È sorta a Valencia la luna nera

– di Mimmo Carratelli

Per la prossima america’s cup, la barca di prada conserva la striscia rossa, ma ora è tutta vestita del colore scuro del carbonio. Progetti e scaramanzie. Più leggera e snella, Bertelli la chiama “Sirena”, ma è un siluro.
Nella città spagnola, che ha sottratto la coppa a bagnoli, lavori straordinari e il grande palazzo delle arti creato da calatrava. Attesi l’anno prossimo trecentomila turisti.

200605-16-1mGente d’ogni luogo che amate il mare e le vele, a un anno dalla Coppa America è tempo di rispolverare l’armamentario delle parole e ripassare l’intero glossario, il tangone no, perché è passato di moda, ma rimettere in memoria la scotta e la drizza, la bolina, l’orzata e la poggiata, la strambata, il bulbo e il boma, le mura a dritta e a sinistra, il pozzetto, il genoa e il gennaker, il lasco e il traverso, e i nomi delle barche, “Alinghi”, “New Zealand”, “Oracle”, “Desafio Espanol”, “Mascalzone latino” su cui ha regatato D’Alema, “+39” nata sul lago di Garda, e la new entry “China Team” e “Shosholoza” della Repubblica del Sudafrica ma con Salvatore Sarno di Nocera Inferiore a capo del sindacato.
E’ tempo perché “Luna rossa” è tornata, però è nera, non più grigia, nera come il carbonio con cui è stata costruita a Nembro, vicino Bergamo, lucida e veloce, più lunga di due metri, pesante una tonnellata in meno, prua e poppa nuove, e le vele provate nella galleria del vento del Politecnico di Milano.
E’ la nuova “Luna rossa” siglata “Ita ’86”, sempre con la striscia rossa di Prada, ma anche più stretta e con più vela, felicemente benedetta a Valencia da don Esteban Escudero e toccata dall’inesorabile bottiglia di champagne rigorosamente italiano, il Bellavista Santèn, che si è magnificamente infranta il giorno del battesimo mentre Miuccia Prada era rigorosamente vestita come il 5 maggio 1999, stessa gonna blu, stessa maglietta amaranto, stessi occhiali, stessi orecchini e bracciali, stessi sandali a zeppa, quando battezzò la “Luna rossa” che poi vinse la Vuitton Cup nel golfo di Hauraki, ad Auckland. Il marito Patrizio Bertelli ha toccato ferro e il socio Marco Tronchetti Provera ha toccato la splendida Afef al suo fianco, corpo adolescente dentro jeans aderenti, come hanno scritto i giornali. Assolutamente vietati a bordo il verde e il viola, come ha preteso Francesco de Angelis, lo skipper di via San Pasquale a Chiaia, perfezionista e scaramantico con le solite scarpe vecchie ai piedi.
Mentre a Bagnoli sboccano le fogne, restano i materiali inerti, il porto canale si fa e non si fa, Valencia è già in ghingheri per la Coppa America col nuovo porto e lo strepitoso Palazzo delle arti progettato da Santiago Calatrava in cemento bianco, vetro, acciaio, legno e ceramica bianca e blu cobalto con una gigantesca piuma in cima.
“Luna rossa”, varata a Valencia, con l’albero alto 32,5 metri, 720 metri quadrati di vela nell’andatura di poppa e 360 in quella di bolina, 17 uomini di equipaggio più il posto per l’ospite, 85 milioni di euro di budget, e la bandiera con gli antichi colori di San Giorgio, simbolo di Portofino, si mostra ad occhi ammirati nella base valenciana creata da Renzo Piano che ha utilizzato ottanta vecchie vele della barca più amata dagli italiani per farne la base più suggestiva, trasparente e luminosa di tutte quelle mai viste in Coppa America, finora solo hangar e capannoni. Bertelli guarda la sua magnifica barca e sospira: “E’ così bella che la chiamerei Sirena”. Più che una sirena, è un siluro.
Dodici scafi saranno in gara, lo spettacolo sfuggito a Bagnoli tanto da far dire a Prodi: “E’ stato umiliante perdere l’America’s Cup”. Si sa come è andata. Valencia freme di cantieri, sull’antica stazione marittima sventola la bandiera col simbolo della Coppa America, le scavatrici fanno il loro lavoro per la darsena, 400mila metri cubi di sabbia arrivano per difendere l’arenile, il sindaco Rita Barberà (pugno di ferro in guanto di velluto) dipana i problemi e pressa lo Stato spagnolo per i finanziamenti e, intanto, piovono sulla terza città di Spagna 2.012 milioni di euro della Generalidad per le infrastrutture e la viabilità. L’Avenida del Porto viene allargata, portata a quattro corsie, capace di sopportare il traffico di centomila auto al giorno. Trecentomila turisti arriveranno l’anno prossimo per la Coppa.
Le tre barche italiane in gara aggiungono l’eccitazione e il veleno dei derby nazionali alla competizione mondiale. “Mascalzone latino” issa il guidone del Circolo Savoia di Pippo Dalla Vecchia. E’ la barca napoletana per bandiera, spirito di bordo e per l’entusiasmo del napoletanissimo armatore e marinaio Vincenzo Onorato che, nel frattempo, ha scritto un romanzo di mare, “Rosso colore d’oceano”, tra amori e onde, e se ne infischia se una barca con lo scafo rosso, il colore di “Mascalzone latino”, non ha mai vinto la Coppa America, perché c’è sempre una prima volta.

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