Forio d’Ischia sogna il Rinascimento nel nome di Maria

– di Nino Masiello

Un progetto del Comune per riproporre il fascino del Bar Internazionale dove Maria Angela Annunziata Senese inventò il turismo culturale richiamando nel locale gli artisti stranieri che giungevano nell’isola verde.
Da Eduar Bargheer a Truman Capote, lunga è la lista degli ospiti illustri della foriana che ispirò al poeta inglese Wystan Hugh Auden il personaggio di Baba la Turca. L’omaggio di Elsa Morantee la richiesta inevasa di Jacqueline Kennedy.

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200408-11-3mAmica? Confessora? Consigliera? Tutto di tutto, ma solo per poeti, pittori, letterati, gente di cinema, personaggi di quello che ancora non veniva definito jet set. Era, semplicemente, Maria, anzi Maria “‘e Zibacchiello”, come la chiamavano i suoi conterranei di una Forio di contadini, pescatori, di pochi ricchi padroni di case e di barche, di vigneti a saliscendi che si arrampicano ancora verso l’Epomeo, di qualche erede di non lontane fortune. Lei, che senza volerlo e saperlo, stava inventando quel turismo culturale che, nel giro di dieci anni, non di più, costruì un autentico primato per il comune del Torrione, il più popoloso centro abitato, dopo Ischia, dell’isola verde.
Gestiva un piccolo bar al centro del paese, che prima del suo arrivo al banco era già stata una rivendita di alimentari e di vino. Bella non era, ma dentro aveva intelligenza, astuzia, una buona dose di malizia e, soprattutto, possedeva una qualità sopraffina: l’arte dell’incanto. Senese Maria Angela Annunziata, nata il 5 ottobre del 1898, l’anno in cui Eduardo di Capua, musicista da mille e passa canzoni, musicò, mentre era a Odessa, in tournèe con la posteggia internazionale di suo padre, i versi che gli aveva consegnato alla partenza da Napoli l’amico poeta Giovanni Capurro. E nacque l’immortale ‘O sole mio.
Figlia di “Zibacchiello”, al secolo Giuseppe Senese fu Cristofaro, di professione piccolo corriere che ogni settimana faceva la spola con Napoli a bordo di una barca nemmeno tanto grande, Maria decise di trasformare il locale alle spalle dell’orrenda fontana a forma di bidet, sul corso principale di Forio, quando scoppiò la pace, alla metà degli Anni Quaranta. Voleva cambiare Forio, niente sapendo di Capri e Sorrento, luoghi già cari a gente importante del mondo dell’arte e delle lettere. Ma, dalla vicina Sant’Angelo, la “piccola Capri” dell’isola d’Ischia, le arrivavano notizie dei primi “insediamenti” di artisti stranieri.
Questi, per sfuggire al nazismo che voleva assoggettare anche la loro inventiva e i loro pennelli alla dottrina di Hitler, dopo aver fatto tappa soprattutto a Firenze, avevano scoperto i luoghi delle sirene trovandovi un’ospitalità assolutamente discreta e podestà abbastanza liberali.
Il primo ad arrivare al bar di Maria, che molto più tardi alzerà l’insegna di Bar Internazionale dipinta su compensato, fondo verdone e lettere di fuoco, era stato Eduar Bargheer, che Forio l’aveva scelta come residenza già nel 1939, proveniente da Sant’Angelo. In quella piccolissima baia Bargheer, nato nel 1901, sensibile pittore di tendenza informale, aveva trovato un alloggio piccolissimo nel 1937.
Insieme a molti altri artisti tedeschi era stato costretto a uscire dalla Germania perché il suo modo di dipingere era stato subito bollato come arte degenerata. Il suo studio fu messo a soqquadro da una squadra della polizia politica, decine di tele incendiate, il suo nome cancellato dall’elenco dei docenti dell’Accade-mia di Belle Arti.
Bargheer fu colpito a prima vista dalla cordialità di Maria e poi dalla sua liberalità, dalla sua apertura ai trasgressivi, “merce” rara anche a quei tempi. Fu così anche per il cubano Luis Felipe Collado, un diplomatico d’alto rango che lasciò Cuba all’avvento di Fidel Castro e sposò una bella foriana. Al bar di Maria fu battezzato seduta stante, davanti a un litro di Biancolella, “Luigi ‘o cubano”.
