Estate, casomai si va in Dubai

– di Mino Rossi

Negli Emirati è cominciato il futuro. Vacanze da mille e una notte. La tradizionale ospitalità beduina e il lusso dell’Occidente. Alberghi a sette stelle, quattro grandi isole artificiali, un campo da tennis a 321 metri d’altezza dove ha giocato Agassi, dodicimila palme, ventiduemila giardinieri, le più lunghe spiagge della terra, il più grande shopping-centre del pianeta, un immenso parco-giochi vasto come tutte le Disneyland messe insieme. Un mondo scintillante ed esagerato a quaranta gradi.

Estate, dove si va? Casomai, si va in Dubai. Rima baciata e vacanza assicurata. Dilaga la pubblicità degli Emirati con richiami da mille e una notte e da milleduecentoventotto dollari a notte. Sei ore di volo ed è più che l’America. E’ Dubai, il più luccicante dei sette emirati, sul Golfo Persico e sopra il Tropico del Cancro, grattacieli svettanti, spiagge bianche e mare blu.
Grattacieli? Più che grattacieli. Edifici altissimi disegnati come vele, onde che si sollevano, ottovolanti, astucci giganteschi, totem del Tremila vetri e acciaio, e cupole e torri, comprese due torri gemelle alte trecento metri, e il Burj al Arab, l’albergo a sette stelle, 113 piani e 1070 camerieri, alto ottocento metri. Su un lato ha un’appendice, una piattaforma sospesa sul vuoto: non ci atterrano gli elicotteri, è il campo da tennis più alto del mondo, a 321 metri, dove hanno giocato Agassi e Federer.
Meraviglie a perdita d’occhio, sfide di tutte le vertigini e alla legge di gravità, una fantasia verticale firmata da architetti famosi.
Sul vecchio mare dei pirati, a otto chilometri dalla costa, ecco quattro isole artificiali costruite su fondali da sei a ventidue metri, ciascuna protetta da immense mezzelune di sabbia contro le mareggiate.
Si chiamano Jabel Ali, Jumeirah, Deira. La quarta è The World, che non è un’isola sola, è un arcipelago, un complesso di trecento isolette, una delle quali si chiama Italia e vi hanno prenotato due ville Luca di Montezemolo e Michael Schumacher.
A Jumeirah, le palme sono 12mila, le villette 2400 e gli alberghi 50, il più lussuoso ha un salone da ballo di 1300 metri quadri. Deira è l’isola più grande, il doppio dell’isola d’Ischia, con 7820 villette e le spiagge più estese, bianche, su un mare blu e verde smeraldo. The World è in costruzione, sarà pronto fra cinque anni. Ogni isola è costata 5 miliardi di dollari. Destinate essenzialmente al turismo per ricchi. Petrolio, mare e affari. Per curare il verde degli Emirati lavorano ventiduemila giardinieri.
La tradizionale ospitalità beduina si sposa al lusso dell’Occidente. A Dubai, la vacanza è tutta una serie di effetti speciali. C’è il più grande shopping-centre del mondo, The Mall of the Emirates, nelle vetrine oro, sete preziose e alta tecnologia. C’è la più straordinaria Torre dell’Orologio mai vista. C’è Dubailand che conterrebbe tutte le Disneyland del mondo. C’è una lunga pista di neve artificiale. C’è il Creek, il canale artificiale che dal mare si insinua sino al quartiere più vecchio di Dubai. Ci sono gli immensi campi verdi del golf illuminati tutta la notte con l’house-club che ha il tetto ad ali di gabbiani. Tempo fa, era ospite di questi posti Osama bin Laden.
Temperature da quaranta gradi (in gennaio 24) e umidità del novanta per cento. Ma i conforti sono immensi. C’è persino il primo albergo subacqueo del mondo, l’Hydropolis Hotel.
Dubai, sembra inventata. In realtà, l’hanno inventata. Grandi spazi e design spaziale, incrocio di stili. Dubai è un grande fiore sbocciato dall’incontro fra oriente e occidente, una città modernamente eretta su un panorama, in basso, di rotondità e merlettature arabe. Un paese fra realtà e fantasia dov’era il deserto, rivelato dalle gare di offshore, da un torneo di tennis e dalla più ricca corsa di galoppo al mondo. Qui l’Europa sembra un vecchio rudere e l’America un abbozzo di futuro. Qui è tutto futuro come nei fumetti di Flash Gordon.
E’ Dubai, l’irresistibile attrazione tra mare e deserto. Da trent’anni a questa parte, uno sviluppo mozzafiato. Parto per andare a vedere. Ci saranno le danzatrici del ventre, i sette veli, Salomè o le più normali entraineuses? Incontrerò Aladino? Scommetterò sulle corse dei cammelli e cercherò la principessa Shahrazad che mi racconti di Chiaro di luna e di Melagrana del Mare “i cui lunghi capelli s’impigliano nei cerchi delle sue caviglie”. Vado a infatuarmi d’oriente sulla costa dei pirati. Vado dagli sceicchi, di quelli che, d’estate, si intravedono appena mentre sostano al largo di Capri sui loro palazzi viaggianti. Basta con le Seychelles e le Maldive. Vado verso il futuro. Vado a Dubai. Ho i soldi per una notte, non sono Michael Schumacher. Ma dovrò essere veloce come lui.

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