Franca Florio

– di Valeria Serra

Donna dalla tempra di mare, animo romantico e autentica bellezza dai leggendari occhi grigi, fu l’ispiratrice di una delle dinastie più potenti d’Italia che segnò la storia della Sicilia al tempo della belle epoque.

Celebrata da poeti e musicisti, regina di Palermo, definita “la Divina” da D’Annunzio. Fra i suoi ospiti, a Villa Igea e sui due yacht, il “Sultana” e l'”Aegusa”, il kaiser e lo zar, i grandi finanzieri, scrittori e artisti.
Il marito armatore della più imponente flotta di battelli a vapore del Mediterraneo.
Il successo e la diffusione nel mondo del celebre vino bianco col profumo di zagare e mandorle sotto l’etichetta di famiglia.

200705-12-1mQuando la belle epoque abitava sulle coste siciliane. Quando da Palermo partiva la più grande flotta di velieri del Mediterraneo. Quando il Marsala Florio prendeva il largo a bordo dei piroscafi e conquistava il mondo. Quando una donna, una donna di Sicilia, era l’imprescindibile parametro di stile, di eleganza, di emancipazione culturale.
Quella donna si chiamava Franca Florio, l’ultima e più brillante stella di una dinastia che per un secolo ha illuminato la vita economica, mondana e culturale siciliana.
I Florio, con l’epopea della mitica etichetta del Marsala e delle navi a vela che lo esportavano in giro per il mondo, furono non soltanto una delle famiglie aristocratiche più potenti dell’Italia di quegli anni, ma per l’élite mitteleuropea, un esempio, un modello da emulare e da seguire. Il merito fu certo dei fondatori ottocenteschi e delle tre generazioni che hanno contribuito a costruire quell’impero; ma in particolare fu grazie a Franca Florio, moglie appassionata dell’armatore Ignazio, sua consigliera e ambasciatrice, nell’epoca compresa tra fine secolo e i primi due decenni del Novecento, che fu per la Sicilia e per i Florio una stagione memorabile.
Di Franca Florio, nata nel 1847 e morta a metà del Novecento, è stata all’unanimità raccontata e celebrata la bellezza: un’avvenenza che non era soltanto frutto di un viso perfetto, della figura slanciata e sottile, dei proverbiali occhi grigi; di lei seducevano allo stesso modo il carisma mediterraneo, la dolcezza, la capacità di coltivare con garbo, intelligenza, sensibilità, tutte le relazioni umane che la vita le metteva sul cammino. Sempre al fianco di suo marito Ignazio Florio sposato nel 1893, armatore amatissimo e, di certo, così in vetta all’imprenditoria dell’epoca, in virtù della donna che aveva a fianco; della sua personalità, della sua statura intellettuale. Franca che incantava e intratteneva con sensibilità e cultura príncipi e nobili, aristocratici, scrittori e artisti fino alle eminenze più elevate come lo zar e la zarina di Russia che ebbe più volte ospiti in una delle fastose dimore di famiglia.
La prosperità dei Florio fu una conquista lunga e faticosa perché gli avi di Franca, che giunsero a Palermo dalla Calabria all’inizio del 1800, erano di estrazioni modestissime. Ma i passi fatti furono quelli giusti: l’inizio fu un brigantino da trasporto che commerciava tra i porti del Mediterraneo le droghe coloniali.
Si allargò in pochi anni la richiesta di cumino, antimonio, chiodi di garofano, e i velieri Florio aumentarono di numero per far fronte alla sorprendente vivacità commerciale di quei tempi. Il patrimonio che si accumulava permise man mano l’acquisto dei terreni per la coltivazione delle uva da marsala, delle tonnare dell’Arenella e di Favignana, delle miniere di zolfo di Pantelleria, addirittura dell’arcipelago delle isole Egadi che nel 1844 Ignazio Florio, fondatore della dinastia, comprò dal marchese Pallavicino per la somma di 2.750.000 lire. Nel 1847 il primo battello a vapore, l'”Indépendent”, ammiraglio di una flotta che crescendo divenne negli anni la più imponente del Mediterraneo e prese il nome di “Società dei Battelli a Vapore Siciliani”.
Franca Florio ebbe un ruolo di primo piano e una vita densa di eventi, che tuttavia non spensero mai il dolore della morte precoce di due dei suoi quattro figli. Di lei si amava anche quella vena di malinconia. Nelle dimore dell’Olivuzza, di Villa Igea a Palermo o sugli yacht di famiglia, il Sultana e l’Aegusa, che non avevano nulla da invidiare al celebre Cristina di Onassis, Franca riceveva le visite del kaiser Guglielmo II che in quegli anni si recò più volte a Palermo con l’imperatrice Augusta.