E, via via, per Wystan Hugh Auden, il più grande poeta inglese del Novecento; per il compagno di vita di Auden, stanziale a Forio e da Maria per dieci anni, il librettista Chester Kallman; per Truman Capote, per Christopher Isherwood, per un’infinita schiera di attori e musicisti: da Laurence Olivier, ospite abituale di sir William Walton alla “Mortella”, a Igor Strawinski, che qui veniva per mettere a punto il libretto di Auden de “La carriera di un libertino”.
A proposito, Auden si ispirò proprio alla sua grande amica Maria per il personaggio centrale di “Baba la turca”.
O dei tanti nobili romani richiamati al bar di Forio dai principi Enrico e Ottone d’Assia, proprietari di due grandi ville, una all’imbocco della strada per Zaro e San Francesco e l’altra sull’antica via Borbonica, feste open aperte a molti diciottenni di allora.
“Ci vediamo in piazza e al caffè di Maria (tutti sappiamo che Maria allunga il vino. Ma, lo allunga con l’acqua? Dio, è meglio che io non ci pensi!). Non c’è posto migliore per aspettare il postino che star qui, seduti al sole, mentre la tenda di canne del caffè tintinna nella brezza mattutina – scriverà nel 1950 Truman Capote -. Maria è una donna tozza, con una faccia da zingara e sembra che non se la prenda di niente. Ma, se c’è qualcosa di cui uno ha bisogno, da una casa a un pacchetto di sigarette americane, lei sa come procurarvela. Dicono che sia la persona più ricca di Forio. Nel suo caffè non si vede mai una donna. Ma dubito che Maria lo permetterebbe…”
Intanto che passavano le stagioni, il soffitto e le pareti del bar si arricchivano di opere d’arte, tutti regali alla “caffettera” dei suoi illustri amici, a partire da Joakino Kalkereuth, il primo, nel 1949, a stabilire l’usanza. Seguirono appassionatamente Bargheer, con Auden il miglior amico della Senese, indi Cremonini, Luigi Coppa, straordinario e schivo maestro foriano che ha messo impareggiabilmente su tela tutto il Maghreb (e non solo), Pagliacci, Brown, Fiaux, Collado, Gilles, Enrico d’Assia, Peperone, Guttuso, Russo, Sacchetti e altri ancora.
Un tesoro di colori e di affetto gelosamente custodito dai nipoti prediletti, gli eredi Stefano e Maria , vedova del bel Tonino Maltese.
Maria aveva cura anche di incollare al soffitto le copertine più belle delle riviste straniere nelle quali si era detto di lei. Un giorno fece capolino nel bar Jacqueline Kennedy. Amore a prima vista. Vuoi vendere tutto? Maria non ebbe bisogno di traduzione e disse no.
Anche il diario di Maria si impreziosiva con le poesie che le dedicavano i suoi amici Auden e Elsa Morante.
Il 17 settembre del 1953 Auden scriveva: “Il bar Internazionale. Com’è allegro sereni esser seduti / attorno a un tavolo sotto le stelle estive / ridere e chiacchierare sul vino o sugli Strega / che ci ha portato Vito. / Ma, quando la bellezza passa, ricorda, forestiero / in un angolo, qui, inevitabili / come la morte o le tasse, a notare il tuo contegno, / gli occhi di Gisella. / Yankee, Limey, Kraut, Foriano, Romano / Signore, signori e il Terzo Sesso, imitatemi / sollevate i bicchieri, bevete alla nostra Ostessa / gridando: Viva Maria”.
La Morante, nel 1958, prima di abbracciare Maria mise penna su carta. Alla sua maniera. “Alla cara Maria, la caffettiera. Fra le isole belle / una più bella / fra le piazzette amate / tra i caffè più ospitali / il più ospitale: / Caffè Internazionale di Forio. / E alla cara Maria, / la caffettiera / fra tutte bella e amata / ospitale e galante / resti qui da stasera / questo mio ricordo”.
Partita per sempre Maria, nel 1977, destinazione, forse, il cielo degli artisti, dove era quel luogo magico c’è un bar che vuole in tutto somigliargli, anche nell’insegna e nell’arredo delle pareti. Impresa impossibile e oggetto di un ormai lungo contenzioso giudiziario aperto otto anni fa dagli eredi e custodi della memoria di Maria “‘e Zibacchiello”, la donna non bella che inventò il turismo culturale e nel cui segno i foriani di buona volontà stanno per ritrovarsi, auspici Franco Regine, il primo cittadino, i Maltese, Pasquale Elia e chi crede in un rinascimento foriano prossimo venturo.
Un primo segnale è partito: “La memoria ritrovata” è il progetto che il Comune sta costruendo, nel nome di Maria.

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