Francesco Cetrangolo uno scienziato nella magia di Capri

– di Silvia Cedrangolo e Mario Soscia

Caposcuola della Chimica biologica dell’Università di Napoli per oltre un cinquantennio, accademico dei Lincei, fu allievo prediletto a Stoccolma del premio Nobel Hans Von Euler con il quale lavorò per lungo tempo nel tempio della ricerca del “Karolinska Institutet”. Ricercatore di fama internazionale, insignito di riconoscimenti scientifici dalle più prestigiose accademie europee e statunitensi, autore di ricerche e scoperte miliari nel campo della enzimologia e della biochimica applicata alla terapia, trascorse sempre il suo tempo libero fino alla fine nella sua amatissima isola.

La figura di Francesco Cedrangolo, illumina una stagione accademica che ormai non c’è più, e nel contempo si distingue tra i personaggi di una generazione di frequentatori di quella” Capri del mito” ormai al declino.
Allevato dal padre Ermanno, brillante semeiologo, tra “Le due culture “, come acutamente in un saggio su di Lui del suo caro amico accademico Giuseppe Galasso, riversava la sua fertile vivacità intellettuale, in una mai chetata ansia di vivere.
Così le osservazioni del ricercatore, sempre presente, si calavano nella magia della natura straordinaria dell’isola traendone spunti fertili e fantastici, ma nel contempo pragmatici, sulla evoluzione della vita, sia che “caracollasse” sul suo ligneo sandolino di Sorrento, (ormai anch’esso specie estinta), con la compagnia alternante delle sue figlie, Silvia, Paola e Laura, tra le lucertole azzurre e le uova di airone dei Faraglioni, sia che ascoltasse la diversità del canto degli uccelli di passo in amore, sia che scrutasse nel mistero dello sguardo felino della sua amata gattina, l’origine della vita, argomento di cui era un esperto (fu relatore principale infatti in quel congresso internazionale di Mosca nel 1962).
La natura caprese diveniva quindi fonte di ispirazione scientifica (come soleva ironicamente ripetere … e d’altra parte tanto era avvenuto prima di lui, sempre a Capri, ad Emil Von Behring). Nascevano così, in una fusione magica, in una alchimistica sollecitazione sensoriale della sua mente, le sue famose osservazioni sull'” Origine della vita”, sul ” Cammino Ed Etica della Scienza”, sulle ” Basi Chimiche dell’Amore”, sulla “Religione…” per citarne alcune.

Al di là e forse contemporaneamente alle pubblicazioni di articoli scientifici elaborati nel chiuso del suo laboratorio di via Costantinopoli (una sorta di gemello di quello più noto di via Panisperna a Roma, con i cui fisici, “i ragazzi” appunto, e con i loro allievi, erano intercorsi proficui continui contatti), il frutto fecondo di questa simbiosi di pensiero e di sensi, si traduceva anche in brillanti “causeries” che rendevano culturalmente elevate le riunioni presso il “Centro Caprense Ignazio Cerio” della sua cara amica Laetitia.
Frequentò Capri da giovanissimo, certamente anche attrattovi dalla consuetudine isolana della Sua Adriana (futura compagna di vita e musicista di pregio, nelle sale da concerto Italiane ed alla Rai). I suoi amici più cari erano a Capri gli ultimi rappresentanti di quella intellighenzia e di quella stravagante genialità pur sempre sottesa da quel sottile e semplice ” charme” e da quella eleganza di pensiero che solo i veri intellettuali posseggono. Nascevano così dissertazioni artistiche ed accademiche ai tavolini dei caffè così come sugli scogli della “Canzone del Mare” con personaggi dell’epoca come Roberto Pane, Peggy Guggenheim, Gian Gaspare Napolitano, Saul Bellow, Jean Paul Sartre o Moravia … e queste riunioni spesso conviviali erano sempre rallegrate dal nettare del suo amico marchese Patrizi, il famoso “Latte delle sirene”.

Con Prampolini prima, ma soprattutto con Raffaele Castello (eccelso pittore astrattista), l’amicizia si tradusse in un rapporto di sodale fraternità.
A Capri, Francesco Cedrangolo invitava i suoi amici scienziati stranieri, i russi Oparin, Mardashev e Braunstein, i francesi Roche, Courtois ed Hajeman, gli americani Moore ed Anfinsen, l’austriaco Drukray in una fusione amicalscientifica, confronto di nature diverse, come in una simbiosi di menti ed anime.
Così questi scienziati suoi amici partecipavano anch’essi, alternandoli al godimento delle bellezze capresi, ai dibattiti culturali ed alle dissertazioni di varia umanità, con personaggi quali Edwin Cerio, Graham Green, Bragaglia, Goffredo Parise, Paolo Monelli, Palma Bucarelli, in una simpatica e variegata commistione di lingue o di tentativi linguistici, in quel tempio della convivial-cultura che era lo “Zum Kater Hiddigeigei”, locale amatissimo dal Cedrangolo (guarda il destino, anche forse per l’affinità felinica tra la gattina del nostro e il protagonista del poema di V. Von Scheffel).
La lunga permanenza di studio e ricerca a Stoccolma aveva lasciato in Francesco Cedrangolo una persistente nostalgia che amava colmare con una consuetudine frequentativa con amici svedesi isolani, quali, tra gli altri, l’ultimo Axel Munthe, Arvid Andren e il carissimo sovrintendente alla Fondazione, Josef Oliv, con il quale faceva lunghe passeggiate nel viale San Michele.

Sapeva trovare sempre lo spunto del ricercatore e dello scienziato, finanche nella musica melodica napoletana di un Roberto Murolo che con il suo quartetto “Mida” penetrava l’anima dei giovani frequentatori del “Clubino”, del “Tip tap” o del “Tabu” (tra i quali appunto il nostro, che, seguace ed ammiratore dello Sherrington, ricordava sempre la correlazione tra musica e scienza).
Coglieva il respiro ed il senso della vita nel volo dei gabbiani, così come in un bicchiere di vino o in un piatto della rustica cucina caprese di don Alberto Farace al “Bellavista” o alle trattorie “Moreno”, “Materita” e “Mariantonia” (oasi gastronomiche che ormai non esistono più), o nel canto degli uccelli, del cui comportamento era esperto conoscitore e che amava moltissimo, così come aveva una incredibile venerazione per il mistero che suscitavano in lui i felini. In un mondo ormai perduto di persone eccellenti in ogni campo dell’arte e della cultura, in un mondo come quello caprese di rara bellezza, ispiratore di anime elette, egli riuscì sempre, con la semplicità propria dei grandi intellettuali, a portare la “scienza verso la natura” ed a trarre da quest’ultima, come in un sodalizio di elezione, linfa ed alimento per il cammino della sua ricerca.

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2 commenti su “Francesco Cetrangolo uno scienziato nella magia di Capri

  1. Dott.Malfa Riccardo 05/12/2015 at 21:04 - Reply

    Dopo aver letto queste parole ho visto nella mia ferrea memoria il professore faro nei miei pensieri con la sua frase che piacevolmente mi perseguita ogni attimo della mia vita da Via Costantinopoli a Napoli…la vie c’est un ensemble des réactions coordonnés par un mécanisme autorégulateur…

  2. Ricordo che ogni anno s’aspettava l’assegnazione del Premio Nobel…ma non gli fu mai assegnato!

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