Soggiornavano presso i Florio finanzieri come i Rothschild, con i quali Ignazio Florio intratteneva rapporti d’affari: mentre lei, sulle rive di quel mare pieno di riverberi e profumi dissertava con Gabriele D’Annunzio, che l’aveva soprannominata la Divina.
Fu celebrata da poeti e musicisti, scrittori ed artisti, da Robert de Montesquieu a Trilussa, da Mascagni a Leoncavallo, da Boldini a Ettore De Maria Bergler, che la immortalarono nelle loro tele. Donna dalla tempra di mare e dall’animo romantico: la chiamarono l’Unica e anche la Regina di Palermo.
Si racconta che quando usciva con la sua carrozza la gente sui lungomare di Palermo si fermava ad ammirarla. Era lei l’icona del nuovo stile liberty: vestiva in modo sontuoso, con fili di perle e cappelli di piume.
Impeccabile anche quando saliva a bordo dello yacht Sultana per una crociera dove portava con sé figli, amici, dame di compagnia, bambinaie, precettori, servitù. Era profondamente legata al mare di Sicilia, ma spesso con il consorte Ignazio visitava Parigi, città natale della cognata Lucie Henry, modella delle maisons dell’epoca, animatrice dei salotti culturali delle avanguardie parigine. Di lei si era perdutamente innamorato Vincenzo Florio, fratello di Ignazio.
Ma spesso anche le storie più felici e luminose sono destinate ad una fine. Così fu per i Florio quando, intorno al 1910, condizioni politiche ed economiche volubili segnarono l’inizio del declino. Che fu inesorabile e drammatico e costrinse Franca Florio in pochi anni a vendere l’intero patrimonio, fino ai gioielli personali.
Tuttavia la storia moderna di Sicilia vive ancora del retaggio di quella famiglia di armatori illuminati e di anni così pregni di savoir vivre. Il porto di Palermo, nelle incisioni di quel tempo, parla di velieri e di botti di Marsala pronte per le stive; quei ricordi che profumano del bouquet dell’etichetta del Marsala Florio che sapeva di zagare e di mandorle. L’idea della femminilità era invece riconducibile a quella donna e allo spirito che ella fece navigare per il mondo. La sua ricchezza era sovrapposta a una grandezza d’animo. Tanto che anche gli scrittori più ritrosi ne evocavano il fascino inimitabile.
Come Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore de “Il Gattopardo”, che proprio ai Florio dedica una pagina nostalgica dei suoi racconti d’infanzia siciliana: “Eravamo ospiti dei Florio nella loro villa di Favignana, in piena estate.
Ricordo che Erica, la bambinaia, venne a svegliarmi più presto del solito, verso le 7, mi passò in fretta una spugna con acqua fredda sul viso e poi mi vestì con grande cura. Fui trascinato abbasso, e poi mi hanno fatto risalire sulla veranda d’ingresso principale della villa che guardava il mare. Ricordo il sole accecante di quella mattinata di luglio o agosto. Sulla veranda, che era riparata dal sole da grandi tende di tela arancione che il vento di mare gonfiava e faceva sbattere come vele (ne sento lo schioccare) erano sedute su sedie di vimini mia Madre, la signora Florio (la “divina beltà” Franca) ed altre persone.
Al centro del gruppo si trovava seduta una vecchissima signora.
Mi portarono dinanzi ad essa che disse alcune parole che non capii, si curvò e mi diede un bacio sulla fronte. Dopo di che fui trascinato via, riportato in camera mia, spogliato dei miei vestiti di gala, rivestito in un più modesto abbigliamento e condotto sulla spiaggia dov’erano di già i ragazzi Florio ed altri con i quali, dopo aver fatto il bagno, restammo a lungo sotto il cocentissimo sole a giocare al nostro gioco preferito che era quello di ricercare nella sabbia dei pezzettini di rossissimo corallo che vi si trovavano con una certa frequenza. Mi venne rivelato nel pomeriggio che la vecchia signora era Eugenia, ex imperatrice dei Francesi, il cui yacht si trovava alla fonda davanti a Favignana, che era stata a pranzo dai Florio la sera prima…”

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