Formia al tempo dei vip

– di di Lina Greco

La “seconda casa” di Marco Tullio Cicerone e la morte tragica del filosofo romano.
L’arrivista Lucio Mamurra, bancarottiere libidinoso. Il gossip negli scritti di Orazio, Marziale e Catullo.
Tracce del ricco passato emergono a fatica tra erbacce e nuove costruzioni.
Dopo lunghe opere di restauro è stato riaperto al pubblico il Cisternone, opera idrica di proporzioni gigantesche del I sec a.C.
È un serbatoio di circa seimila litri d’acqua, alimentato dalle sorgenti delle colline per vie ancora inesplorate.
Assedi, distruzioni e resurrezioni.
Dal soggiorno degli antifascisti alla villa di Remigio Paone.

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200607-9-3mFormia ha 2500 anni, ma non li dimostra. Il sorriso, l’aspetto sano, la cordialità sono più di una giovane donna che di una vecchietta tutte rughe. Eppure gli anni ci sono e sono anche di più, si perdono nella notte del mito: i Lestrigoni e Circe probabilmente avevano casa da queste parti e le Sirene si esibivano, veline d’antan, su uno scoglio prospiciente questo mare.
Al centro del golfo dove oggi incroci vele e motoscafi, passavano carichi di storia e di storie le navi di Ulisse, di Enea e dei colonizzatori spartani. Da vera bella donna, Formia fu molto corteggiata da etruschi, da ausoni, da volsci, poi arrivarono i latin lover per eccellenza, i romani, e da conquistatori tracciarono strade e costruirono ville tra il verde degli ulivi.
Il più vip dei proprietari di seconda casa a Formia fu certamente Marco Tullio Cicerone che qui trascorse ore serene con la famiglia, ma che proprio qui trovò tragica morte mentre tentava di fuggire inseguito dai sicari di Antonio. Più che di morte però a noi è rimasta l’eco di appassionate conversazioni e di momenti di ozio sereno, attraverso gli scritti di Orazio, di Tibullo, di Marziale.
Allora come oggi tra i vip locali c’erano personaggi ambigui, chiacchierati, arrivisti come quel tale Lucio Mamurra a cui rimane appiccicata per l’eternità l’etichetta di “bancarottiere libidinoso, mangione e frequentatore di letti altrui”. Doctor formiano lo chiama Catullo con la sua sferzante ironia, furbetto del quartierino traduciamo oggi, e oggi come allora… cherchez la femme perchè certamente, nel livore sia pure di gran stile di Catullo, pesava la sua gelosia per la bella e infedele Lesbia. Gossip del passato.
Un passato ricco, importante, che oggi la città non esibisce, quasi ne fosse gelosa. Ve ne sono tracce dappertutto, ma un po’ trascurate, inglobate nel contesto urbano così che la loro antichità si diluisce nella consuetudine del quotidiano.
Mura megalitiche con costruzioni romane emergono a fatica tra le erbacce di un terrapieno, criptoportici decorati chiusi in giardini privati, archi di un lungo acquedotto seminascosti dal brutto casotto di una stazione. L’antico teatro ha lasciato un’impronta curvilinea nell’impianto dei vicoli, muri di sostegno della cavea sono inglobati nelle cantine delle case medioevali, i resti di piscine per la coltura dei pesci emergono a pelo d’acqua dal mare, ai margini della via litoranea lungo tutta la costa.
Ma qualcosa si sta muovendo. Dopo lunghe opere di restauro è stato riaperto al pubblico il Cisternone, opera idrica di proporzioni gigantesche del I secolo avanti Cristo. Un serbatoio di circa seimila litri d’acqua, alimentato dalle sorgenti delle colline per vie ancora inesplorate e che, per duemila anni, è rimasto nascosto nelle profondità del rione medioevale.
Scendere nel Cisternone è come calarsi in un mondo remoto, in una dimensione sconosciuta, “l’inconscio di pietra” l’ha felicemente definito il sindaco della città. Una lunghissima triplice fila di pilastri, una basilica sommersa in cui l’acqua del fossato si riflette nelle volte a botte. Un luogo silenzioso e luminoso che riemerge da un passato ancestrale e che pure fa percepire una sfumatura familiare, forse per quelle lunghe e ripide scalette che portano alle cantine delle antiche case dove gli abitanti andavano direttamente ad attingere acqua alla fonte generosa e sconosciuta.
Poi questo tran tran pacifico viene sconvolto, tutto scompare. La bella signora che è Formia viene travolta nel crollo dell’Impero romano. Eserciti avidi di preda l’attraversano, la devastano, flotte corsare saracene spadroneggiano lungo le coste dal Garigliano ad Ostia. I formiani raccolgono le memorie più care, le reliquie del protettore Sant’ Erasmo e si rifugiano sul promontorio più defilato che chiude il golfo.
Dalle ceneri della città, violata ma non vinta, col motto “Post Fata Resurgo”, come la Fenice, suo simbolo, rinascono due borghi, uno sull’altura dell’acropoli, dove si fortificano i pochi contadini rimasti, l’altro sulle rive del mare.
E sarà così per lunghi secoli: continuano a succedersi eserciti invasori, imperatori, duchi, monarchi stranieri, grandi proprietari terrieri. Tutti lasciano tracce nelle chiese paleocristiane, nelle torri difensive, nella costruzione di piccoli paesi intorno ai loro castelli. Una stratificazione di culture, conquiste e dominazioni da leggere e ricostruire camminando per le vie della città.
Con l’Unità d’Italia, Formia rinasce e ritrova il suo nome antico. Bei palazzi liberty sorgono ai lati della via principale e ville con giardini ricchi di palme lungo la costa. In una di queste soggiorna a lungo la principessa Jolanda di Savoia che ama cavalcare sulle spiagge e i suoi figli frequentano le scuole locali. A Formia risiedono anche personaggi scomodi per il fascismo: Gramsci, Bordiga, il generale Capello; sotterranea ma caparbia l’opposizione alla dittatura da parte di alcuni artigiani ed operai.
Drammatica la parentesi della guerra, lunghi anni di morte e distruzione, e ancora una rinascita tumultuo sa, disordinata ma intensa e vivace. Formia torna ad essere luogo di incontro esclusivo e raffinato.
Nella villa dell’impresario Remigio Paone passa il fior fiore del teatro italiano, da Ruggero Ruggeri a Calindri, Macario, Rascel. La Caravella è punto di incontro di attori, ballerini e cantanti; nelle sue sale, nel giardino vengono messi a punto gli spettacoli che debutteranno in città in autunno. Wanda Osiris, Alberto Sordi, Teddy Reno, Armando Trovaioli e innumerevoli bellissime soubrette animano le spiagge e le notti, portando un soffio di Dolce Vita nel perbenismo provinciale e bigotto della cittadina.
E poi la Scuola nazionale di atletica leggera “Bruno Zauli” sarà fucina di atleti, da Mennea a Sara Simeoni, ad Adriano Panatta. Molte medaglie olimpiche e primati sono stati preparati nello Stadio degli Aranci. E anche Cino Ricci con la sua Azzurra sceglie il golfo dal vento teso e dalle onde leggere di Formia per allenarsi in vista dell’America’s Cup.
Oggi la città vive un altro periodo felice. È un rifiorire di attività culturali e sportive, di impegno a recuperare e a godere i beni archeologici.
Le estati diventano di nuovo animate e godibili per gli innumerevoli spettacoli teatrali e musicali con una partecipazione non più elitaria, ma di tutti.

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