Un terrore ancestrale che li ha spinti, per giustificarla, a popolare le acque di divinità terribili e feroci. Anche in epoche più recenti, finita l’era degli dei, la paura non voleva saperne di andarsene: ed ecco i mostri, la cui esistenza veniva confermata dai racconti dei marinai e dalle leggende. L’omerico Ulisse aveva Scilla, il mostro che rendeva pericoloso il passaggio nello Stretto di Messina. Perseo la sua Medusa, donna con i capelli di serpente.
Anche i primi manoscritti sono ricchi di riferimenti ai misteri del mare. Un papiro etiopico su Alessandro Magno descrive la sua famosa immersione in una campana e la popola di creature sconosciute e terribili mostri. Uno dei quali, addentato il barile in cui era rinchiuso, gli sfilò accanto per ben due giorni tanto era lungo.
La Bibbia ospita almeno due mostri: la balena di Giona, che dà riparo nel suo ventre al profeta per tre giorni prima di rigettarlo sulla terraferma, e il Leviatano, un grande serpente guizzante che Giobbe descrive “grande come il potere di Satana”.
Il Medioevo è pieno di sirene, tritoni e pesci giganti, descritti in modo confuso. C’è la remora che fermava le navi facendo morire di fame e di sete gli equipaggi. Ci sono i Kraken, lunghi un miglio e mezzo. Ci sono le baleneisole sulle quali i marinai sbarcano erroneamente, vi accendono il fuoco e vi passano la notte.
I marinai scandinavi conoscevano bene i crudelissimi Springhual, che assalivano le navi per mangiare l’equipaggio, e i Physeter che, ritti sulle onde, facevano capovolgere qualsiasi nave. Ma dobbiamo arrivare al Rinascimento per avere le prime descrizioni dettagliate.
Lo scienziato Rondelet nella sua “Universalis Piscium Historia”, edita nel 1554, parla di un favoloso pesce-monaco: “E’ stato catturato in Norvegia un mostro marino che fu da tutti chiamato monaco per il suo viso umano. La testa era liscia e ben rasata, sulle spalle aveva una specie di cappuccio da monaco, due lunghe pinne al posto delle braccia e il corpo finiva con una lunga coda”.
Lo stesso Rondelet accenna al pesce-vescovo: “Nel Mar Baltico fu preso nel 1433 un uomo marino dall’aspetto di un vescovo, con pastorale e gli altri ornamenti. Permise a molti di toccarlo, specialmente ai vescovi, ai quali dimostrò di portar rispetto. Entrato in acqua, salutò tutti e, data la benedizione con un segno di croce, si tuffò in mare e scomparve”.
Da quel momento la letteratura non smise più di evocare i grandi mostri del mare come protagonisti delle più suggestive avventure. Melville creò Moby Dick, la balena bianca protagonista della titanica lotta del capitano Achab, baleniere. Swift, Coleridge, Stevenson, Verne, Salgari descrissero terribili mostri in continua lotta con l’uomo, capaci di affondare anche la più grande delle navi stritolandola nelle loro spire.
Ma la storia dei mostri non doveva finire con l’Ottocento. Anche nel secolo scorso, i giornali popolari come “La Tribuna Illustrata”, il “Giornale illustrato di viaggi” e la “Domenica del Corriere” riempirono le proprie copertine con notizie suggestive e inquietanti: ritrovamenti di pesci mostruosi o aggressioni di esseri marini giganteschi.
Giganteschi almeno come Nessie, l’ormai leggendario mostro acquatico che da almeno un secolo vivrebbe, indisturbato, nelle acque fredde del lago scozzese di Ness. E’ forse l’ultimo “caso” di mostro marino leggendario, protagonista di racconti tra realtà e fantasia, capace di calamitare sulle rive del tristissimo specchio d’acqua nordico vere e proprie folle di appassionati, speranzosi nell’improvvisa comparsa del suo caratteristico lungo collo.
Fotografato o meno che sia stato, Nessie e tutti gli altri mostri che l’uomo ha visto (o immaginato) non sono altro che l’espressione di un sentimento antico come la storia: la paura dell’ignoto. E non esiste davvero ambiente più misterioso di quello marino: l’unico palcoscenico, ormai, dove potere ambientare le storie di mostri e di paura delle quali abbiamo irresistibilmente bisogno.

(3 – Fine)

Il remo pinnato
Lungo 17 metri, come quattro automobili parcheggiate in fila, largo 30 centimetri con una lunga pinna dorsale rossa, 250 chili di peso, un corpo argenteo lungo e appiattito: è il pesce remo, abitante fra i 20 e i 200 metri nelle acque degli oceani. Viene a galla solo quando è malato o ferito. Non è feroce. Le uniche cose terrificanti sono lo strano aspetto e l’enorme lunghezza.

Lo squalo elefante
È il secondo pesce del mare in ordine di grandezza, dopo la balena azzurra. Può arrivare a una lunghezza di 15 metri. Solca le profondità degli oceani aspirando continuamente l’acqua con la sua grande bocca a filtro, ricavandone quintali di gamberetti come cibo. Espelle poi l’acqua attraverso grandi fessure ai lati della testa. Nuotatore elegante, diventa mostruoso da morto: la testa si decompone rapidamente e la carcassa assume un aspetto molto strano con un lungo collo sottile e una bocca a becco con diverse file di denti. Il ritrovamento dei cadaveri ha fatto sospettare che, nei mari, i dinosauri non siano mai scomparsi.

Il coccodrillo marino
Vive nell’Oceano Indiano, nell’area dell’Asia sudorientale e in Australia. Ne sono stati avvistati esemplari di oltre 9 metri, pesanti anche più di una tonnellata. Quando sono affamati, sono molto aggressivi. Possono attaccare l’uomo e le imbarcazioni.

Il calamaro gigante
Vive negli oceani più profondi.. Può raggiungere i 15 metri di lunghezza, ha dieci braccia e occhi grandi come piatti da cucina. Non è del tutto pacifico. Nel 1875, la baleniera francese “Pauline” si imbattè in un capodoglio “con una creatura simile a un serpente avvolta strettamente attorno”. L’equipaggio dichiarò che il serpente aveva stretto con tale forza il capodoglio da provocarne la morte. Molto probabilmente si trattava del tentacolo di un calamaro gigante che aveva vinto la sua battaglia contro la grande balena.

Il serpente mancato
La squalo frangiato ha la forma molto allungata e una sola pinna dorsale. E’ quasi un fossile marino. Sarebbe un candidato perfetto per il trono di serpente marino se non fosse troppo piccolo. Il più grande esemplare mai trovato non supera i due metri, dal naso alla punta della coda.
Forse esiste un parente dalle dimensioni superiori, come quello pescato nel 1880 dal capitano statunitense S.W. Hanna: uno squalo molto simile al frangiato, ma lungo otto metri.

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